STIMA DELLA QUANTITÀ DELLE RISORSE IDRICHE , RICHIESTA E CRITICITÀ

A livello globale

La quantità di risorse idriche presente sulla Terra è stimabile in circa 1,4 miliardi di km3 (SHIKLOMANOV, 1993, Tab.1 e Fig.1).

Il 96,54% è contenuta nei mari. L’1,74% nei ghiacciai e nelle calotte polari. L’1,69% è costituito da acque sotterranee, di cui poco meno della metà dolci.

Centotrenta parti per milione sono nei laghi, di cui poco più della metà di acqua dolce. Dieci parti per milione sono nell’atmosfera. Due parti per milione scorrono nei fiumi.

Le acque dolci rappresentano il 2,5% del totale delle acque del pianeta e risiedono per il 99% nei ghiacci (24 milioni di km3 ) e nel sottosuolo (10,5 milioni di km3 ), pertanto circa nella proporzione di due terzi ed un terzo. In forma liquida sono presenti 93 mila km3 nei laghi e nei fiumi. In forma di vapore è disperso nell’atmosfera l’equivalente liquido di 12.900 km3.

In questa stima non è compresa l’enorme riserva d’acqua trattenuta nei minerali presenti nel mantello terrestre.
In Fig.2 la stima della ripartizione dei volumi d’acqua negli oceani.

Evidentemente questa è una rappresentazione statica attuale della distribuzione delle riserve idriche.

Il ciclo dell’acqua è in realtà continuamente in opera, con incessanti passaggi di stato e di localizzazione delle risorse.

Si consideri che il rapporto quantitativo tra acqua in forma gassosa e in forma liquida sul pianeta è di uno a centomila e che in un ciclo di oltre tremila anni transita nell’atmosfera, per evaporazione, una quantità d’acqua pari all’intera massa liquida esistente.

Così come è sempre attiva la transizione di stato tra fase liquida e solida.

E i rapporti di proporzioni tra le diverse fasi sono fluttuanti nel tempo.

Shiklomanov, Tab.2 e Figg. 3 e 4, in una stima che non indica il periodo di riferimento e che evidentemente deve tener conto delle larghe approssimazioni e incertezze di un calcolo effettuato a scala globale, ipotizza i valori annui di precipitazioni, evapotraspirazione e deflusso totale per l’intero pianeta.

È da osservare che dai dati proposti si ottiene un valore medio di evapotraspirazione reale del 64% per i territori europei, in un quadro di variabilità che si estende dal 55% dell’America settentrionale al 79% del continente africano, a parte i valori pressoché nulli delle condizioni climatiche estreme dell’Antartide.

La richiesta mondiale e le criticità

Secondo un Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche (UN WATER – 2018) si stima che attualmente la richiesta globale di acqua ammonti a 4.600 km3 annui e proiezioni prevedono un incremento sino a 6.000 km3 nel 2050.

Nello stesso periodo è prevedibile un aumento della popolazione mondiale da 7,5 miliardi di persone a circa 10 miliardi, in prevalenza in zone urbane.

Grandi incrementi della popolazione sono previsti soprattutto in Africa ed in Asia.

L’utilizzo di acqua è in aumento in tutto il mondo in conseguenza della crescita della popolazione, dello sviluppo economico e del cambiamento dei modelli di consumo.

Come evidenziato in Modeling global water use for the 21st century: Water Futures and Solutions initiative and its approaches (WADA ET ALII, 2016), nell’ultimo secolo l’incremento dell’uso delle risorse idriche a livello globale è stato di sei volte.

BUREK ET ALII nel 2016 riportano che nell’ultimo decennio si è diffusamente osservato un marcato incremento dell’uso di acque sotterranee, di 800 km3 su base annua.

E poi c’è il capitolo dei conflitti. Una delle prime guerre per l’acqua risale al terzo millennio a.C. in Mesopotamia, allora divisa in varie Città-Stato sumere, dove la costruzione di un poderoso complesso di canali irrigui tra il Tigri e l’Eufrate privò delle risorse idriche la città di Umma, 200 km a sud-est dell’attuale Bagdad.

Ne seguirono una serie di conflitti, testimoniati dalla Stele degli avvoltoi conservata al museo del Louvre di Parigi.

Ma le guerre per l’acqua sono una costante della storia umana e ancora oggi in tutto il mondo esistono un gran numero di controversie, sovente in forma bellica, originate da dispute transfrontaliere sull’utilizzo di corsi d’acqua, laghi naturali, bacini artificiali e acque sotterranee.

Il diritto internazionale in merito prevede due convenzioni: la Convenzione sugli usi non navigabili dei fiumi dell’ONU e la Convenzione sulle acque transfrontaliere dei Paesi Membri della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE).

Nessuna norma sovranazionale regola l’uso delle acque sotterranee, sebbene l’Associazione idrogeologica internazionale, l’Unesco e la Commissione del diritto internazionale dell’Onu abbiano proposto una bozza di normativa, in discussione anche nell’ambito della Commissione Europea.

Dissidi sussistono sullo sfruttamento dei fiumi originati dal gruppo Himalayano.

È prevedibile che il corso del Nilo possa essere perturbato dalla costruenda grande diga della Rinascita.

Vi sono dispute intorno allo sfruttamento del Rio de la Plata, del Rio Grande, del Colorado, del Tigri, del Mekong.

Problematico è l’utilizzo condiviso dei grandi acquiferi sotterranei transfrontalieri, come quello mesozoico dell’Europa orientale o quello nubiano in Africa.

Tuttavia non mancano esempi virtuosi di cooperazione Israele e Giordania hanno stipulato un accordo nel 1994, il quale prevede l’immissione di acqua dei territori giordani nel lago di Tiberiade israeliano in inverno e la restituzione tramite pompaggio nel periodo estivo.

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Un trattato del 1960 sull’utilizzo delle acque dell’Indo tra India e Pakistan è rimasto in vigore ed è stato rispettato anche durante due guerre.

Per le acque sotterranee un finanziamento internazionale si pone l’obiettivo di razionalizzare lo sfruttamento in comune dell’acquifero del Guarani, condiviso fra diverse nazioni dell’America del Sud.

Indubbiamente le soluzioni a tali dispute risiedono nella volontà politica di cooperare pacificamente per l’utilità di tutti.

Ma appare imprescindibile migliorare le conoscenze e la raccolta di dati del settore.

Un passo avanti sembra essere stato compiuto con l’adozione di indicatori comuni standardizzati in materia di carenza idrica e siccità, quali ad esempio l’indice SPI (Standardized Precipitation Index) per la siccità meteorologica, l’indice fAPAR (fraction of Absorbed Photosynthetically Active Solar Radiation) per l’impatto della siccità sulla vegetazione e l’indice WEI+ (Water Exploitation Index Plus) per la pressione sulle risorse idriche dovuta alle estrazioni d’acqua.

Ma è necessario fare di più.

Fonte @ISPRA

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