Melone di San Matteo Decima PAT Emilia Romagna

Prodotto Agroalimentare Tradizionale dell’ Emilia Romagna

Un Tesoro Gustativo dell’Emilia-Romagna

L’Emilia-Romagna, celebre per la sua ricca tradizione culinaria, vanta una varietà di prodotti agroalimentari che incarnano il gusto autentico della regione. Tra questi, spicca il Melone di San Matteo Decima, un’autentica delizia estiva apprezzata per il suo sapore dolce, la consistenza succosa e l’inconfondibile aroma. In questo articolo, esploreremo le caratteristiche uniche di questo melone e il suo legame profondo con la tradizione agricola di San Matteo Decima.

Origini e Storia: Il Melone di San Matteo Decima ha radici antiche, risalenti a secoli di coltivazione nelle fertili terre dell’Emilia-Romagna. La zona di San Matteo Decima, situata nella provincia di Bologna, è particolarmente favorevole alla crescita di questo frutto grazie al suo clima temperato e ai terreni ben drenati.

Caratteristiche Distintive:

  1. Forma e Dimensioni: Il Melone di San Matteo Decima si presenta con una forma sferica o leggermente ovale, con dimensioni medie a grandi.
  2. Buccia e Polpa: La buccia è di colore verde intenso, spesso punteggiata da screziature più chiare. La polpa, di un invitante colore arancione, è succosa e dolce, con una consistenza che si scioglie in bocca.
  3. Aroma Avvolgente: Una delle caratteristiche più distintive di questo melone è il suo aroma avvolgente, che anticipa il suo sapore dolce e aromatico.

Metodi Tradizionali di Coltivazione: I contadini di San Matteo Decima seguono metodi di coltivazione tradizionali tramandati di generazione in generazione. La cura e l’attenzione dedicate alla coltivazione si riflettono nella qualità eccezionale del frutto. L’uso moderato di fertilizzanti e la gestione oculata dell’irrigazione contribuiscono a preservare il gusto autentico del Melone di San Matteo Decima.

Stagionalità e Celebrazioni Locali: Il Melone di San Matteo Decima raggiunge la sua piena maturazione durante i mesi estivi, rendendo questo periodo un’attesa celebrazione per gli amanti del buon cibo. Le sagre locali e le manifestazioni enogastronomiche spesso includono degustazioni e concorsi dedicati a questo delizioso frutto, sottolineando il suo ruolo centrale nella cultura locale.

Versatilità in Cucina: Il Melone di San Matteo Decima non è solo un piacere da gustare da solo, ma si presta anche a una varietà di preparazioni culinarie creative. La sua dolcezza si sposa bene con il prosciutto crudo, creando un antipasto classico e raffinato. Inoltre, viene utilizzato in insalate fresche, cocktail estivi e dessert leggeri.

Preservare la Tradizione: Gli agricoltori di San Matteo Decima sono custodi zelanti della tradizione legata al Melone, impegnati a mantenere vive le antiche pratiche agricole e a garantire la continuità di un’eccellenza gastronomica locale.

Il Melone di San Matteo Decima è più di un frutto; è una testimonianza della dedizione della comunità locale alla terra e alla qualità. La sua storia, il suo profumo avvolgente e il suo sapore inconfondibile lo rendono un simbolo del patrimonio culinario dell’Emilia-Romagna, da assaporare e apprezzare durante l’estate

Territorio di produzione

Provincia di Forlì-Cesena, esteso nelle province orientali dell’Emilia-Romagna.

Farina dolce di Granaglione, farina d’ castaggne PAT Emilia Romagna

Il castagno, fornitore di un alimento di primaria importanza, diventa “albero del pane” destinato a sfamare intere popolazioni dell’Appennino e non solo. Anche nell’Alta Valle del Reno si diffonde la coltivazione della “Castanea Sativa”. La storia degli insediamenti dei castagneti in questi territori non è certa, si può desumere sia stato introdotto da centinaia d’anni come ci insegna anche lo sviluppo di alcune piante pluricentenarie che ancora sopravvivono alla campagna del tannino. Attorno al 1920, infatti, nella zona fu insediata una fabbrica per la produzione di tanninoricavati dalla distillazione del legno dei castagni.

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Maccherone al pettine all’uso delle valli mirandolesi PAT Emilia Romagna

Farina di grano tenero, semolino e uova. Diversamente dai garganelli e dai maccheroni al pettine generici, che si presentano entrambi con le “punte” e cioè realizzati arrotolando la pasta lungo la diagonale, il maccherone al pettine all’uso delle valli mirandolesi si ottiene arrotolando la pasta lungo il lato, ottenendo così la forma di un maccherone cilindrico e senza punte.

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Pane schiacciato o batarò PAT Emilia Romagna

Farina bianca, fichi e lievito naturale. Mettere a bagno in acqua calda almeno 3 ore prima se si usano i fichi secchi, scolarli e tagliarli a metà. Amalgamare la farina, il lievito, il sale e l’acqua come per l’impasto del pane; lasciare riposare e lievitare, quindi rompere l’impasto, amalgamare nuovamente, dare la forma di focaccia ed infornare per cottura.

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