Olio monovarietale extravergine di Ciera PAT Lazio

Prodotto Agroalimentare Tradizionale del LAZIO

L’olio monovarietale extravergine di Ciera si ottiene dagli ulivi della varietà locale, particolarmente vigorosi, che presentano un portamento assurgente, una chioma folta, rami lunghi e sottili, foglie ellittico-lanceolate di grandezza media e di colore verde scuro. Il frutto di medie dimensioni e forma ovoidale, matura nella prima decade di novembre. La resa media è del 22%. L’olio, di colore verde brillante, si caratterizza per un sapore fruttato di media intensità, un gusto armonico che ricorda il frutto fresco giustamente maturo e un retrogusto amaro di mandorlato.

METODO DI PRODUZIONE

Le piante presentano un sesto d’impiano per lo più di tipo irregolare o riconducibile a 7×7 o 8×7 metri. La forma di allevamento è il vaso policonico; in molti oliveti della zona sono presenti forme di allevamento indefinite. L’oliveto è mantenuto inerbito naturalmente, vengono efettuate più trinciature nel periodo tra agosto-ottobre. Le potature sono eseguite manualmente, in due diversi periodi: febbraio-marzo e periodo estivo. La concimazione viene efettuata, nel periodo autunno-primavera: è previsto principalmente l’uso del letame. La raccolta delle drupe, a mano o con l’aiuto di mezzi agevolatori (pettini pneumatici), posizionando le reti sul suolo, viene eseguita all’invaiatura del frutto e si protrae dai primi di novembre a fine dicembre. La molitura avviene entro le 24 ore dalla raccolta. Le olive vengono sottoposte a defogliazione e/o lavaggio a temperatura ambiente.

CENNI STORICI

L’olivo, tipica pianta delle aree mediterranee, trova nell’entroterra ciociaro, da tempo immemorabile, ad una altitudine media di 300 metri slm, le condizioni climatiche idonee alla sua vegetazione. Non si conosce con precisione a quando risalga l’introduzione di questa pianta nell’areale di riferimento, ma le prime testimonianze storico-documentali risalgono agli inizi del XVI secolo. Si tratta delle Riformanze degli anni 1524-1532 di Monte San Giovanni Campano, comune, oggi, tra i maggiori produttori di olio; di Atti Notarili del 1543- 1549; dei Catasti di Monte San Giovanni Campano e Colli del 1685 e del 1865. Tutti questi documenti sono conservati presso l’Archivio di Stato di Frosinone. Nelle Riformanze si stabilisce il prezzo di vendita dell’olio ed il mercato di riferimento e si prevede, inoltre, una pena pecuniaria per chi reca danno agli oliveti con l’introduzione di bestie bovine e bufaline. Negli Atti Notarili si trova riferimento alle attività legate all’olivicoltura.

Frequenti i riferimenti anche all’esistenza di frantoi, per lo più legati a monasteri. Sono numerosi, nel Catasto del 1865, i toponimi che fanno riferimento all’olio “Li oliveti delli Colli”; “L’olivella”; “Gli oliveti”; “L’olivastro”; “L’olivuccio”. La varietà denominata Ciera è di gran lunga la più difusa sui colli monticiani e nei comuni vicini. I sesti d’impianto degli ulivi secolari di tale varietà, attualmente visibili, sono stati incrementati agli inizi del XVII secolo, ai tempi della notificazione di Pio VII (1800- 1823) il quale stabilì un compenso di “un paolo”, moneta corrente di quel periodo, per ogni olivo che veniva piantato e curato fino all’età di 18 mesi.

Territorio di Produzione

Provincia di Frosinone: Monte San Giovanni Campano, Fontana Liri, Arpino, Castelliri, Veroli, Boville Ernica, Strangolagalli

Ricotta secca PAT Lazio

La sua presenza storica nella produzione e nei mercati locali è plurisecolare e riscontrabile da documenti storici. La Ricotta secca è citata nell’Atlante dei Prodotti Tipici: “I Formaggi”, redatto dall’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale (1991), anche se si fa riferimento solo alla ricotta secca prodotta in provincia di Rieti.

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Ricotta viterbese PAT Lazio

La ricotta veniva mangiata prevalentemente dai pecorai, che rivendevano per necessità il più ricercato formaggio e lasciavano per casa la meno pregiata ricotta. Fu chiamata, pertanto, “il formaggio dei poveri”. Oggi è considerata un alimento ottimo per i bambini e per gli adulti sia per la sua composizione nutrizionale che per la sua facile digeribilità, inoltre trova ampio impiego in pasticceria.

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Ricotta di pecora e capra dei Monti Lepini PAT del Lazio

Ricotta dolce ottenuta dal siero della lavorazione di latte ovino e caprino, con aggiunta di una minima percentuale di latte ovi-caprino al momento della coagulazione. Si presenta con una struttura grumosa, asciutta e compatta, pezzatura da 0,5 a 1 kg, forma tronco-conica, sapore dolce, mai salato.

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