BOUDIN PAT

Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Valle d’Aosta

Vi sono tantissime ricette per realizzare i boudin, che differiscono a seconda della zona di produzione. Il colore violaceo di questo insaccato è dovuto alla presenza di sangue di maiale fresco; ma nell’Alta Valle, e in particolare nella Valdigne, si aveva l’abitudine di mescolare le barbabietole (in patois le carotte rodze) alla carne; questa pratica si è talmente diffusa che il sangue di maiale è, nella maggior parte dei casi, sostituito dalla verdura altamente “colorante”, anche se il poco sangue rende il prodotto decisamente più dolce.

In Bassa Valle si usa un’alta percentuale di patate… Insomma, ogni zona ha il suo boudeun; se vogliamo tirare le fila di queste varianti, possiamo dire che in generale si fanno lessare patate e barbabietole, si sbucciano e si passano al tritacarne assieme al lardo, si aggiungono spezie e aromi quali sale, pepe, cannella, chiodi di garofano macinati, noce moscata e aglio precedentemente schiacciato e macerato per alcune ore nel vino rosso. Una volta insaccata la pasta nei budelli, bisogna legare il tutto ad intervalli regolari, creando i vari “pezzi” della catena, in patois chiamati dèi, ossia dita. Attenzione però, perché la pasta dei boudeun è estremamente tenera, e compattare l’impasto con lo spago richiede una buona manualità!

Si possono consumare freschi o stagionati; bisogna farli asciugare per un periodo variabile, dai sette ai trenta giorni, e controllarne attentamente lo stato. Il locale idoneo scelto per questa delicata operazione deve essere ben arieggiato e molto fresco, per non compromettere tutto il precedente lavoro di elaborazione! Se si intende invece prolungare la maturazione, è necessario mettere questo salame sottovuoto.

Olio di noci PAT Valle d’Aosta

Al giorno d’oggi l’olio di noci è ottenuto tramite spremitura a freddo, tecnica che permette di mantenere le caratteristiche gustative ed olfattive tipiche della materia prima. Un tempo invece, la pasta ottenuta dalla macina dei gherigli veniva scaldata e mescolata per poi essere messa nel torchio. Il residuo solido della torchiatura si chiama troillet, un…

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