Argjel PAT Friuli Venezia Giulia

Prodotto Agroalimentare Tradizionale del Friuli Venezia Giulia

Lardo di maiale speziato e macinato, si presenta come una poltiglia conservata in contenitori di vetro, sotto uno strato di sale. I tranci di lardo vengono posti in speziatura con sale, pepe e  foglie di alloro prima di essere affumicati e posti in stagionatura per circa 60-70 giorni Successivamente il lardo viene macinato e posto in vasi di vetro con nella parte superiore uno strato di sale che, all’impiego viene separato dal lardo.

Tradizionalità

Si tratta di un metodo tradizionale ampliamente radicato di stagionatura e conservazione di un prodotto usato anche per il condimento di certe pietanze. Si trova riferimento della consuetudine di preparare e consumare l’Argjel nel libro di Cossar, “La carne suina nell’alimentazione tradizionale friulana. Il folklore italiano”, pubblicato nel 1929.

Territorio: Canal del Ferro Val Canale

Salame friulano PAT Friuli Venezia Giulia

Prodotto da sempre in regione senza l’utilizzo di conservanti e per lo più derivato dalla lavorazione e trasformazione di suini allevati in loco. Radicato tradizionalmente proprio in funzione della abitudine all’allevamento e trasformazione di tale specie animale. Si trova riferimento storico di questa preparazione nel libro  “la Carne suina nell’alimentazione tradizionale friulana. Il folklore italiano”, pubblicato nel 1929

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Fagiolo borlotto di Pesariis PAT Friuli Venezia Giulia

Di seguito sono riportati i principali elementi distintivi e di valutazione agronomica della varietà tradizionale Borlotto di Pesariis,  tratti dal lavoro di caratterizzazione e valutazione di varietà di fagiolo rampicante reperite nel corso del triennio 2001-03 (Pozzi e Miceli, 2004; Pozzi et al., 2004). Varietà locale rampicante di buona produttività ed ottime caratteristiche culinarie, mediamente tardiva, adatta per produzioni di granella fresca da sgrano e secca.

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Porcaloca PAT Friuli Venezia Giulia

L’oca è un animale che sa d’antico. L’episodio delle oche del campidoglio, sacre a Giunone, salvatrici di Roma in grazia dell’allarme dato all’arrivo di galli, è ricordato in tutti i libri di scuola. Sui modi di allevarla, di nutrirla, sul suo habitat, sui metodi d’ingrasso, forniscono consigli anche Catone, Varrone, Celso, Palladio.Uno dei luoghi ideali per l’allevamento era l’agro acquileiese. Lo storico Strabone accenna ai guardiani-ingrassatori di oche acquileiesi, gli anserarii, richiesti per la loro bravura perfino a Roma dove scendevano accompagnando sterminati branchi.

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