Villa Spada a Bologna

Villa Spada fu proprietà privata della famiglia Zambeccari, una delle più importanti in città, fino al 1811. Dopo questa data venne acquistata dalla Marchesa Beaufort, sposata con un principe romano di nome Clemente Spada Veralli. Proprio in questo momento la villa assunse la denominazione con cui tutti noi oggi la conosciamo, e il parco venne ulteriormente allargato fino a congiungersi con via Saragozza, che correva già all’epoca ai lati dell’entrata principale.

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Ripristinare il buono stato ecologico degli ecosistemi marini

L’esistenza di ecosistemi marini ripristinati e protetti adeguatamente è sinonimo di benefici sanitari, sociali ed economici sostanziali per le comunità costiere e l’Unione nel suo insieme. In presenza di ecosistemi marini e costieri in cui la perdita di biodiversità è fortemente acuita dal riscaldamento globale, è quanto mai urgente intervenire con più determinazione.

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Centrale geotermica: ecco come funziona

Una centrale geotermica sfrutta il calore delle profondità terrestri per produrre energia elettrica rinnovabile. La temperatura interna del nostro pianeta aumenta a mano a mano che si scende verso il centro della terra: questo aumento della temperatura, detto gradiente geotermico, è mediamente di circa 3° ogni 100 metri di profondità, ma in alcune zone – in presenza di particolari condizioni geologico-strutturali – esso è molto più elevato, tanto da avere temperature di 250-350 °C a profondità comprese tra i 2000 e i 4000 metri.

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Pancetta arrotolata PAT Emilia Romagna

La pancetta arrotolata ha una forma cilindrica della lunghezza di 30-40 cm ed un diametro di circa 10 cm. La sezione trasversale rivela, nel suo aspetto, la procedura di produzione arrotolata, in quanto la parte magra, di colore rosso vivo e la parte grassa, di colore bianco della pancetta si presentano nel classico aspetto a spirale. Materia prima: pancetta di suino, sale, pepe.

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Miaccio o miaggio o migliaccio PAT Emilia Romagna

E’ un piatto dolce contadino e montanaro, povero e legato alla stagione fredda e al maiale, allevato e macellato in casa, di cui si utilizzava tutto, compreso il sangue. Il termine migliaccio deriva dal miglio, un cereale storico utilizzato molto prima della coltivazione del mais per pane e polenta. Un tempo quindi il migliaccio, torta di sangue suino, si faceva con la farina di miglio. Materia prima: sangue di maiale filtrato, latte, uova, zucchero, cioccolata fondente grattugiata, pane grattugiato, alchermes, chicchi di caffè, cannella, scorza di arancia, limone, mandorle, nocciole, burro o strutto.

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Mazzafegato PAT Emilia Romagna

Nella tradizione casalinga della lavorazione del maiale l’ultimo insaccato che viene preparato è il Mazzafegato, o localmente chiamato Salsiccia Matta. Viene fatta con tutto ciò che non è stato utilizzato nelle lavorazioni precedenti, cioè le carni più sanguinolente, i pezzi di polmone e di reni, gli intestini, i nervetti, la lingua, ecc. ad esclusione del fegato. Il tutto viene conciato con sale, pepe, aglio e altri aromi a seconda della zona e delle tradizioni locali. E’ un salume che si consuma fresco in quanto non si conserva a lungo.

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Lardo del Montefeltro PAT Emilia Romagna

Materia prima: grasso di maiale, sale. Riportiamo la ricetta recentemente pubblicata dalla sociologa rurale Graziella Picchi “spicca il lardo del maiale, lasciandovi attaccato meno carne che puoi; distendilo in cantina sopra qualche tavola, e spargici sopra un ettogrammo di sale per ogni chilogrammo di lardo: quando lo avrai sparso ugualmente dappertutto, porrai le mezzane le uno contro le altre, carne contro carne; indi poserai le tavole sul lardo, e sovr’esse metterai dei sassi. Quindici giorni dopo appenderai le tue mezzane in luogo asciutto per farle prosciugare”. Dopo la stagionatura, i pezzi di lardo venivano tagliati e sistemati in recipienti riempiti con la salamoia.

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Lonzino PAT Emilia Romagna

Tagliato e rifilato a mano, il lonzino dell’Emilia Romagna viene posto sotto sale e aromatizzato eventualmente con il pepe per uno o due giorni. Alla fine di tale periodo il prodotto viene lavato con vino rosso ed insaccato nel budello di maiale o bovino (fresco o essiccato). Esternamente viene fissato con canne tagliate in quarti appositamente legate ed appeso per la maturazione (un tempo sulle travi). La maturazione, in alti solai areati, avviene per almeno 4-5 mesi fino ad un massimo di 10. E’ diffusa anche la pratica, specialmente nell’ascolano, di affumicare il prodotto dopo la sua insaccatura in budello, in apposito locale per circa 12 ore, in presenza di fuoco alimentato con rami secchi di ginepro.

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Sentiero Italia CAI Friuli Venezia Giulia A02 Rifugio Lambertenghi – Casera Pal Grande di Sopra

Rifugio Lambertenghi – Casera Pal Grande di Sopra Dal rifugio Lambertenghi ( CAI 144) si scende con mulattiera per Collina fino ad incontrare il sentiero (CAI 143) nei pressi del Rifugio Tolazzi. Per proseguire, verso Est, fino ad un ampio tornante dove si abbandona la strada per immettersi, a destra, su sentiero ben marcato di media pendenza che in breve tempo recupera, (quota 1625 m), la predetta carrareccia all’inizio dei pascoli di Casera Morareet. Si prosegue sulla stessa per circa 400 m per poi riabbandonarla sulla sinistra e attraversarla all’altezza del bivio per la Casera e quindi salire lungo il pascolo costeggiando prima a destra poi a sinistra orografica il Rio Morareet (quota 1900 m) dove il sentiero diventa più ripido.

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