Riserva naturale biogenetica Pineta di Ravenna – Emilia Romagna

Fonte @Raggruppamento Carabinieri Biodiversità

Le origini dei popolamenti forestali del litorale emiliano-romagnolo si possono considerare relativamente recenti; all’inizio del secolo scorso, infatti, molti terreni demaniali litoranei ubicati nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Ferrara furono soggetti ad interventi di rimboschimento attraverso i quali iniziò una massiccia opera di impianto di specie forestali (pini mediterranei) nei terreni demaniali con finalità protettive e produttive. La pineta demaniale di Ravenna è costituita da una fascia costiera, della superficie complessiva di circa 700 ettari, che si estende per quasi tutto il litorale ravennate con una lunghezza prossima ai 30 chilometri ed è suddivisa, secondo l’aggregazione di porzioni di bosco, in sette sezioni (da Nord verso Sud, sezioni Casalborsetti, Staggioni, Piomboni, Raspona, Ramazzotti, Savio, Pinarella).

Iniziando da Nord, in prossimità della foce del fiume Reno – poco lontano dal confine con la provincia di Ferrara – la predetta fascia si sviluppa seguendo la linea di battigia, saltuariamente interrotta da centri abitati, dalle foci di alcuni fiumi (Lamone, Fiumi Uniti, Bevano) e dal porto di Ravenna, sino al territorio della frazione Pinarella del comune di Cervia (RA). Tale fascia è di modesta larghezza; infatti varia tra un minimo di 50 metri ad una profondità massima di 600-700 metri e si mantiene sempre a poche decine di metri – a volte anche meno – dalla linea di battigia. Nella fascia retrostante la pineta sono presenti, diffuse ed estese, aree coltivate o centri abitati. L’origine della pineta demaniale di Ravenna risale alla seconda metà del XIX secolo; il nucleo più antico risale infatti all’anno 1882, quando fu rimboschita una superficie di circa 37 ettari, su un territorio di terreni demaniali di 117 ettari circa denominati “Lo staggione”, in comune di Ravenna, terreni affidati per trent’anni, a scopo di rimboschimento, alla Amministrazione Forestale dello Stato. La pineta demaniale iniziò però ad acquisire cospicue porzioni di terreno a partire dall’inizio del 1900.

Nel 1904 vennero rivendicati allo Stato circa 200 ettari di relitti marini nella zona del Lamone (ora denominata Canale destra Reno), dei quali fu subito iniziato il rimboschimento, in forza di una transizione tra Demanio pubblico ed eredi Pergami Belluzzi, famiglia che, a partire dal 1823, aveva avuto i terreni concessi in enfiteusi dallo Stato Pontificio. Nel 1905 furono acquistati dallo Stato altri 282 ettari circa, così suddivisi: 37 ettari nella zona a nord della foce del Lamone, 237 ettari tra il “Tenimento del Lamone” ed il “Tenimento del Savio” ed 8 ettari tra quest’ultimo ed il confine con la provincia di Forlì. Sempre nello stesso anno, un importante momento per l’acquisizione di ulteriori superfici da parte della pineta demaniale è rappresentato dalla cosiddetta “legge Rava” (legge n. 411 del 16 luglio 1905) dal nome del Ministro ravennate che tenacemente la propugnò, con la quale vennero dichiarati inalienabili i terreni della transazione Pergami Belluzzi e gli altri terreni formatisi su relitti marini, da destinarsi tutti a scopo di rimboschimento: così, nell’autunno del 1905, ebbe inizio la messa a dimora di giovani piantine su di una superficie di circa 202 ettari. Negli anni seguenti, per il naturale avanzamento della linea di battigia, andarono ad aggiungersi ai territori della pineta altri 94 ettari circa. Nel 1923, sempre per interessamento del Senatore Rava, vennero assunti in consegna 174 ettari circa di arenili situati tra Porto Corsini ed il “Tenimento del Savio”. Nel 1924 vennero passati in consegna all’Amministrazione Forestale dello Stato altri 537 ettari circa di arenili situati tra il Lamone (Casalborsetti) ed il Po di Primaro.

Nel 1928 altri 184 ettari passarono a far parte della pineta demaniale. Il penultimo atto della acquisizione di terreni da parte della pineta demaniale è avvenuto nel 1937, quando vennero acquistati dalla Marchesa Carolina Pergami Belluzzi Marsigli, che ne era proprietaria, 284 ettari circa di terreno, i quali si erano venuti a creare tra il 1904 ed il 1937 per un fronte a mare di circa 6 chilometri. Nello stesso anno, con i 26 ettari assegnati al demanio forestale dello Stato in comune di Cervia, venne a realizzarsi la continuità dei terreni demaniali lungo la fascia litoranea ravennate, per una superficie totale di circa 1.300 ettari. All’inizio degli anni ’60 molti terreni vennero ceduti in permuta a società e privati (ciò anche sotto la spinta della progressiva edificazione delle zone litoranee), cosicché la superficie si ridusse a poco più di 1050 ettari, di cui 850 boscati. Con il passaggio alle Regioni di gran parte del demanio forestale dello Stato, avvenuto in applicazione del D.P.R. 616/1977, non si è avuta una significativa variazione della superficie amministrata, in quanto sono state trasferite alla Regione Emilia-Romagna solo piccole porzioni di terreno. L’intera zona boscata, unitamente a poche zone umide e terreni dunali inclusi, è stata posta sotto tutela nell’anno 1977 con l’istituzione della Riserva Naturale “Pineta di Ravenna”.

Habitat

Sono riconoscibili le seguenti tipologie di pinete:

A – Pineta delle zone pianeggianti e interne (mesofila) – Bosco denso di pino, su suoli sabbiosi derivati dal livellamento di antiche dune (emergenti oggi solo poche decine di centimetri) e spesso si presentano costipati (azioni di rimboschimento, turismo, campeggi). Nello strato arboreo il pino marittimo (talvolta il domestico) è presente con copertura più o meno elevata, mentre il leccio, pur presente, non è quasi mai abbondante. Nelle fasi e condizioni più evolute, nello strato arboreo compaiono anche farnia, ossifillo, robinia, olmo. Queste specie, in alcuni punti, possono sostituire i pini, formando un soprassuolo dominato dalle latifoglie; si tratta comunque di popolamenti originatisi attraverso sottopiantagioni delle pinete e assecondati dalle cure colturali; la rinnovazione di queste specie è localmente buona. Nello strato arbustivo prevalgono rovo, asparago, agazzino, ligustro. Nell’erbaceo sono presenti in abbondanza brachipodio e rubia. Si rinviene un po’ in tutte le località (Punta Marina, Marina di Ravenna, Lido di Classe, Spina, Porto Corsini, Marina Romea), ad eccezione di Lido di Dante (dove le pinete sono più rade e la vegetazione è più xerofila).

B – Pineta con leccio (meso-xerofitica) – In condizioni simili al tipo precedente, ma con il leccio più abbondante nello strato arboreo e soprattutto in quello arbustivo, dove talvolta ha una copertura densa, tale da condizionare lo sviluppo di altre specie (ombreggiamento). Mancano altre specie arboree, ad eccezione della farnia in alcuni rilievi, mentre nello strato della rinnovazione affermata o in affermazione il leccio è spesso abbondante. Nello strato arbustivo sono più rari agazzino e ligustro, mentre è presente il caprifoglio etrusco. Lo strato erbaceo è generalmente povero e dominato dalla rubia. Presente soprattutto a Volano e più raramente a Marina Romea.

C – Pineta delle sommità dunali (xerofitica) – Pinete più aperte, che occupano dune più recenti, sia pure consolidate ma spesso più vicine al litorale, o dune antiche non livellate, anche nelle zone interne. Oltre al pino marittimo e domestico, sono presenti talvolta leccio ed orniello in maniera meno costante. Nell’arbustivo è abbondante la fillirea, in misura minore anche rovo, ginepro e leccio, l’erbaceo è quasi sempre povero di specie. Sono localizzate po’ ovunque (Punta Marina, Lido di Classe, Lido di Dante, Porto Corsini, Volano), con l’eccezione di Marina di Ravenna, Spina e Marina Romea.

D – Pineta delle depressioni umide interne – Si tratta di aree incluse nella pineta caratterizzate dalla presenza di specie igrofile (pioppo o frassino ossifillo), dove il pino può essere denso (bassure di limitata estensione) o rado, fino ad assente (bassure più estese e profonde, con presenza di acqua temporanea). Occupa le depressioni delle antiche dune e gli argini dei canali. Ai bordi di queste piccole zone umide, in maniera più o meno abbondante, sono sviluppati arbusti (rovo, fillirea, ginepro), mentre la parte centrale può essere occupata da specie igrofile (erianto, giunchi). Presente a nord ed a sud del Bevano.

E – Arbusteti delle dune recenti (litoranei) – Nell’ambiente più prossimo alla costa, è presente in certi punti il residuo dell’originaria vegetazione dunale, con un profilo del terreno ancora ondulato, caratterizzato da bassure e sommità di dune recenti, sebbene stabilizzate dalla costruzione di argini o altre opere di consolidamento del litorale. Va sottolineato che si tratta comunque di formazioni assai ridotte come estensione, quasi mai in grado di costituire il caratteristico “cuneo” che separa in condizioni naturali l’arenile e le dune mobili dalle formazioni forestali più interne. Il pino può mancare o essere presente in gruppi, con diversi stadi di rinnovazione, mentre fra gli arbusti prevalgono fillirea, ginepro e localmente olivello nello strato arbustivo. Nello strato erbaceo, dove si raccoglie maggiore umidità, è spesso presente l’erianto. L’ambiente è talvolta anche ricco di specie, per lo più eliofile di radura e terofite. Localizzato a Volano e a sud della foce del Bevano, dove resistono, localmente protetti dall’argine, piccoli lembi degli originari arbusteti litoranei.

Oltre agli ambienti strettamente di pineta, tra gli Habitat protetti dalla Direttiva UE Habitat si segnalano in particolare:

  • 2130*: Dune costiere fisse a vegetazione erbacea (dune grigie)
  • 2160: Dune con presenza di Hippophae rhamnoides
  • 2270*: Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster
  • 6420: Praterie umide mediterranee con piante erbacee alte del Molinio-Holoschoenion

Flora

Un recente studio floristico ha elencato 568 specie nelle Riserve naturali statali ravennati. Fra le particolarità floristiche, un certo interesse rivestono le orchidee (Cephalanthera longifolia, Anacamptis pyramidalis), non tanto come rarità botaniche, trattandosi di specie relativamente comuni a livello nazionale, quanto come indicatori di biodiverisità locale. Erianthus ravennae è considerata specie rara e minacciata, ma nell’area non è in pericolo di scomparsa: va tuttavia osservato che gli ambienti in cui è tipica (aree igrofile semi-salmastre retrodunali) sono in gran parte scomparse nella pineta.

Di particolare interesse sono i siti dove le pinete litoranee ravennati occupano un habitat caratteristico su dune consolidate, generalmente con tendenza al livellamento, man mano che si procede dall’arenile, dove è presente la vegetazione delle dune meno stabili, verso l’interno. Nella parte verso l’arenile la vegetazione è caratterizzata da specie tipiche degli ambienti dunali marini, con Ammophila arundinacea, Agropyron junceum, Eryngium maritimum ed altre. A questa fascia più esterna segue una zona in cui le dune sono più stabili e atte ad accogliere qualche primo arbusto, come Juniperus communis, Rubus ulmifolius, Pyracantha coccinea e, locamente, Hippophae rhamnoides. Nelle depressioni più profonde compare anche una vegetazione di impronta igrofila rinvenibile poi anche all’interno delle pinete, caratterizzata da Erianthus ravennae, Juncus maritimus, Holoschoenus romanus, Schoenus nigricans e Cladium mariscus.

Ai bordi, nelle situazioni più riparate, è possibile la rinnovazione del pino marittimo, che in genere avviene in piccoli gruppi e con piante che presentano una chioma profonda fino a livello del terreno. In questa fascia spesso sono presenti specie introdotte per il consolidamento delle dune più esterne, come Eleagnus angustifolia e Tamarix sp.

In condizioni ideali, in questo punto la vegetazione forestale incomincia gradualmente a formare il “cuneo” caratteristico che consente alle formazioni più interne di essere protette dai venti del mare che trasportano sabbia e salsedine. In questo caso, la vegetazione gradualmente si eleva dal livello del terreno, così come la chioma dei pini marittimi, che finisce per occupare all’interno solo il quinto superiore. Ma è comunque una transizione graduale, che si sviluppa in alcune decine di metri fino al centinaio, e che consente ad una flora erbacea ed arbustiva piuttosto ricca di coesistere con le piante arboree che prendono il sopravvento mano a mano che ci si allontana dall’arenile.

Agli arbusti ed alle specie igrofile sopra ricordate, si possono quindi aggiungere varie terofite (Phleum arenarium, Lagurus ovatus, Vulpia membranacea, Cerastium glomeratum, Trifolium arvense e T. campestre), emicriptofite (Plantago coronopus, P. maritima, Hipochoeris radicata) ed alcune camefite (Fumana procumbens, Helianthemum apenninum, Dorycnium hirsutum).

A questa fascia seguono le pinete vere e proprie, caratterizzate dalla dominanza assoluta di pino marittimo e generalmente povere di specie nel sottobosco. Appena a due-trecento metri dall’arenile compaiono le prime piantagioni di pino domestico, mentre le specie di latifoglie, introdotte gradualmente negli anni successivi ai rimboschimenti di pino, si trovano con maggiore frequenza nelle parti più interne.

Fauna

L’habitat della pineta ha un’origine relativamente recente. Tra le specie di maggior interesse conservazionistico (a parte la sporadica presenza del lupo) si evidenziano in particolare almeno nove specie di Chirotteri rilevate, il cui numero sale a 10 se si considerano anche le aree immediatamente circostanti le pinete, tutte protette dalla Direttiva UE Habitat: Pipistrellus kuhlii (Pipistrello albolimbato), Pipistrellus pipistrellus (Pipistrello nano), Pipistrellus nathusii (Pipistrello di Nathusius), Hypsugo savii (Pipistrello di Savi), Eptesicus serotinus (Serotino comune), Myotis myotis (Vespertilio maggiore), Myotis emarginatus (Vespertilio smarginato), Myotis daubentonii (Vespertilio di Daubenton), Myotis cfr. mystacinus (Vespertilio mustacchino), Nyctalus noctula (Nottola comune).

Se sino ad oggi è stato assegnato alle pinete litoranee demaniali un valore esclusivamente ricreativo e paesaggistico, a differenza delle pinete storiche di San Vitale e Classe, è stato evidenziato che in alcune aree la pineta, attraverso una evoluzione più naturaliforme, sta assumendo caratteristiche di notevole interesse anche per l’avifauna. Tutto il sistema delle pinete litoranee mostra quindi di sostenere una elevata diversità specifica nel periodo riproduttivo, in risposta alla presenza di elementi di eterogeneità ambientale distribuiti in modo disomogeneo pressoché in ogni stazione indagata.

Nella matrice boschiva si inseriscono patches (bassure palustri interne, corsi d’acqua, arbusteti, insediamenti antropici) che favoriscono presenze ornitologiche proprie di habitat esterni alla pineta e quindi incrementano la biodiversità complessiva. Gli elementi di eterogeneità ambientale ad elevata naturalità consentono di arricchire il valore ecologico della pineta planiziale garantendo la presenza di specie (alcune delle quali di interesse conservazionistico) altrimenti poco rappresentate lungo la fascia costiera emiliano-romagnola (es. Occhiocotto, Canapino, Zigolo nero, Beccamoschino, Albanella minore, Assiolo, Martin pescatore, Gruccione, Torcicollo, Averla piccola).

Ovunque il bosco è caratterizzato da ampiezza sufficiente, una linea di demarcazione più o meno definita distingue una stretta fascia di pineta omogenea prettamente costiera più povera di specie, da una zona più interna meglio strutturata sia dal punto di vista vegetazionale che avifaunistico. I dati ornitologici mostrano inoltre una differenziazione della comunità in senso latitudinale: infatti, alcune specie (es. Colombaccio, Ghiandaia, Verzellino, Canapino) mostrano un pattern di distribuzione che segue un gradiente N-S.

Per ulteriori informazioni riguardo le norme di fruizione della riserva, il centro visita e le attività in corso visita rgpbio.it Riserva naturale Pineta di Ravenna

Vedi Classificazione Aree Naturali Protette

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