Marrone antrodocano PAT Lazio

Prodotto Agroalimentare Tradizionale del LAZIO

Il Marrone Antrodocano designa i marroni riferibili alla specie Castanea sativa Miller, varietà locale correntemente conosciuta come Marrone Antrodocano. Presenta pezzatura grossa, elevata dolcezza e una forma a cuore, con una buccia lucida più chiara e striature scure. La pellicina interna è molto sottile e non penetra nel frutto; risulta pertanto più facile da staccare. Ha sapore molto intenso, equilibrato, zuccherino. Numero di frutti per riccio mai superiore a tre e numero di frutti per kg <60 o pari a 80-85, a seconda della pezzatura. Ha apice poco pronunciato, con presenza di tomento e torcia anch’essa tomentosa. Il seme è bianco e croccante.

METODO DI PRODUZIONE

La coltivazione del Marrone Antrodocano si sviluppa nelle aree limitrofe alla Valle del Velino, nella parte nord-orientale della provincia. Secondo la classificazione fitoclimatica del Pavari, per la produzione sono idonee le fustaie di castagno da frutto site nella zona fitoclimatica del Castanetum ubicate ad un’altitudine compresa tra i 400 e i 1200 metri s.l.m. e coltivate in terreni tipici acidi, molto sciolti, profondi, leggeri e freschi. I sesti di impianto sono quelli in uso nella zona, ossia di tipo irregolare, con una densità massima per ettaro di 100 piante nei castagneti in piena produzione. I frutti, raccolti tra la metà del mese di settembre e la metà di novembre, vengono trasportati presso le aziende o le cooperative e scaricati nella tramoggia dove viene eseguita una prima cernita. Successivamente i frutti vengono sottoposti a conservazione mediante “curatura” in acqua fredda per non più di 7 giorni. L’asciugatura avviene con ventilazione naturale in recipienti di legno arieggiati, della capacità di 10 q.li per 5-6 giorni. Nel corso dell’asciugatura, dal secondo o terzo giorno, il prodotto viene travasato da un recipiente all’altro per favorire una migliore asciugatura ed evitare fermentazioni e sviluppo di mufe.

CENNI STORICI

I comuni affacciati alla Valle del Velino presentano un paesaggio fortemente connotato dalla presenza di castagneti. È questa la zona d’elezione del Marrone Antrodocano, risultato di un secolare, intelligente lavoro dell’uomo. Fin dall’VIII secolo la castagna diviene una componente principale della dieta delle popolazioni montane della zona. Nella metà del secolo XII, all’indomani della conquista normanna, inoltre, si assiste all’impianto di nuovi castagneti da frutto, ridisegnando quasi completamente il paesaggio della valle.

Per secoli questo frutto ha assunto il ruolo di vero e proprio cibo provvidenziale tanto che Domenico Monterumici, nel 1876, nel suo studio sul circondario di Cittaducale, riporta il detto “Allu Burghittu (Comune di Borgovelino) se non fosse pe’ li frutti (castagne) se sarianu morti tuttti”. Ma, con la progressiva industrializzazione, si registra un abbandono della coltura che tornerà ad essere una importante fonte di reddito solo dal 1974, grazie all’iniziativa di un gruppo di produttori riunitisi in Cooperativa, sotto la spinta delle amministrazioni locali e con il sostegno dell’associazione di categoria. Ogni anno, nel mese di ottobre nei paesi produttori di Marrone Antrodocano si svolgono Sagre nell’ambito delle quali si allestiscono stand di vendita, cottura e distribuzione di caldarroste e del tipico gelato ai marroni di Antrodoco.

Territorio di produzione

Provincia di Rieti: Antrodoco, Borgovelino, Castel Sant’Angelo, Cittaducale, Micigliano

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