Fiocco di prosciutto PAT Campania

Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Campania

In provincia di Avellino, nelle zone di Mugnano, Vallo di Lauro e Baiano, zone di grande tradizione per quanto concerne la produzione di salumi, si ottiene, dalla coscia del maiale, il fiocco di prosciutto, detto anche culatello di Mugnano.

È un salume affumicato, con una forma che ricorda quella di una pera; è di piccole dimensioni, che vanno dai 10-15 centimetri di diametro e 15-20 di lunghezza. Il fiocco di prosciutto si ricava dal muscolo attorno al femore delle cosce posteriori del maiale, che subisce una lavorazione lunga e precisa: dopo la macellazione, la coscia viene frollata e privata del muscolo, salata, insaccata in budello naturale e legata.

La lavorazione procede con la fase di picchettatura e asciugatura, che deve avvenire in locali areati; in seguito, il salume viene affumicato con legna di quercia o di faggio, e lasciato stagionare per circa 40 giorni. Il fiocco di prosciutto è un salume pregiatissimo la cui preparazione è quasi rituale: il pregio delle sue carni, la lavorazione di carattere artigianale, la lunga stagionatura e la delizia del suo sapore ne fanno un prodotto “speciale”, il cui consumo, tradizionalmente avviene nelle occasioni particolari.

Territorio di produzione

Provincia di Avellino, nelle zone di Mugnano, Vallo di Lauro e Baiano

Susina pazza, Scarrafona e Turcona PAT Campania

La coltivazione del susino nell’area Vesuviana risale ai secoli scorsi e tuttora sono presenti varietà di rinomata fama e di particolare pregio per le caratteristiche organolettiche dei loro frutti. Tra queste spiccano le varietà “Pappacona”, “Pazza”, “Turcona” e “Scarrafona” che hanno in comune le ottime qualità gustative, la ridotta serbevolezza ma anche una scarsa resistenza alle manipolazioni.

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Uva coda di volpe rossa PAT Campania

Il suo nome deriva dal latino “Cauda Vulpium”, per la caratteristica forma del grappolo lunga, affusolata e compatta che ricorda appunto la coda della volpe. La storia è particolarmente affascinante se si considerano oltre all’antichità che ne contraddistingue le origini anche i numerosi casi di sinonimia e omonimia segnalati da numerosi studiosi. Il primo a citarla è Plinio il Vecchio nel libro XIV del suo famoso Naturalis Historia che, trattando dei vitigni adatti ad essere allevati con il sistema della pergola scrive: “minus tamen, caudas vulpium imitata, alopecia”. Fu il Porta nel 1584 a sostenere che con il nome di Coda di Volpe si coltiva un vitigno identificabile con le uve alopecia sebbene tale ipotesi non fosse suffragata da elementi certi. Ne fa menzione anche Giuseppe Frojo nell’atlante ampelografico risalente al 1875.

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Sciroppo di arancia bionda PAT Campania

In provincia di Salerno ed in particolare nell’Agro Sarnese Nocerino, è molto diffusa la coltivazione delle arance bionde, dalle quali si ottiene una gustosa spremuta. Per poterne consumare il succo anche fuori stagione, si è diffusa negli ultimi decenni la produzione di uno sciroppo di arance, ottenuto dal succo delle arance filtrato, portato all’ebollizione ed addizionato di zucchero. Tale prodotto, al cui nome è legato quello del comune di Sant’Egidio Montalbino, viene diluito con acqua e destinato, per lo più, al consumo casalingo, anche se si può trovare in vendita sul mercato locale.

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