Miele friulano di castagno PAT Friuli Venezia Giulia

II miele di castagno, che deriva dal nettare di Castanea sativa, per l’alto contenuto in fruttosio si mantiene liquido a lungo; si presenta di colore ambrato più o meno scuro. Più è puro e più è di colore ambra chiaro; appare invece con colorazioni più scure quando è mescolato con la melata prodotta sulla stessa pianta da afidi. Ha un odore di sapone di marsiglia e un sapore amaro, persistente.

Dal punto di vista melissopalinologico il miele di castagno prodotto in regione è spesso caratterizzato dalla presenza, anche se in percentuali relative molto variabili, oltre che di polline di Castanea anche di quello di Tilia (piante a fioritura pressoché contemporanea); accanto a questi sono normalmente presenti, come isolati, pollini di Rubus e Trifolium repens gr. fra le piante nettarifere, e Fraxinux fra le piante non nettarifere.

Le famiglie di api vengono allevate in arnie razionali di legno. Il castagno condivide talora gli stessi habitat del tiglio e le due piante hanno fioritura pressoché contemporanea. La fioritura si svolge fra la prima decade di giugno e la prima decade di luglio. La abbondante presenza di castagno in alcune aree viene tradizionalmente sfruttata anche da numerosi apicoltori che operano il “nomadismo”.

Dopo la fine della fioritura, quando i favi sono stati opercolati, i melari vengono prelevati dagli alveari e trasportati nel laboratorio (sala di smelatura). Successivamente si procede alla disopercolatura dei favi e alla smelatura tramite centrifugazione. Il miele viene quindi filtrato, posto in maturatori di acciaio inox e lasciato decantare per almeno due settimane. La schiuma e le impurità che affiorano vengono eliminate.

Tradizionalità

Il miele di castagno deve la sua tipicità al gusto particolare (amaro), allo stato fisico (liquido) e al colore (ambrato più o meno scuro). Poiché il miele non sempre è monoflorale (talora deriva oltre che dal nettare di castagno anche da quello di tiglio), lo standard qualitativo non è costante nelle diverse aree ove viene prodotto, in quanto in assenza di tiglio si ottiene un miele amaro, scuro e liquido, mentre in presenza di tiglio si ottiene un miele più dolce e chiaro con tendenza alla cristallizzazione. Anche quando è mescolato con la melata perde in parte la sua connotazione amara assumendo un gusto più caramellato.

Il miele di castagno viene prodotto per lunga tradizione da molti apicoltori della regione in aree di collina e parzialmente anche in quelle di montagna (Frilli et al., 1984). Oltre all’acacia (Robinia pseudoacacia), il castagno (Castanea sativa), i tigli (Tilia cordata e T. platyphyllos) e il tarassaco (Taraxacum officinale) sono le piante che in regione danno le maggiori quantità di miele “caratterizzato” (Simonetti et al., 1989).

Dal censimento del 1981-82 era risultato che la produzione di miele di castagno della provincia di Udine, rappresentavano circa il 18% del totale della produzione dichiarata di miele (Frilli et al., 1984). Da una ricerca relativa al 1998 risulta che nella sola provincia di Udine il miele di castagno-tiglio rappresenta circa il 23% della PLV relativa al miele (Celegon, 2000).

Territorio di produzione: Province di Pordenone e Udine.

Lardo PAT Friuli Venezia Giulia

Viene utilizzato il lardo ottenuto dalla regione dorsale del suino, il più solido e pregiato, dopo opportuna toelettatura del grasso molle. Nel territorio di Artegna e di alcuni comuni limitrofi “l’ardiel rodolât” è molto ricercato per il suo gusto delicato che lo rende adatto alla degustazione in sottili fettine accompagnate da pane fresco croccante.

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Pancetta stesa, lardo, guanciale PAT Friuli Venezia Giulia

Da sempre in moltissime famiglie della Carnia si produce insaccati di carne suina di grande qualità; lo scorrere degli anni, l’affermarsi dei moderni rapporti commerciali, la nomea di questi prodotti è uscita dai confini territoriali dell’area carnica. Tuttora la Carnia è ricchissima di famiglie che in modo generazionale – padre/figlio – si tramandano l’arte del “purcitar” e la passione degli antichi mestieri legati all’alimentazione, tra cui il norcino. Nonostante i numeri limitati, meglio dire non industriali, esiste una interessantissima attività di salumeria, caratterizzata da produzioni di tipo familiare per lo più artigianale che danno origine ad un’ampia varietà di specialità carnee preparate con tecnologie particolari e caratteristiche di transizione tra l’attuale tradizione italiana e quella dei paesi del Nord. La caratteristica principale della salumeria carnica è costituita dall’uso del fumo.

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Miele di Tiglio del Carso PAT

Il tiglio e’ da sempre presente nell’altopiano carsico come varietà spontanea rappresentando perciò il simbolo delle popolazioni locali e da sempre dal suo nettare viene ricavato il miele di tiglio che ha proprietà balsamiche e rilassanti. Da un avviso di concorso del 26 ottobre 1869 si legge che “l’Eccelso I. R. Ministero di Agricoltura”, affine di promuovere ed incoraggiare la coltura delle api nel territorio di Trieste, assegnava alla Società Agraria triestina con rescritto 21 giugno 1869 n.° 2356-805 la sovvenzione dello stato di fior. 100, destinandola a premi a favore dei più zelanti ed intelligenti apicultori.

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