Miele millefiori della montagna friulana PAT Friuli Venezia Giulia

II miele millefiori prodotto nelle aree montane del Friuli Venezia Giulia (oltre i 600 m s.l.m.) deriva per lo più dal nettare di numerosissime piante erbacee nei prati polifiti, al quale si somma quello di alcune piante arbustive e arboree. Per l’alto contenuto in glucosio tende a cristallizzare in tempi più o meno rapidi; si presenta con colore che varia dal bianco-beige molto chiaro a beige scuro. Di norma ha un odore delicato e un sapore normalmente dolce.

Dal punto di vista melissopalinologico questo miele prodotto in regione è caratterizzato dalla presenza, anche se in percentuali relative molto variabili, di polline di Myosotis, Rubus idaeus, Lotus corniculatus gr., Coronilla/Hippocrepis, Umbelliferae, AcerCrataegus monogynaSalix.

Le famiglie di api vengono allevate in arnie razionali di legno. Per sfruttare le prime fioriture dei prati polifiti gli apicoltori mettono in atto una serie di tecniche (es. nutrizione stimolante, controllo della sciamatura) per mantenere famiglie numerose. Le fioriture utilizzate per l’ottenimento di miele millefiori di montagna si svolgono fra la prima decade di maggio e fine luglio nella fascia  compresa fra i 600 e i 1000 m s.l.m. e dalla prima decade di giugno a fine luglio oltre i 1000 m. s.l.m.; successivamente le fioriture sono molto più scarse, per cui il raccolto viene lasciato alle api per costituire le scorte invernali. La abbondante presenza di prati in fiore in alcune aree viene tradizionalmente sfruttata anche da alcuni apicoltori che operano il “nomadismo”.

Dopo la fine delle fioriture principali, quando i favi sono stati opercolati, i melari vengono prelevati dagli alveari e trasportati nel laboratorio (sala di smelatura). Successivamente si procede alla disopercolatura dei favi e alla smelatura tramite centrifugazione. Il miele viene quindi filtrato, posto in maturatori di acciaio inox e lasciato decantare per almeno due settimane. La schiuma e le impurità che affiorano vengono eliminate. Nel corso dell’anno, pertanto, per ottener questo prodotto si effettuano una o due smelature in epoche diverse.

Tradizionalità

Il miele millefiori di montagna deve la sua tipicità al gusto delicato, allo stato fisico (per lo più cristallizzato) e al colore (beige più o meno chiaro). Poiché il miele è poliflorale (deriva dal nettare di numerose piante), lo standard qualitativo non è costante nelle diverse aree ove viene prodotto, in quanto ciò dipende dalle caratteristiche vegetazionali delle diverse zone e dall’epoca di smelatura.

Il miele millefiori viene prodotto per lunga tradizione dagli apicoltori delle aree montane della regione Friuli Venezia Giulia, ivi costituendo da sempre il principale, e in molti casi l’unico, prodotto dell’apicoltura. L’apicoltura, nell’ambito delle attività agricole, veniva tenuta in gran conto anche nell’Ottocento, se la ritroviamo come argomento delle “Lezioni” (“Lezione xxxviii, Delle api o pecchie”) tenute dall’abate Leonardo Morassi nella “Scuola domenicale di Monajo e Zovello” in Carnia (Morassi, 1861).

Dal censimento del 1981-82 era risultato che la produzione complessiva di miele millefiori della provincia di Udine (ovvero miele “non caratterizzato”, prodotto dalla pianura alla montagna), rappresentava circa il 60% del totale della produzione dichiarata di miele (Frilli et al., 1984).

Territorio di produzione: Si produce nelle aree montane del Friuli Venezia Giulia.

Sardoni salati PAT Friuli Venezia Giulia

Per la preparazione dei sardoni “soto sal” vengono utilizzati quale materia prima i sardoni  “barcolani” a pasta bianca pescati nelle acque del Golfo di Trieste per mezzo delle saccaleve ( lampare). I sardoni da utilizzare per la salatura devono essere freschissimi. I sardoni di  lampara sono da preferire agli altri in quanto sono fisicamente integri e con carne soda.

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Castagna obiacco PAT Friuli Venezia Giulia

La varietà è indigena delle Valli del Natisone (UD), ove il castagno – come in altre zone caratterizzate da terreni acidi delle Alpi – costituiva un importante apporto amilaceo alla dieta delle popolazioni locali. Le imponenti dimensioni di molti alberi testimoniano la loro età avanzata, sicuramente ultracentenaria. La tecnica colturale è immutata, rispetto al passato, e fa affidamento a piante sparse, allevate in forme libere ai bordi del bosco e nei prati.

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