Biscotto di S. Antonio PAT Lazio

Prodotto Agroalimentare Tradizionale del LAZIO

Il Biscotto di S. Antonio è riconoscibile ed identificabile per la caratteristica forma intrecciata e per i suoi ingredienti: farina 00, zucchero, uova, anice, latte, olio extravergine di oliva, lievito, liquori (alchermes bianco, marsala, vermouth, rosolino di cannella, vino), aromi naturali (limone grattugiato). Il peso è mediamente di 0,5 kg circa; il suo sapore è determinato, soprattutto, dalla presenza di anice; da degustare con il vino. La conservazione dura circa 10 giorni. La produzione è legata alla festa di S. Antonio.

METODO DI PRODUZIONE

Gli ingredienti vengono miscelati insieme nella impastatrice meccanica fino a ottenere un composto omogeneo. Questa fase ha una durata di circa 30 minuti. L’impasto, messo dentro un recipiente di plastica ricoperta con un telo, viene lasciato lievitare per circa 30 minuti. Dall’impasto lievitato vengono tagliati pezzi di pasta più piccoli, ai quali viene conferita la forma intrecciata. La treccia, viene posta, all’interno delle teglie di acciaio e lasciata lievitare una seconda volta. Prima della cottura, sulla superficie del biscotto, viene distribuito, con un pennello, l’uovo sbattuto che conferisce al prodotto finale il suo colore marrone dorato. Il prodotto viene cotto in forno per circa 20 minuti a temperatura di 180-200°C. Il biscotto cotto viene posto su tavole di legno e lasciato rafreddare a temperatura ambiente.

CENNI STORICI

Nella tradizione popolare è molto diffuso il culto di S. Antonio, protettore degli animali e dei lavori agricoli. Presso Acquapendente il 17 gennaio di ogni anno si organizza una grande festa, nel corso della quale i protagonisti sono i Biscotti di Sant’Antonio. La tradizione risulta presente fin dal 1588, come attesta un manoscritto, (Biondo, Pietro Paolo, Cronache sulla terra di Acquapendente, 1588), in cui apprendiamo che la festa, un tempo, era organizzata dalla Confraternita di S. Antonio, oggi non più esistente, sostituita con il “Signore di S. Antonio”, eletto ogni anno fra gli allevatori acquesiani. La festa è caratterizzata dalla sfilata degli animali, accuratamente bardati per la benedizione. Nel corso della sfilata, il “Signore di S. Antonio” ferma il suo carro davanti all’Ospedale e poco dopo davanti alla Casa di Riposo, per offrire il Biscotto agli infermi. Di lì il Signore con i suoi ospiti si reca nel luogo in cui verrà offerto il pranzo, organizzato con i fondi della questua, fatta nei giorni precedenti per le vie del paese. I questuanti bussano alle porte e ofrono i Biscotti, benedetti prima della distribuzione. Questi vengono consumati, oltre che dalle persone, anche dagli animali. A questo rituale va riconosciuta una funzione magico-protettiva: mangiando questi alimenti benedetti, gli uomini e gli animali vengono preservati da ogni male. Basandoci su questi indizi è possibile supporre, pertanto, che si tratti di uno di quei pani rituali, aromatizzati, molto difusi nell’alto Lazio che agli inizi del ‘900, con l’aggiunta di zucchero e anice, ha assunto i caratteri, oggi noti, di biscotto.

Territorio di produzione

Provincia di Viterbo: Acquapendente, Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo

Gnocchi ricci PAT Lazio

Gnocchi preparati con patate e farina di castagne. Si dispone la farina di grano tenero e quella di castagne a fontana, dopodiché si lessano le patate, si schiacciano e si uniscono alla farina, aggiungendo noce moscata ed un pizzico di sale. Dopo aver lavorato l’impasto si ricavano gli gnocchi. La consuetudine di preparare alimenti a base di farina di castagne è tipica delle zone castanicole del Cicolano e del territorio di Antrodoco. La ricetta è frutto di ingredienti storicamente facili da reperire delle famiglie contadine.

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Caciocavallo di Supino PAT Lazio

Il Caciocavallo di Supino è un formaggio semiduro a pasta filata, prodotto con latte vaccino proveniente dagli allevamenti della Ciociaria. Presenta forma ovale e testa tonda, crosta sottile, liscia, di colore giallo paglierino e pasta omogenea e compatta. Ha un sapore delicato che diventa piccante nel corso della stagionatura.

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Cicerchia di campodimele PAT Lazio

Situato sulla cima di un ripido colle di origine carsica, circondato da colline boscose e montagne brulle, sulle estreme propaggini dei monti Ausoni, Campodimele offre l’habitat ideale per la coltivazione della Cicerchia che vanta antiche tradizioni. Ampiamente diffusa nelle colline interne laziali fino al dopoguerra, costituiva, grazie al fondamentale apporto proteico, una importante fonte alimentare per gli abitanti di Campodimele. Ancora oggi la battitura dei baccelli da cui si ricava il seme avviene esclusivamente a mano. Un tempo questo evento era vissuto come un momento di grande gioia a cui partecipava tutto il paese. Ogni anno, la prima domenica di agosto, la cittadina sud pontina dedica a questo tipico legume della tradizione agropastorale una Sagra che si tiene in località Taverna, con degustazione di Cicerchie accompagnate da salsicce, pane di grano e un buon bicchiere di vino.

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