Pecorino della Sabina semplice e alle erbe PAT Lazio

Prodotto Agroalimentare Tradizionale del LAZIO

Formaggio ottenuto dalla trasformazione del latte ovino lavorato crudo o pastorizzato, a pasta semicotta, dura e grassa. La forma è cilindrica, con pezzatura da 1 fino a oltre 20 kg (pezzature rare e prodotte principalmente nel periodo di fine lattazione e stagionate in grotta). La pasta ha una tipica colorazione giallo paglierino, struttura compatta e un sapore leggermente salato e piccante.

METODO DI PRODUZIONE

Il latte ovino trasformato è generalmente quello di due mungiture: il latte serale viene refrigerato, quello della mattina successiva direttamente inserito in caldaia. Può essere trasformato a latte crudo o pastorizzato a 70°C per 15 secondi e, in tal caso, inoculato con fermenti lattici termofili a 36°C. Il caglio, in pasta di agnello nella versione più tradizionale o in polvere di vitello, viene lasciato agire circa 30 minuti e successivamente si provvede alla rottura della cagliata delle dimensioni di un cece. La cagliata subisce una cottura a 43°C per 10 minuti e sosta sotto siero per altri 10 minuti; la messa in forma avviene in fascere di plastica o legno. A volte, al momento della messa in forma, la cagliata può essere aromatizzata con peperoncino, rucola, pepe, coriandolo, radicchio, olive verdi, capperi e basilico, secondo la disponibilità stagionale. Il Pecorino della Sabina viene, quindi, sottoposto ad asciugatura a temperatura ambiente, per il tempo necessario all’irrigidimento delle forme, ad una doppia stufatura di 20 minuti a 43°C e alla salatura in salamoia satura subito dopo la stufatura per 24 ore/kg di prodotto. Il Pecorino della Sabina viene conservato a 12-13°C su assi di legno, per il periodo previsto per la stagionatura che va da 1 mese (per la tipologia fresca) a 3-6 mesi. La tipologia più stagionata viene prevalentemente ottenuta con il latte di produzione primaverile.

CENNI STORICI

Tra i Monti Sabini e la Valle del Tevere si estende un territorio prevalentemente collinoso, ricco di pascoli sempreverdi, ambiente ideale per alimentare le pecore della zona che conferiscono al latte e, di conseguenza, al Pecorino della Sabina un aroma inconfondibile. La produzione di pecorino è tradizionalmente legata a questa zona, votata alla pastorizia sia stanziale che transumante. La tradizione orale degli anziani abitanti di questi luoghi ameni, nonché riferimenti espliciti in documenti conservati presso gli archivi storici locali, confermano la presenza del pecorino da epoche remote. La produzione, un tempo affidata ai soli pastori, da oltre 25 anni avviene nei caseifici locali che vendono il prodotto pressonegozi della zona, mercati e ristoranti

AREA di Produzione: Montopoli di Sabina (Rieti), Poggio Mirteto (Rieti)

Cicerchia PAT Lazio

La cicerchia è un Legume secco, coltivato nell’altopiano di Rascino a circa 1200 metri s.l.m. Presenta forma lenticolare irregolare, colore beige non uniforme. È una pianta piuttosto rustica e, quindi, non ha bisogno di cure particolari: cresce anche in condizioni difcili e resiste benissimo alla siccità. La semina avviene in primavera, la raccolta si efettua…

Continua a leggere

Cece del solco dritto di Valentano PAT Lazio

La tradizione orale più leggendaria è quella che vede nel solco il passaggio creato da un bifolco per agevolare il transito della Vergine e del Bambino, in fuga verso l’Egitto o quella che vi individua il viaggio percorso dalla Vergine per ascendere al cielo. L’accezione più accreditata è, invece, quella che individua nel tracciato rettilineo…

Continua a leggere

Castagna rossa del Cicolano PAT Lazio

La Castagna Rossa del Cicolano si ottiene da fustaie di castagno da frutto appartenente alla specie Castanea Sativa Mill. varietà conosciuta come “Rossa del Cicolano”. Di taglia superiore rispetto ai marroni e alle altre castagne, la Rossa del Cicolano presenta numero di frutti per riccio non più di tre; forma rotondeggiante e globosa, apice provvisto…

Continua a leggere

Castagna di Terelle PAT Lazio

La Castagna di Terelle presenta, a seconda dell’ecotipo, colore marrone chiaro (Primutica, così chiamata perché si raccoglie prima delle altre, ossia a metà settembre), marrone cupo (Pelosella, così chiamata per l’abbondanza di peli bianchi intorno al picciolo) o rossiccio (Pizzutella, riconoscibile dalla forma arcuata ed appuntita). La pezzatura che va da piccola (Pelosella e Pizzutella)…

Continua a leggere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.