Ciliegia di Cesena, delle varietà: moretta di Cesena, durona di Cesena, durella, duroncina di Cesena, ciliegia del fiore, primaticcia PAT

E’ una varietà di ciliegia molto produttiva e di vigoria medio – elevata a portamento espanso. I frutti sono di forma medio – grossa, cordiforme; il colore è rosso nerastro, la loro consistenza è molto soda mentre la polpa è rossa e succosa, molto gradevole il sapore. Il periodo di maturazione avviene intorno alla seconda decade di giugno.

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Lardo, gras PAT

Il lardo è da epoche remote conosciuto e diffuso nella produzione locale. Nel XIV secolo si rinvengono, negli Statuti, le prime tracce del Lardo Piacentino. Infatti, la vendita delle carni conservate veniva praticata unicamente dagli aderenti alla corporazione o “Paratico dei Formaggiai” che tenevano banco stabile per la vendita in piazza Duomo a Piacenza. Successivamente, in conseguenza all’aumentato consumo delle carni suine lavorate, si costituì una specifica categoria di venditori: “I Lardaroli”, aggregati poi alla corporazione dei “Formaggiai”. La tradizione legata al consumo ed alla produzione del Lardo Piacentino era molto forte negli usi locali. In occasione dell’esposizione Universale di Parigi, nel 1878, venne esposto, fra i vari prodotti, anche il Lardo il cui produttore venne insignito di una medaglia di bronzo.

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Pecorino dell’Appennino Reggiano PAT

Sull’Appennino Reggiano correva il Limes Bizantinum, ovvero il confine che contrapponeva due culture: da una parte quella longobarda, dedita all’allevamento del maiale, e dall’altra quella delle popolazioni bizantine, che praticavano la pastorizia ovina. L’allevamento ovino sull’Appennino Reggiano è precedente all’allevamento e risale a prima dell’anno Mille. Fino al 1800 nelle aree montane della provincia di Reggio Emilia la produzione di pecorino era superiore a quella di Parmigiano. Non a caso in vari documenti storici si citano il cacio, o caseus e le giuncate, cioè il pecorino; produzioni che costavano più del formaggio di vacca.

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Lombardia
MELA DELLA VALTELLINA IGP

La Mela della Valtellina è coltivata in terreni siti tra i 200 e i 900 metri di altezza con una densità massima di 4000 piante per ettaro e una distanza tra gli alberi di circa 0.5 metri. Il disciplinare prevede che i terreni possano essere coltivati con la modalità biologica e integrata e la potatura si effettua in primavera e in estate. La fertilizzazione può essere effettuata per un massimo di due volte l’anno con prodotti ecocompatibili. I frutti sono raccolti manualmente, nel periodo che va da agosto a fine ottobre, e prima di essere commercializzate, le mele sono conservate in ambienti idonei per circa 11 mesi.

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MELA DELLA VALTELLINA IGP

Lombardia
ASPARAGO DI CANTELLO IGP

Le tecniche di coltivazione dell’Asparago di Cantello seguono le buone prassi dell’agricoltura tradizionale. I terreni, con un pH variabile da 5.3 a 7.5, sono arati fino ad una profondità di 60 cm e la semina si effettua con una distanza di circa 2 metri. Le piantine di Asparago sono rincalzate nel mese di Marzo con l’ausilio di una macchina e, a seguito di questa operazione, le coltivazioni sono coperte da un telo fino alla raccolta. In questo modo le piante crescono al riparo dagli agenti atmosferici e dai raggi del sole. Gli asparagi sono raccolti a partire dal mese di Marzo fino al mese di Maggio, con un particolare attrezzo chiamato “sgorbia”. La resa massima è di 10 t/ha e la durata dell’impianto è di massimo 12 anni.

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ASPARAGO DI CANTELLO IGP

Emilia Romagna
I SUOI VINI DOP

L’Emilia-Romagna rappresenta una delle più grandi regioni vitivinicole in termini di estensione, con circa 60.000 ettari vitati. La superficie regionale è circa per il 50% pianeggiante, il 25% collinare ed il 25% montuosa (si arriva ai superare i 2000 msl nell’Appennino Tosco-Emiliano). Quindi la distribuzione delle vigne è grossomodo del 75% in pianura, 20% in zone collinari e 5% in montagna (tra i 400 e i 600 msl). Il clima, e quindi le caratteristiche pedoclimatiche del territorio, danno origine alle diverse zone vinicole, procedendo da ovest verso est, quindi avvicinandosi alle zone più miti della Riviera Romagnola. La regione è divisa in due aree geografiche e culturali distinte: l’Emilia, nella parte occidentale della regione e la Romagna, nella parte orientale. Le due aree si distinguono sia per la diversa cucina che per le uve che si coltivano e quindi i vini che se ne ricavano. L’Emilia è la patria indiscussa dei “Lambruschi”, vini rossi frizzanti, mentre in Romagna il vino diviene prevalentemente fermo e si produce con le uve Sangiovese, Albana e Pignoletto .

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I SUOI VINI DOP

Emilia Romagna
GRANA PADANO DOP

Quando è immesso al consumo, il formaggio Grana Padano ha una forma cilindrica, con uno scalzo leggermente convesso e un peso che varia dai 24 ai 40 kg. Il colore si differenzia tra la parte interna e quella esterna; inoltre, la crosta è gialla tendente al dorato e la pasta ha una struttura finemente granulosa. Il sapore del Grana Padano è inconfondibile e delicato.

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GRANA PADANO DOP

Emilia Romagna
SALAME DI CREMONA IGP

Il metodo di elaborazione del Salame di Cremona inizia con la macinatura, la legatura, l’impasto con sale, aromi e spezie. L’asciugatura e la stagionatura del prodotto non devono durare per un periodo inferiore a 5 settimane. La forma è cilindrica a tratti irregolare, con consistenza morbida; al taglio, la fetta si presenta compatta ed omogenea, da non consentire una netta evidenziazione dei contorni (aspetto «smelmato»). Non sono presenti frazioni aponeurotiche evidenti. Il Colore è rosso intenso, con odore tipico e speziato. In commercio è possibile trovare il prodotto confezionato sottovuoto o in atmosfera protettiva per intero o in tranci.

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SALAME DI CREMONA IGP