Albicocca tonda di Costigliole PAT

Prodotto Agroalimentare Tradizionale del PIEMONTE

L’Albicocca Tonda di Costigliole è di forma tondeggiante a e di pezzatura media. La buccia è di colore giallo-aranciato con marezzature rossastre. La polpa è di colore giallo-aranciato, soda, dolce e dall’aroma intenso, molto succosa. L’albero è vigoroso, di portamento aperto. La maturazione è a scalare.

Territorio di produzione

La zona di coltivazione si estende dal comune di Busca fino al comune di Saluzzo in provincia di Cuneo ad un’ altitudine di 400 / 500 m s.l.m.

Metodo di preparazione

Gli albicoccheti di Tonda di Costigliole caratterizzano il paesaggio del territorio, con più evidenza sui versanti collinari dove i filari disegnano i rilievi. La coltivazione di questa varietà di albicocca è effettuata attraverso una potatura che regola il rapporto tra produzione e vegetazione ed influisce in modo favorevole sull’equilibrio fisiologico della pianta. La potatura è effettuata nel periodo estivo, da fine raccolta a metà settembre. La vegetazione dell’interfilare viene gestita con l’inerbimento controllato nel caso di terreni compatti e anche solo con lavorazioni siperficiali su terreni sciolti. L’albicocco è una delle specie frutticole con minor fabbisogno irriguo.

Storia

La prima documentazione che attesta la storicità della coltivazione di albicocco nel Saluzzese è contenuta nell’opera di Giovanni Eandi che, nel 1835, compilando la sua “Statistica della provincia di Saluzzo”, quantifica la produttività delle specie arboree da frutto allora coltivate. Cita espressamente l’albicocco, distinguendo la produzione “di collina” (da 2 a 4 rubbi per pianta) da quella “di pianura” (da 3 a 6 rubbi). “I nostri agricoltori diedero assidua attenzione agli alberi da frutta, collocati in piena terra, ossia a tutto vento, e principalmente alle varietà più saporite delle pesche, degli albicocchi (…) piante queste molto numerose nei vigneti e negli alteni”. In una recente rassegna storica (Nada Patrone, 1981), l’autrice di “Il cibo del ricco e il cibo del povero” fa risalire la presenza di “Prugne, Susine, Brignoni e Crisomella” ai secoli XIV e XV. Le crisomelle sono verosimilmente le albicocche: con questo termine vengono infatti indicate anche nei trattati di botanica del secolo scorso. Ciò a causa del colore giallo-oro che assumono quando giungono a piena maturazione. Così come vengono anche dette “armeniache” dal nome scientifico dell’albicocco Prunus armeniaca L. L’Armenia è infatti uno dei centri di origine secondaria dell’albicocco, il Paese che ha fatto conoscere l’albicocco all’antica Roma. E’ interessante osservare come i nomi dell’albicocco nelle lingue neolatine derivino dall’arabo “Al barqûq”, partendo dallo spagnolo “albercoque”, italiano “Albicocco”, francese “Abricot”, passato anche alle anglosassoni (inglese “apricot” e tedesco “Aprikosen”). Al contrario, in Piemontese, derivato dall’antica lingua medioevale d’Oc di origine neolatina, il termine “armugnan”, nelle sue diverse varianti dialettali, mantiene con continuità ininterrotta la derivazione dal latino “armeniaca”.

Curiosità

L’Albicocca Tonda di Costigliole è una varietà considerata autoctona in quanto se ne segnala la presenza da tempo immemorabile

Robiola d’Alba PAT

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