Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

La storia

Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni custodisce testimonianze di grande valore per la storia e le civiltà del Mediterraneo. Queste terre conservano significativi caratteri tradizionali, riscontrabili nell’organizzazione del territorio, nei percorsi, nel sistema degli insediamenti e nella struttura delle coltivazioni. Questo assetto storicamente stratificato e la presenza di siti di importanza mondiale quali Paestum, Velia e la Certosa di Padula, rendono i valori storico culturali di questo territorio di straordinario interesse.

La presenza dell’uomo in queste terre risale addirittura al Paleolitico inferiore (500.000 anni fa), come dimostrano le tracce di Homo erectus ritrovate a Marina di Camerota. La frequentazione è seguita per tutto il Paelolitico, certamente favorita dalla diffusa presenza di grotte e anfratti che venivano utilizzati come rifugio.

Risalgono al Paleolitico medio i numerosi resti attribuibili a Uomo di Neanderthal; si tratta di prevalentemente di strumenti di pietra utilizzati per la caccia, rinvenuti non solo sulla fascia costiera (nella zona tra Marina
di Camerota e Capo Palinuro, nelle grotte della Cala, del Poggio e nella Grotta grande di Scario) ma anche sui Monti Alburni.

Sono le stesse località che più tardi frequenterà Homo sapiens, le cui tracce si ritrovano nelle grotte costiere, in quelle dislocate lungo i percorsi di crinale (Grotte di Castelcivita) e del Vallo di Diano (Pertosa).

Ed è proprio attraverso questi antichi sentieri che le comunità locali entrarono in contatto con popolazioni appenniniche o che risalivano dalle coste adriatiche, come dimostrato dalla similitudine nella forma degli oggetti rinvenuti in altri siti.

Questa organizzazione delle attività diviene consolidata nell’Età del Bronzo, allorché l’utilizzo dei sentieri della transumanza diviene diffuso e si moltiplicano i traffici e gli scambi.

Ma lo stesso fenomeno avviene contemporaneamente via mare: il Cilento
diviene un crocevia tra popolazioni di culture e provenienza diversissime.


La fondazione dell’emporio greco di Ischia e di quello di Cuma innestarono scambi e interazioni tra locali e greci, che giunsero in queste zone probabilmente sulle antiche rotte dell’ossidiana.

Gli inizi del VI a.C. videro la nascita di una nuova potenza sul tirreno: Poseidonia, che diventerà la romana Paestum, fondata dai Sibariti, che qui giunsero percorrendo i sentieri appenninici.

Dal mare giunsero invece i Focei, provenienti dall’Asia Minore, che nel 540
a.C., con il sostegno di Poseidonia, fondarono Elea, la città di Parmenide e della sua scuola Filosofica Eleatica, una delle più importanti e famose del mondo classico.

Elea divenne anche un importante centro di scambi commerciali, grazie ai
suoi due porti e alla vicinanza con Poseidonia. Nel corso dell’età arcaica molte altre località del Vallo di Diano crearono e mantennero strette relazioni commerciali con le città greche del mar Ionio e del Tirreno.

Alla fine del V secolo a.C. i Lucani occuparono Eboli, Pontecagnano, Poseidonia. Durante tale dominazione tutta l’area visse un periodo di notevole splendore .

Nel 273 a.C. i Romani, in inarrestabile espansione verso il Meridione, fondarono Paestum e cinque anni dopo Picentia (con genti che erano state deportate dal Piceno), in un punto approssimativamente identificabile con l’attuale Pontecagnano.

Seguì un grande sviluppo dei centri dell’interno, a partire dal II secolo d. C., con una forte ripresa di vitalità della fascia costiera, ricca di ville. L’insabbiamento dei porti e l’imperversare della malaria contribuirono al successivo decadimento. Quando vita ed attività commerciale ripresero, il centro propulsore della civiltà si era oramai spostato a nord, con Salerno che divenne il centro più prestigioso dell’intera zona, vivendo momenti di significativa importanza politica e culturale.

A seguito della caduta dell’Impero di Occidente (VI secolo d.C.) anche il Cilento fu oggetto di dominazioni barbariche e terra di conflitti. Elementi di interesse nel corso di questi secoli sono certamente l’imposizione feudale dei Longobardi – che diede vita ad una profonda riorganizzazione del territorio – e il diffondersi del Monachesimo Basiliano.

Continuò la commistione tra culture differenti, nacquero monasteri e abbazie in cui convivevano il rito greco e quello latino. A questo periodo risalgono alcune gemme quali la Badia di Pattano, con la Cappella di S.Filadelfo, e gli affreschi della Cappella Basiliana a Lentiscosa.

Nel 1076 il Cilento venne conquistato dai Normanni, che introdussero il latifondo attribuendo grandi estensioni terriere a diversi baroni. Inizia un periodo di intenso sfruttamento della popolazione contadina, che proseguì anche sotto le successive dominazioni dei Sanseverino, degli Svevi e degli Angioini, provocando spesso sanguinarie rivolte.

Carlo II d’Angiò separò le terre dell’Irpinia e del Beneventano dal principato di Salerno (Principato Ultra e Principato Citra), una divisione giunta poi fino all’Unità d’Italia.

Negli anni successivi il Cilento è tornata ad essere un’area a prevalente vocazione rurale, contraddistinta però da un’economia non florida che ha innescato pesanti fenomeni di immigrazione – soprattutto nel secondo dopoguerra – e l’abbandono della montagna.

Negli ultimi anni questo andamento si è invertito e numerose iniziative di valorizzazione turistica hanno ridato smalto a questi luoghi, in particolare ai borghi, ancora oggi ricchi di chiese, palazzi nobiliari e fortificazioni.

I BENI

PAESTUM (CAPACCIO)

Parco del CIlento – Paestum

Sono davvero notevoli la suggestione e la maestosità delle imponenti rovine dei templi dorici di Paestum, a buon diritto uno dei più rilevanti centri archeologici d’Italia. Situata nella piana del fiume Sele, presso la costa sud-orientale del golfo di Salerno, il territorio di Paestum si estende a sud fino a Punta Licosa e ad est fino alle propaggini estreme dei monti Alburni.

Il rinvenimento in località Gaudo di un’estesa necropoli dell’età del Ferro ci fornisce testimonianza del fatto che già in età remota, popolazioni indigene abitavano la zona di Paestum.

Fu comunque verso la fine del VII secolo a.C. che venne fondata da parte di coloni greci prevenienti da Sibari una città cui fu dato il nome di Poseidonia, (città, cioè, dedicata al dio Poseidone ).

Divenuta una città florida – forse il più grande centro agricolo e marittimo dell’intera piana del Sele e della Lucania – intorno al 400 a.C. venne conquistata dai Lucani che le diedero il nome italicizzato di Paistom o Paistos.
Non sono note le circostanze che nel 273 a.C. portarono alla conquista della città da parte di Roma in seguito alla quale il nome divenne Paestum.

I Romani costruirono a Paestum diversi edifici tra i quali il Foro, le Terme, il Tempio Italico, l’Anfiteatro. Pur risultando ancora abitata nell’alto Medioevo, Paestum fu poi abbandonata per la malaria e per le incursioni dei Saraceni.

Le rovine restarono pressoché sconosciute e dimenticate tra roveti e boscaglie – pur essendo note dal ‘500 – fin quasi alla metà del XVIII secolo, allorché la decisione di Carlo III di Borbone di aprire la strada corrispondente all’attuale statale fece in modo che venissero riscoperte e rese visitabili.

VELIA (ASCEA)

Velia – Ascea

Due narrazioni, la prima di Erodoto (Storie, I, 163-167) e l’altra di Antioco di Siracusa riportata da Strabone nella sua Geografia (VI 1,1), non troppo disomogenee tra loro, consentono di apprendere le fasi della nascita di Velia (nome latino di Elea) con buona ricchezza di dettagli.

Secondo quanto afferma Antioco, allorché Argago, generale di Ciro, conquistò Ela, tutti coloro che riuscirono a sfuggirgli si imbarcarono sulle navi insieme alle famiglie, giungendo dapprima in Corsica e poi a Marsiglia. Da qui, scacciati, navigarono verso Sud, sbarcando sulle coste cilentane e fondando Elea, a circa duecento stadi di distanza da Poseidonia.
La città fu eretta su un promontorio, anticamente sul mare ma attualmente distante da questo circa 0,5 km, a causa dell’avanzamento della linea di costa. Il promontorio fu la sede del primo insediamento in età arcaica (poco dopo il 540 a.C.); in seguito la città si estese verso il basso, con la nascita di aree abitative nella pianura. Elea fu, assieme a Paestum, alleata di Roma, a cui fornì alcune navi nel corso della guerra contro Annibale.

Mantenne però strenuamente la sua libertà e la sua identità greca, anche in epoca imperiale.

Verso la fine dell’età repubblicana, Velia divenne una località assai rinomata grazie al suo clima, che fece sì che personaggi altolocati della società romana vi costruissero le loro ville.

L’economia di Velia fu gravemente colpita dall’insabbiamento dei porti, al punto che quello meridionale fu adibito a necropoli.

Nel Medioevo divenne sede vescovile. Mentre la parte bassa fu abbandonata abbastanza presto, sull’acropoli venne costruito un castello che cancellò del tutto il tempio ionico sottostante. Nel XVII secolo, infine, venne definitivamente abbandonata.

LA CERTOSA DI SAN LORENZO (PADULA)

Certosa di San Lorenzo (Padula)

Con la sua imponente complessità il monumento che si trova ubicato sotto la collina su cui sorge il paese di Padula, è uno dei monasteri più grandi del mondo (51.000 mq) e sicuramente uno dei più magnifici tra quelli europei per sfarzo architettonico e tesori d’arte.

Originariamente chiamata “Certosa di S. Lorenzo” ed appartenuta ai monaci basiliani, fu fondata nel 1306 da Tommaso Sanseverino, signore di Marsico e del Vallo di Diano, che la donò all’ordine dei certosini.

La struttura è quella tipica delle certose: nella parte alta si trovano gli alloggi dei padri certosini che vi conducevano una vita ascetica; in quella bassa stavano i conversi, che si occupavano dell’amministrazione dei beni dell’ordine, delle attività agricole ed artigianali, curando inoltre i rapporti con le comunità locali.

Intorno alla corte esterna vi erano la spezieria, l’abitazione dello speziale e la foresteria. L’edificio religioso, con chiostri e chiesa barocca, è circondato da una grande cinta muraria all’interno della quale sorge il “Giardino della Clausura”.

L’aspetto prevalente dei vari corpi della Certosa, che si narra abbia ospitato Carlo V nel 1535, è barocco (XVII – XVIII secolo).

In un angolo del chiostro del piccolo cimitero si trova la Cappella del Fondatore, che contiene il sarcofago di Tommaso Sanseverino. All’interno un’elegante scala ellittica in pietra conduce all’antisala della grandiosa biblioteca.

Il complesso, terminato nell’800, pur avendo subito nel corso dei secoli molte trasformazioni, ha sempre conservato la stessa struttura.

Quando Bonaparte conquistò il regno di Napoli, gli ordini monastici furono soppressi e la Certosa cadde in disgrazia.

Cessata la dominazione francese i Certosini tornarono al monastero. Oggi la
Certosa, divenuto centro vitale di iniziative culturali, ospita il Museo Archeologico della Lucania Occidentale.

CILENTO – Certosa di San Lorenzo

Fonte @ Ministero dell’Ambiente

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