Pesca iris rosso PAT Friuli Venezia Giulia

Prodotto Agroalimentare Tradizionale del Friuli Venezia Giulia

I dati seguenti (caratteristiche agronomiche della varietà e qualitative dei frutti) sono tratti dalle schede “Iris rosso” di Fideghelli et al. (1980), di Della Strada et al. (1984) e di Fideghelli (1984).

  • Albero: mediamente vigoroso.
  • Glandole fogliari: reniformi.
  • Fiore: rosaceo.
  • Fioritura: intermedia, di buona entità (al Nord).
  • Frutto: di peso medio (135 g circa), circonferenza media 20,4 cm; forma rotondo-ellittica, simmetrica o leggermente assimmetrica, con apice leggermente o mediamente incavato, linea di sutura superficiale o lievemente incavata.
  • Buccia: mediamente o molto tomentosa, verde chiaro, con sovracolore rosso intenso, medio o smorto, sfumato e marezzato sul 60-90% della superficie, medio-spessa, raramente soggetta a spaccature, suscettibile alla lesione della cavità peduncolare al distacco del frutto.
  • Polpa: bianca, leggermente venata di rosso, mediamente soda, di media tessitura, semiaderente, di buon sapore.
  • Nocciolo: medio, globoso o subgloboso.
  • Allegagione: media.
  • Produttività: media.
  • Resistenza alle manipolazioni: media.
  • Maturazione: circa 11 giorni prima della cv Redhaven (maturazione ai primi di luglio al Nord).
  • Giudizio d’insieme: una delle migliori cultivar a polpa bianca della sua epoca.
Tradizionalità

La pesca Iris rosso deve la sua tradizionalità alla elevata diffusione, in particolare nell’Isontino, nel secondo dopoguerra; la varietà venne costituita e selezionata in loco dal cav. Pietro Martinis (1902 – 1969) che la diffuse nel 1950. Questa e altre cultivar di pesco costituite dal Martinis (denominate in modo collettivo “varietà isontine”) hanno svolto un ruolo determinante nello sviluppo della peschicoltura nelle aree vocate della pianura friulana (Zandigiacomo, 2000).

Questa varietà di pesco è coltivata da molti decenni in varie zone del Friuli-Venezia Giulia, anche se nel corso degli ultimi anni la coltivazione ha subito una forte riduzione dovuta principalmente alla diffusione di nuove varietà. Viene tuttora coltivata per diverse caratteristiche positive, quali: costanza di produzione, polpa soda, bianca, semiaderente, caratteristiche estetiche (frutti medio-grossi, buccia estesamente soffusa di rosso) e organolettiche buone.

Questa varietà di pesco è stata costituita nell’Isontino dal cav. Pietro Martinis con incrocio Porpurea x (J.H. Hale x Red Bird) (Fideghelli et al., 1980; Della Strada et al., 1986; Zandigiacomo, 2000). Dopo la selezione questa varietà venne diffusa nel 1950 (Fideghelli et al., 1980; Della Strada et al., 1986). Ebbe subito, al pari di altre varieta di pesco costituite sempre dallo stesso Martinis (es. cv Triestina, Isontina, Julia, Pisana, Fior di Monaco, Flavia, Santa Lucia) (Bellini e Scaramuzzi, 1975), un buon successo in regione, in quanto ben adattata alle condizioni pedo-climatiche locali (Zandigiacomo, 2000), ma anche in altre regioni italiane (es. Emilia-Romagna).

Negli Atti del Convegno regionale sul Pesco, tenutosi a Fiumicello (UD) nel 1969, si afferma che, sulla base dei risultati ottenuti in alcuni pescheti sperimentali curati dall’Ispettorato provinciale dell’agricoltura di Gorizia, fra le “varietà Martinis” si potevano consigliare “Fior di Monaco, Juliana, Pisana e soprattutto Iris rosso” (AA.VV., 1970).

Pochi anni più tardi, un’accurata indagine sulla consistenza della frutticoltura del Friuli Venezia Giulia, condotta nel 1976 (Youssef e Nassimbeni, 1977), mise in luce che la superficie a pesco in Regione si attestava su 508 ettari (compresi 15 ha investiti a nettarine) con circa una sessantina di varietà, delle quali 22 con almeno 7 ettari di superficie. Fra le prime dieci varietà di pesco sono elencate ben cinque cultivar costituite dal Martinis (comprendenti Iris rosso al 7° posto assoluto), alle quali ne seguono altre cinque nelle seconde dieci. Di anni successivi si conoscono ulteriori dati sulla coltivazione in Friuli Venezia Giulia della cultivar Irisi rosso (e altre) sulla base delle statistiche regionali di Castagnaviz (1980, 1981, 1983,).

Da un secondo approfondito censimento della frutticoltura regionale condotto nel 1983 (Youssef et al., 1985), è risultato che il pesco (comprese le nettarine) era coltivato in Regione su 220 ha. Fra le varietà del Martinis prevalevano Isontina e Iris Rosso (ca. 9 ha ciascuna); ad esse seguivano, in ordine decrescente, le cv Cormonese, Santa Lucia, Julia, Triestina (ca. 3 ha), Fior di Monaco, Juliana, Flavia e Pisana. Da allora, lentamente le superfici coltivate in Regione con la varietà in esame sono andate progressivamente riducendosi.

La varietà Iris rosso (insieme a numerose altre varietà costituite dal Martinis) è attualmente conservata nelle collezioni del germoplasma di pesco delle seguenti istituzioni (cfr. anche Sartori et al., 2003):

  • Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree (IVALSA) (ex Istituto di Propagazione delle Specie Legnose – IPSL) del C.N.R. presso l’Azienda sperimentale “S. Paolina” di Follonica (GR);
  • Consiglio per la Ricerca Agricola (CRA) (ex Istituto Sperimentale per la Frutticoltura – ISF) del Mi.P.A.F., presso l’azienda agricola Fiorano di Roma;
  • Dipartimento di Agronomia Ambientale e Produzioni Vegetali dell’Università di Padova, presso l’azienda agraria sperimentale di Legnaro – Agripolis (PD);
  •  Dipartimento di Colture Arboree (ex Istituto di Coltivazioni arboree) dell’Università di Bologna, presso l’azienda didattico-sperimentale di Cadriano di Granarolo Emilia (BO).

La cv Iris Rosso, per le buone caratteristiche complessive, è stata utilizzata quale “genitore” nell’ambito di un programma di miglioramento genetico del pesco con metodi tradizionali, presso l’Istituto Sperimentale per la Frutticoltura. Nell’ambito di tale attività, Liverani e Cobianchi hanno costituito la varietà Bea (Suncrest x Iris Rosso), a pasta bianca, diffusa nel 1993 (Sartori et al., 2003).

Con decreto del Direttore generale dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale (ERSA) n. 63 dd. 06.04.2005 la cv Iris rosso è stata iscritta al “Registro Volontario Regionale, Sezione vegetale”, istituito, ai sensi della L.R. 22 aprile 2002 n. 11 “Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario e forestale” e del relativo “Regolamento per la tenuta del registro volontario regionale e per l’iscrizione in esso delle risorse genetiche autoctone della regione Friuli Venezia Giulia, in applicazione della L.R. 22 aprile 2002 n.11”.

La cv “Iris rosso (A 1/2)” è inserita inoltre nell’elenco delle varietà considerate “autoctone” del Friuli-Venezia Giulia nel sito web del Corpo forestale dello Stato, ove sono indicate le specie arboree spontane e le cv di fruttiferi delle diverse regioni italiane.

BIBLIOGRAFIA E SITI WEB

La varietà “Iris rosso” viene nominata e illustrata in diverse pubblicazioni a stampa, fra le quali le seguenti.

  • – AA.VV, 1970 – Atti del Convegno regionale sul pesco, Fiumicello (Udine), 20 febbraio 1969. – ERSA: 106 pp. (la cv Iris rosso è nominata fra quelle più promettenti).
  • – Bellini E., Scaramuzzi F., 1975 – Voce “Pesco”. In: Enciclopedia agraria italiana, vol. VIII, REDA, Roma: 1120-1160 (sono ricordate diverse varietà costituite dal Martinis, compresa Iris rosso).
  • – Castagnaviz M. (a cura di), 1980 – La produzione lorda vendibile dell’agricoltura e delle foreste regionali nell’anno 1979. Confronti tra produzioni agricole regionali degli anni 1950-1960-1968-1978-1979, commercializzazione associata delle produzioni agricole regionali nell’anno 1979. – Regione Friuli-Venezia Giulia, Ufficio stampa e pubbliche relazioni: 148 pp. (la cv Iris rosso è nominata a pag. 29).
  • – Castagnaviz M. (a cura di), 1981 – L’agricoltura regionale nel 1980. – Regione Friuli-Venezia Giulia, Ufficio stampa e pubbliche relazioni: 103 pp. (la cv Iris rosso è nominata a pag. 24).
  • – Castagnaviz M. (a cura di), 1983 – L’agricoltura regionale nel 1982. – Regione Friuli-Venezia Giulia, Ufficio stampa e pubbliche relazioni: 145 pp. (la cv Iris rosso è nominata a pag. 37).
  • – Della Strada G., Fideghelli C., Liverani A., Monastra F., Rivalta L., 1984 – In: Monografia di cultivar di pesco da consumo fresco. 1° volume (coordinatore Della Strada G.). – Istituto Sperimentale per la Frutticoltura, Roma: 172 pp. (la scheda della cv Iris rosso è a pag. 157).
  • – Fideghelli C., 1984 – Manuale di peschicoltura. Edagricole, Bologna: 206 pp. (la scheda della cv Iris rosso è a pag. 39).
  • – Fideghelli C., Bassi D., Bellini E., Monastra F., 1980 – Schede per il registro varietale dei fruttiferi. 2. Pesco. – Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e Società Orticola Italiana, Roma: 103 pp. (la scheda della cv Iris rosso è a pag. 47).
  • – Sartori A., Vitellozzi F., Grassi F., Della Strada G., Fideghelli C., 2003 – Il germoplasma Frutticolo in Italia., Vol. I. Drupacee. – Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Progetto finalizzato “Risorse genetiche vegetali”, Roma: 598 pp. 45 (la scheda della cv Iris rosso è a pag. 329).
  • – Youssef J., Nassimbeni P.L., 1977 – La frutticoltura nel Friuli-Venezia Giulia. Origine situazione e prospettive. – Frutticoltura, 39 (5): 19-45 (la cv Iris rosso è nominata più volte).
  • – Youssef J., Venturini R., Scarbolo E., Sommariva E., 1985 – La frutticoltura friulana. Evoluzione e aspetti colturali. In AA.VV., “La situazione dell’orto-frutticoltura friulana. Analisi ed interpretazione di un censimento”, Centro Regionale per la Sperimentazione agraria, Pozzuolo del Friuli (UD): 95-13045 (la cv Iris rosso è nominata più volte).
  • – Zandigiacomo P., 2000 – Appunti per una storia della frutticoltura friulana. – Pantianins… Signora!, n. 10, numero unico a cura della Pro Loco di Pantianicco: 11-19 (viene ricordata l’opera del cav. Pietro Martinis, costitutore di diverse varietà di pesco, tra le quali le cv Isontina, Triestina e Iris rosso).

Si veda il sito web riguardante le specie e le varietà autoctone della regione Friuli-Venezia Giulia:

http://www.corpoforestale.it/foreste&forestale/archivio/regioni/friuli.htm#friuli%20pesco

(la cv Iris rosso è elencate fra varietà autoctone di pesco della regione).

Territorio di produzione: Province di Udine e di Gorizia. Il territorio interessato dalla produzione è compreso nelle province di Udine e di Gorizia; in particolare l’Isontino è il luogo dove la cultivar è stata costituita e selezionata e poi diffusa (nel 1950). La produzione, seppur limitata, è in atto. La cultivar è a rischio di estinzione, in quanto nei nuovi impianti intensivi vengono per lo più utilizzati astoni di varietà più recenti e affermate.

Bondiola PAT Friuli Venezia Giulia

Misto di carne insaccata di forma sferica, detto anche Saûc, nell’impasto del quale alla solita miscela di carne e cotenna per il cotechino sono aggiunti muscoletti di maiale e pezzetti di lingua. Nell’impasto usuale del cotechino (carne magra e cotiche macinate) vengono aggiunti muscoletti interni del maiale, pure macinati, e la lingua a piccoli pezzetti. Il tutto viene insaccato in grossi budelli (in particolare nel budello gentile) in modo che assuma la caratteristica forma sferoidale.

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Favette triestine PAT Friuli Venezia Giulia

Piccolo dessert a base di mandorle bianche. Le mandorle pelate vengono macinate, cilindrate, ed impastate con zucchero, uova, miele, farina di riso e maraschino. Con l’impasto così ottenuto vengono formate delle piccole palline. Per ottenere le favette rosa all’impasto originale si aggiunge il liquore Scherry, l’estratto di rosa, il colore rosa naturale; per le favette marroni si aggiungono invece all’impasto base il cacao ed il rhum.

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Miele di melata di bosco del Carso PAT

Le essenze vegetali di tiglio, sommacco, roverella e acero sono da sempre presenti sul territorio carsico dove si sviluppano spontaneamente all’interno delle zone boscate selvatiche. Le zone boscate sono il frutto di biocenosi che hanno permesso la sopravvivenza promiscua di essenze tipicamente mediterranee e centroeuropee. A seguito dell’antropizzazione di tali zone con conseguente introduzione della pratica del disboscamento di vaste zone del territorio e la consuetudine di abbattere gli alberi per gli usi agricoli e per il pascolo degli animali da allevamento e da reddito (bovini, ovini), si e’ formata la cosiddetta landa carsica.

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