Fagiolo borlotto di Pesariis PAT Friuli Venezia Giulia

Prodotto Agroalimentare Tradizionale del Friuli Venezia Giulia

Di seguito sono riportati i principali elementi distintivi e di valutazione agronomica della varietà tradizionale Borlotto di Pesariis,  tratti dal lavoro di caratterizzazione e valutazione di varietà di fagiolo rampicante reperite nel corso del triennio 2001-03 (Pozzi e Miceli, 2004; Pozzi et al., 2004). Varietà locale rampicante di buona produttività ed ottime caratteristiche culinarie, mediamente tardiva, adatta per produzioni di granella fresca da sgrano e secca.

Il lavoro di caratterizzazione e valutazione di varietà tradizionali di fagiolo rampicante in Friuli Venezia Giulia è stato condotto nel triennio 2001-04 all’interno del  Progetto “Indagine sullo stato delle Risorse genetiche autoctone d’interesse agrario  del Friuli Venezia Giulia” quale parte del Programma  Nazionale “Biodiversità e Risorse genetiche” del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.  Ulteriori informazioni sono presenti nella relazione conclusiva del progetto stesso (Miceli, 2004).

Tradizionalità

Nel 1924/25 Gortani nella “Guida della Carnia e del Canal del Ferro” riporta una produzione di 6541 quintali di fagiolo per l’intera Carnia. Nel  “Catasto Agrario 1929-VIII – Compartimento del Veneto. Provincia del Friuli (Udine), Fascicolo 36”, primo censimento dell’agricoltura friulana pubblicato nel 1936, sono menzionate le superfici e le produzioni per la coltura del fagiolo in comune di Prato Carnico, pari nel 1928 rispettivamente a 42 ha in superficie ripetuta (consociati a mais o alla patata, per una produzione media di 130 quintali. In assenza di fonti scritte riferite alla varietà in esame, sono state raccolte testimonianze orali nel comune di Prato Carnico ed in altri comuni della Carnia (UD). Da esse risulta che la varietà locale Borlotto di Pesariis  è coltivata certamente a partire dalla fine della seconda guerra mondiale in Val Pesarina ed anche in altre valli della Carnia.  La varietà Borlotto di Pesariis è stata coltivata secondo tecniche tradizionali,  senza impiego di fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi e mantenuta mediante selezione massale conservativa praticata annualmente.  Testimonianze recentemente rese da  sette persone residenti in Comune di Prato Carnico, nate tra il 1920 ed il 1935.

La varietà qui descritta è conservata presso la Banca del Germoplasma Autoctono Vegetale (BaGAV) istituita con Legge Regionale n.11 del 22 aprile 2002  presso  l’Azienda agraria  “A. Servadei” dell’Università di Udine.  

Riferimenti bibliografici

  • Marinelli G. (1925) Guida della Carnia e del Canal del Ferro  – Nuova edizione  a cura di M. Gortani. Tolmezzo – Aquileia,  704 pp. (ristampa anastatica)
  • Miceli F. (2004). Progetto “Indagine sullo stato delle risorse genetiche autoctone d’interesse agrario in Friuli Venezia Giulia” – Relazione scientifica. Dipartimento scienze agrarie e ambientali, Università degli studi di Udine,  46 pp.
  • Pozzi E., Miceli F. (2004) Fagiolo. In: Giovanardi R. e Coiutti C. Collezione di specie vegetali presso l’Università di Udine – Prime schede descrittive per la didattica. Forum ed. Udine, pp. 145-168
  • Pozzi E.,  De Infanti R., Peresson N,  Miceli F.(2004) Recenti percorsi di recupero e valorizzazione di varietà locali di fagiolo rampicante In: Fagioli della Carnia. Innumerevoli varietà, sapori riscoperti, gustose ricette – Carnia Alpe Verde 2004.

Territorio di produzione: Alcune vallate della Carnia in provincia di Udine, in particolare nella frazione di Pesariis in comune di Prato Carnico nell’alta Val Pesarina.

Formai del cìt PAT Friuli Venezia Giulia

Questo prodotto deve il suo nome al “cìt” con cui veniva indicato il “vaso di pietra” usato per conservare l’impasto aromatizzato a base di formaggio. Ancora oggi il “formai del cìt” è preparato con il procedimento tradizionale, patrimonio famigliare tramandato oralmente da padre in figlio. Tuttavia questa piccola produzione gode tutt’ora di una certa notorietà, tanto che estimatori vengono appositamente a Tramonti di Sopra per acquistarlo, soprattutto d’estate e in prossimità di festività.

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Petto d’oca affumicato PAT Friuli Venezia Giulia

L’oca è un animale che sa d’antico. L’episodio delle oche del campidoglio, sacre a Giunone, salvatrici di Roma in grazia dell’allarme dato all’arrivo di galli, è ricordato in tutti i libri di scuola. Sui modi di allevarla, di nutrirla, sul suo habitat, sui metodi d’ingrasso, forniscono consigli anche Catone, Varrone, Celso, Palladio. Uno dei luoghi ideali per l’allevamento era l’agro acquileiese. Lo storico Strabone accenna ai guardiani-ingrassatori di oche acquileiesi, gli anserarii, richiesti per la loro bravura perfino a Roma dove scendevano accompagnando sterminati branchi.

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Castagna di Mezzomonte PAT Friuli Venezia Giulia

Il nome di questa cultivar, e quindi quello del relativo frutto (castagna), deriva dalla frazione di Mezzomonte di Polcenigo, indicando la sua antica presenza in zona e il suo forte legame con il territorio. Al pari di altre varietà coltivate nella stessa zona, ha trovato ottimali condizioni pedoclimatiche nella fascia prealpina in esame, grazie all’adeguata altitudine, alla buona esposizione al sole e al terreno sub-acido, fattori che permettono alle piante di castagno di vegetare in modo ottimale e di fornire buone produzioni sia in termini quantitativi che qualitativi.

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