Castagna di Mezzomonte PAT Friuli Venezia Giulia

Prodotto Agroalimentare Tradizionale del Friuli Venezia Giulia

Il nome di questa cultivar, e quindi quello del relativo frutto (castagna), deriva dalla frazione di Mezzomonte di Polcenigo, indicando la sua antica presenza in zona e il suo forte legame con il territorio. Al pari di altre varietà coltivate nella stessa zona, ha trovato ottimali condizioni pedoclimatiche nella fascia prealpina in esame, grazie all’adeguata altitudine, alla buona esposizione al sole e al terreno sub-acido, fattori che permettono alle piante di castagno di vegetare in modo ottimale e di fornire buone produzioni sia in termini quantitativi che qualitativi.

I dati seguenti relativi alla descrizione della cultivar in esame, sono tratti dalle schede “Castagna di Mezzomonte” di Guzzinati e Donato (s.d.), Guzzinati et al. (1990) e Youssef et al. (2000).

Albero:

  • Vigore: medio
  • Portamento: espanso, chioma conico-globosa.
  • Corteccia del tronco: presenta profondi solchi longitudinali
  • Rami: internodi medio-lunghi, corteccia generalmente liscia e solcata longitudinalmente con lenticelle grosse di forma arrotondata; gemme di forma conica e di colore verde-giallastro.
  •  Foglie: lanceolate, medie (l = 17-19 cm, l = 5,5-6 cm), base a graffa o ad angolo ottuso, apice appuntito; lembo ondulato, margine seghettato, con dentature meno serrate rispetto al Marrone striato del Landre; pagina superiore di colore verde scuro molto intenso, quella inferiore è poco più chiara, priva di tomentosità e con nervature mediamente evidenti; picciolo di media lunghezza.
  • Epoca di germogliamento: intermedia; I decade di maggio.
  • Epoca fioritura: intermedia; II-III decade di giugno
  • Amenti: medio-lunghi (15-20 cm), con fiori longistaminei e polliniferi
  • Infiorescenze femminili: 1-2 per amento androgino
  • Ricci: dimensioni medie, forma tendenzialmente ellissoidale talora sferica, contenenti in media 2-3 frutti; deiscenza in 2-3 valve; aculei relativamente lunchi e poco serrati tra loro (Fig. 2)
  • Produttività: buona (oltre 50 kg/pianta).
  • Pezzatura: medio-grossa (h =28,4 mm, l =35,1 mm, sp = 21 mm, peso medio = 11,6 g).
  • Forma: tendenzialmente ellittica con apice poco appuntito e base arrotondata.
  • Pericarpo: di colore marroncino-avana, percorso da striature più scure, evidenti, ma più distanziata rispetto al Marrone Striato.
  • Cicatrice ilare: di medie dimensione (h = 11,3 mm, l = 23 mm).
  • Seme: episperma: poco aderente, non penetra in profondità nel seme; solcature: rare; plurispermia: assente.

Frutto

  • Pezzatura: medio-grossa (h =28,4 mm, l =35,1 mm, sp = 21 mm, peso medio = 11,6 g).
  • Forma: tendenzialmente ellittica con apice poco appuntito e base arrotondata.
  • Pericarpo: di colore marroncino-avana, percorso da striature più scure, evidenti, ma più distanziate rispetto al Marrone Striato.
  • Cicatrice ilare: di medie dimensione (h = 11,3 mm, l = 23 mm).
  • Seme: episperma: poco aderente, non penetra in profondità nel seme; solcature: rare; plurispermia: assente.
Tradizionalità

La presenza del castagno nel passato risultò molto importante per le popolazioni della zona, le quali trovarono nei frutti una importante fonte di amidi, grassi, proteine, sali minerali e vitamine, tanto che le castagne e i marroni furono designati con l’appellativo di “pane dei poveri”, dati i loro molteplici impieghi compresa la trasformazione in farina. Al giorno d’oggi questa pratica in loco è ormai caduta in disuso.

Le importanti dimensioni di alcuni castagni ultracentenari, le testimonianze orali degli anziani, le fotografie storiche, la toponomastica e le fonti bibliografiche antiche (a partire dal XIII secolo) (Fadelli, 2014), confermano la coltivazione secolare del castagno nelle zone prealpine del Friuli occidentale.

Sono ancora vive nella memoria degli anziani di Mezzomonte e dintorni le persone, soprattutto donne, che fin dopo la seconda guerra mondiale scendevano al piano con le castagne e i marroni che venivano venduti o barattati con fagioli, farina di mais o di frumento (Fadelli, 2014).

Le tecniche di allevamento del castagno, tramandate di generazione in generazione, si stanno lentamente modificando, grazie all’utilizzo della piccola meccanizzazione, rendendo così meno gravoso il duro lavoro dei produttori nelle varie fasi di lavorazione.

L’importanza storica della castanicoltura nella pedemontana Pordenonese è attestata dalla tradizionale “Sagra della Castagna di Mezzomonte”, a Ottobre, che nel 2016 è giunta alla 31° edizione.

Infine, si è proceduto a raccogliere la dichiarazione (in forma di autocertificazione) di due signore che affermano di aver partecipato alla produzione del prodotto, di aver assistito alla produzione dello stesso, averlo consumato, aver assunto informazioni su questo particolare tipo di marrone prima del 1992:

  • sig.ra Anelida Borghese, Polcenigo (PN) (classe 1946);
  • sig.ra Gabriella Donadel, Polcenigo (PN) (classe 1950).

Territorio di produzione: Ben si adatta alla zona prealpina dell’alta pianura pordenonese

Castagna di Mezzomonte PAT Friuli Venezia Giulia

Il nome di questa cultivar, e quindi quello del relativo frutto (castagna), deriva dalla frazione di Mezzomonte di Polcenigo, indicando la sua antica presenza in zona e il suo forte legame con il territorio. Al pari di altre varietà coltivate nella stessa zona, ha trovato ottimali condizioni pedoclimatiche nella fascia prealpina in esame, grazie all’adeguata altitudine, alla buona esposizione al sole e al terreno sub-acido, fattori che permettono alle piante di castagno di vegetare in modo ottimale e di fornire buone produzioni sia in termini quantitativi che qualitativi.

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Argjel PAT Friuli Venezia Giulia

Si tratta di un metodo tradizionale ampliamente radicato di stagionatura e conservazione di un prodotto usato anche per il condimento di certe pietanze. Si trova riferimento della consuetudine di preparare e consumare l’Argjel nel libro di Cossar, “La carne suina nell’alimentazione tradizionale friulana. Il folklore italiano”, pubblicato nel 1929.

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Sassaka PAT Friuli Venezia Giulia

Lardo e pancetta di maiale speziati, macinati e conservati in vasi di vetro. Il lardo e la pancetta stesa crudi vengono posti sotto speziatura con sale e pepe e bagnati con vino nel quale era stato posto a macerare dell’aglio bianco. Dopo circa una settimana, i tranci vengono messi ad asciugare per essere poi affumicati

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