Miele friulano di acacia PAT Friuli Venezia Giulia

Il miele monoflorale di acacia, che deriva dal nettare di Robinia pseudoacacia, è liquido, con un colore che varia dal giallo molto chiaro, trasparente, al giallo paglierino. Ha odore molto delicato, quasi inesistente, con un profumo che ricorda la pera cotta. Il sapore è molto dolce con una connotazione confettata piuttosto persistente.

Dal punto di vista melissopalinologico il miele di acacia prodotto in regione è caratterizzato dalla presenza di polline di R. pseudoacacia, Castanea, Aesculus, Trifolium repens gr., Rubus f., Prunus f., Ailanthus altissima e Amorpha fra le piante nettarifere, e di Fraxinus, Sambucus e Papaver  fra le piante non nettarifere.

Le famiglie di api vengono allevate in arnie razionali di legno. In vista della raccolta del miele di acacia gli apicoltori mettono in atto una serie di tecniche (es. nutrizione stimolante, controllo della sciamatura) per mantenere famiglie numerose.

La fioritura dell’acacia, che in ogni area si svolge per 10-15 giorni, inizia nella prima decade di maggio nella Bassa pianura friulana, e poi procede via via verso settentrione: si conclude comunque entro la prima decade di giugno nelle località a maggiore altitudine. Questa scalarità della fioriture nelle diverse zone viene tradizionalmente sfruttata da numerosi apicoltori che operano il “nomadismo”, spostando gli apiari in nuove zone all’inizio della fioritura (dalla pianura alla collina).

Dopo la fine della fioritura, quando i favi sono stati opercolati, i melari vengono prelevati dagli alveari e trasportati nel laboratorio (sala di smelatura). Successivamente si procede alla disopercolatura dei favi e alla smelatura tramite centrifugazione. Il miele viene quindi filtrato, posto in maturatori d’acciaio inox e lasciato decantare per almeno due settimane. La schiuma e le impurità che affiorano vengono eliminate.

Tradizionalità

Il miele di acacia deve la sua tipicità al gusto particolare, allo stato fisico (è sempre liquido) e al colore chiaro. Poiché è monoflorale (deriva in massima parte dal nettare di una sola pianta), lo standard qualitativo è abbastanza costante anno dopo anno e nelle diverse aree ove viene prodotto. Solo sul Carso triestino il miele di acacia può presentare anche le caratteristiche organolettiche derivate dal nettare del ciliegio canino o ciliegio di S. Lucia (Prunus mahaleb), pianta arbustiva che in queste zone fiorisce prima dell’acacia; in zone limitate di pianura, invece, può in parte mescolarsi con il nettare di amorfa (Amorpha fruticosa), pianta arbustiva che fiorisce subito dopo l’acacia. Il miele di acacia viene utilizzato tradizionalmente nella preparazione di molti dolci locali tipici (es. gubana di Cividale); un uso tradizionale è anche quello di somministrarlo, alle persone affette da malattie da raffreddamento, nel latte caldo assieme a un po’ di grappa.

Il miele di acacia viene prodotto per lunga tradizione da diverse centinaia di apicoltori della regione in aree di pianura, collina e parzialmente anche in quelle di montagna (Frilli et al., 1984). L’acacia (Robinia pseudoacacia), il castagno (Castanea sativa), i tigli (Tilia cordata e T. platyphyllos) e il tarassaco (Taraxacum officinale) sono le piante che in regione danno le maggiori quantità di miele “caratterizzato” (Simonetti et al., 1989).

Relativamente all’area Triestina, in un volumetto tecnico prodotto dal “Centro Sperimentale Agrario e Forestale” del “Territorio Libero di Trieste” viene ricordato il “Miele di robinia (acacia). Molto apprezzato per il colore giallo chiaro, per l’aroma delicato e perché stenta a cristallizzare”; sempre nel medesimo opuscolo si annota che “La Robinia (Falsa Acacia), regina degli alberi meliferi, fornisce miele prelibato, che stenta a cristallizzare: sciaguratamente le sua fioritura si esaurisce molto presto” (Blasi 1948).

Dal censimento del 1981-82 era risultato che la produzione di miele di acacia della provincia di Udine rappresentavano circa il 67% del totale della produzione dichiarata di miele (Frilli et al., 1984). Da una ricerca relativa al 1998 risulta che nella sola provincia di Udine il miele di acacia rappresenta circa il 30% della PLV relativa al miele (Celegon, 2000).

Territorio di produzione: Tutta la regione Friuli Venezia Giulia

Sbarbot PAT Friuli Venezia Giulia

Guanciale di maiale speziato. Il guanciale suino, rifilato e pulito da parti non proprie (ghiandole e parti del sistema linfatico) viene posto in speziatura per 5 giorni in sale, pepe, aglio in vino, alloro e rosmarino; dopo due giorni di asciugatura, viene posto in affumicatoio. Questa fase di affumicatura ha essenzialmente la funzione di garantire il completamento dell’asciugatura e di dare sapidità particolare nonchè conservabilità migliore.

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Pierçolade PAT Friuli Venezia Giulia

La Pierçolade/Piarsolada/Persegada è un tipico dessert a base di pesche o nettarine mature e vino. Ai frutti maturi, sbucciati e tagliati a pezzi, vengono aggiunti vino (bianco o rosso) ed eventualmente altri prodotti alimentari, quali succo di limone (o fette di limone) e zucchero. Il prodotto viene servito in bicchieri o coppe dopo aver trascorso non meno di tre ore in frigorifero per la macerazione e il raffreddamento alla giusta temperatura di servizio. La produzione di Pierçolade/Piarsolada/Persegada è in atto.

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Marrone striato del landre PAT Friuli Venezia Giulia

Il nome di questa cultivar, e quindi quello del relativo frutto (marrone), deriva dalla valle del Landre a Mezzomonte di Polcenigo, indicando la sua antica presenza in zona e il suo forte legame con il territorio. Al pari di altre varietà coltivate nella stessa zona, ha trovato ottimali condizioni pedoclimatiche nella fascia prealpina in esame, grazie all’adeguata altitudine, alla buona esposizione al sole e al terreno sub-acido, fattori che permettono alle piante di castagno di vegetare in modo ottimale e di fornire buone produzioni sia in termini quantitativi che qualitativi.

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