Coordinare l’azione a difesa della Biodiversità Europea. La rete Natura 2000

A DIFFERENZA DELL’UOMO, la natura e la vita naturale non conoscono confini. Molte specie, ad esempio, migrano in base alle stagioni, a volte spostandosi per lunghe distanze in Europa e nel mondo intero in cerca di aree ottimali per cibarsi, riprodursi e svernare.

Anno dopo anno tornano nelle stesse zone e lungo il tragitto sostano in siti a loro conosciuti, usando precise rotte migratorie. Ecco perché, se un paese si impegna a tutelare le aree di riproduzione di una determinata specie sul proprio territorio senza essere seguito in questo da altri paesi, a lungo termine la specie potrebbe non sopravvivere e la sua popolazione continuerà a diminuire.

Da tempo gran parte dei paesi europei si è dotata di una normativa per conservare la preziosa flora e fauna e le aree naturali. Tuttavia, nonostante l’effetto di queste leggi possa essere significativo a livello nazionale, l’impatto globale sulla sopravvivenza delle specie è spesso alquanto limitato.

Coordinare l’azione in tutta l’Unione europea

Riconoscendo la necessità di coordinare le misure di conservazione della biodiversità europea, l’UE ha adottato una serie di leggi ad ampio respiro attualmente in vigore nei 27 paesi. Queste leggi definiscono i criteri di conservazione della natura in Europa e, per la prima volta, consentono a tutti gli Stati membri di collaborare per raggiungere gli stessi
obiettivi nell’ambito di un unico e solido quadro giuridico, al fine di tutelare habitat e specie di valore nella loro area di ripartizione naturale in Europa, a prescindere dai confini politici o amministrativi.

Esse, inoltre, sono alla base dell’impegno dell’UE di arrestare la perdita della biodiversità. La cosiddetta direttiva “Uccelli” è stata la prima a essere adottata nel lontano 1979. Essa protegge tutti gli uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico in Europa ed è volta a conservare gli habitat principali delle specie rare, vulnerabili o minacciate come l’aquila reale Aquila chrysaetos, la spatola Platalea leucorodia o la bigia di Cipro Sylvia melanothorax, nonché degli uccelli migratori in generale.

Questa normativa è stata integrata, a distanza di 13 anni, dall’adozione della cosiddetta direttiva “Habitat”, che ha introdotto misure di protezione analoghe a quelle della direttiva Uccelli estendendo il campo di applicazione ad altre piante e animali rari, minacciati o endemici, ovvero a più di 1 000 specie in totale.

Per la prima volta si è puntato anche alla conservazione di alcune delle tipologie di habitat più caratteristiche ma, al tempo stesso, più rare e minacciate d’Europa come brughiere, torbiere e praterie costiere.

Un nuovo approccio alla conservazione

Le due direttive costituiscono l’iniziativa più ambiziosa e su più ampia scala mai intrapresa a tutela della biodiversità europea. Per molti versi adottano un nuovo approccio alla conservazione, in quanto tengono conto della complessità degli habitat europei e della vita naturale ad essi associata, oltre che della nuova sfida legata alla messa a punto di un efficace sistema di conservazione in così tanti paesi, regioni e culture diversi.

Tanto per cominciare la legislazione non si concentra più esclusivamente sulle singole specie. Uno degli insegnamenti più importanti della conservazione dell’ambiente negli ultimi decenni è che le specie possono prosperare solo in presenza di habitat salubri e resistenti. Le direttive, pertanto, attribuiscono priorità tanto alla conservazione degli habitat per la flora e la fauna selvatiche quanto alla tutela delle specie stesse.

Inoltre, l’esperienza dimostra che non è sufficiente proteggere i singoli siti. Sacche naturali isolate all’interno di un generale sfruttamento intensivo del territorio non potranno sopravvivere a lungo termine se, al loro interno, la vita naturale è impossibilitata a muoversi o a spostarsi in altre zone adeguate.

È necessario, invece, dotarsi di una rete ecologica coesa di aree protette, che consenta alle specie di flora e di fauna di maggiore valore di mantenere una popolazione vitale nelle aree di ripartizione naturale in Europa.

Questa rete, in quanto tale, sarebbe molto più importante delle varie parti che la costituiscono. Infine, un altro tratto distintivo delle due direttive dell’UE è il riconoscimento del fatto che l’uomo è parte integrante della natura e che la sinergia tra uomo e natura è vitale.

Questo principio è sancito dalla direttiva Habitat, in base a cui le misure di conservazione devono “tenere conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali della zona interessata”. Ciò rappresenta una rottura con il più tradizionale approccio dall’alto verso il basso delle classiche riserve naturali, che escludono sistematicamente le attività antropiche.

La normativa europea adotta un approccio diverso. Pur esistendo alcuni siti così vulnerabili da non tollerare alcuna ingerenza antropica, ne esistono molti altri in grado di sopravvivere in armonia con l’essere umano. Alcuni rivestono un certo valore proprio per il modo in cui sono stati gestiti, grazie a una strategia improntata alla loro conservazione.

L’obiettivo non è bloccare del tutto le attività economiche, bensì definire i parametri con cui possano essere sviluppate tutelando, al contempo, la biodiversità europea. In tal modo le direttive dell’UE rappresentano un porto sicuro per numerosi altri animali, piante e caratteristiche naturali che, pur essendo più comuni, sono altrettanto importanti per il patrimonio naturale europeo.

Le direttive “Uccelli” e “Habitat”: come funzionano in concreto?

Pur essendo state adottate in periodi diversi, le due direttive dell’UE si compongono di misure analoghe volte a salvaguardare la vita naturale e gli habitat più minacciati, vulnerabili, rari ed endemici d’Europa.

Da una parte proteggono le specie in sé. La cattura, l’uccisione o la raccolta deliberata di piante e animali selvatici è quindi rigorosamente vietata tranne che per motivazioni specifiche e ben giustificate legate, ad esempio, alla salute pubblica. Anche attività quali caccia e pesca sono regolamentate per garantirne la sostenibilità nel tempo.

Dall’altra le direttive proteggono anche i principali habitat in cui vivono queste specie. Ogni Stato membro è obbligato a individuare siti importanti per la conservazione di alcune specie rare e in via d’estinzione e tipologie di habitat di interesse comunitario presenti sul proprio territorio per includerli in una rete europea di siti protetti chiamata rete Natura 2000. Una volta istituiti, i siti Natura 2000 devono essere gestiti in maniera tale da garantire la sopravvivenza a lungo termine delle specie e delle tipologie di habitat per le quali vengono creati.

Piani d’azione europei per le specie – la formula per il successo

Dal 1993 la Commissione europea ha promosso lo sviluppo e l’attuazione di piani d’azione per la conservazione a livello europeo di circa 50 delle specie d’uccelli maggiormente a rischio d’estinzione menzionate nella direttiva Uccelli.

Ognuno di questi piani definisce le priorità di conservazione più importanti per la specie in oggetto nella sua area di ripartizione naturale in Europa, elencando le misure necessarie per tenerne conto. Questi piani si sono rivelati molto efficaci. Dalla loro attuazione, la maggioranza delle specie coinvolte è aumentata di numero o si è distribuita su una porzione più ampia di territorio.

Tra i piani più riusciti figurano quelli riguardanti il pellicano crespo Pelecanus crispus, l’aquila imperiale Aquila heliaca e la berta di Madera Pterodroma madeira, le cui popolazioni sono aumentate del 20% o più.

Visto il successo ottenuto, la Commissione ha iniziato a sviluppare piani d’azione europei per altre specie minacciate di interesse comunitario menzionate nelle due direttive sulla natura.

La rete europea Natura 2000

La rete Natura 2000, una rete ecologica compatta di siti protetti che attraversa tutti i 27 paesi dell’UE, è l’essenza stessa delle due direttive comunitarie sulla natura. Alla fine del 2007, la rete contava circa 25 000 siti che, complessivamente, si estendono su quasi un quinto del territorio europeo. Molti dei paesi orientali dell’Europa ospitano ancora un’ampia varietà di aree naturali di valore e danno rifugio a nutrite popolazioni di specie e ad habitat pressoché scomparsi dall’Europa occidentale, oltre ad accogliere la flora e la fauna caratteristica del proprio territorio.

La varietà dei siti Natura 2000 appartenenti alla rete, è davvero straordinaria. Alcuni hanno dimensioni inferiori all’ettaro, altri si estendono su vaste zone di migliaia di chilometri. Alcuni si trovano in zone estremamente sperdute (per esempio, in mare aperto), altri nelle capitali, ma la maggioranza è parte integrante della campagna europea e, in quanto tale, è caratterizzata da un complesso mosaico di habitat e di diverse forme di sfruttamento del territorio.

FONTE @NATURA 2000 – Proteggere la biodiversità in Europa

SINGAPORE: EFFICIENZA E CIRCOLARITÀ DELLE RISORSE

Per creare una città pulita, efficiente e vivibile e ridurre la dipendenza dalle importazioni di risorse naturali per le costruzioni, Singapore ha introdotto una serie di innovazioni dal 2005 per integrare la sostenibilità ambientale nella costruzione delle sue infrastrutture. Il “green buildings “(compresi uffici, edifici universitari, edifici di trasporto pubblico e altre strutture) hanno adottato…

Leggi di +

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *