Castagno, Castanae sativa

Caratteristiche botaniche:

Nome comune: Castagno
Famiglia: Fagaceae
Pianta monoica/dioica: monoica
Portamento: arboreo

Castagno (castanea sativa)


Foglie: vegeta tardivamente emettendo foglie oblunghe, lunghe fino a 20 cm, di colore verde scuro. La colorazione autunnale in ottobre è giallo oro

Fiori: infiorescenze unisessuali maschili ad amento di color bianco crema, fortemente odorose

Frutti: capsule spinose con frutti (castagne) commestibili

Periodo di dispersione del polline: G F M A M G L A S O N D

Impollinazione: entomofila e anemofila

Il castagno europeo (Castanea sativa, 1768), in Italia più comunemente chiamato castagno, è un albero appartenente alla famiglia delle Fagaceae e al genere Castanea, di cui è l’unica autoctona presente in Europa. Negli ultimi decenni è stato sovente introdotto, per motivi fitopatologici, il castagno giapponese (Castanea crenata). Le popolazioni presenti in Europa sono perciò principalmente riconducibili a semenzali di castagno europeo o a castagni europei innestati sul giapponese o a ibridi delle due specie.

In Italia vegeta nella zona fitoclimatica del Castanetum, a cui dà il nome, estendendosi anche nelle zone più fresche del Lauretum, per introduzione da parte dell’uomo. In genere si ritrova su quote variabili dai 200 metri s.l.m. fino agli 800 m nelle zone alpine, mentre nell’Appennino meridionale può spingersi fino ai 1000-1300 metri. La distribuzione è frammentata perché legata a particolari condizioni climatiche e geologiche. La maggiore diffusione si ha perciò in tutto il versante tirrenico della penisola, dalla Calabria alla Toscana e alla Liguria, e nel settore occidentale dell’arco alpino piemontese. Nel versante adriatico e nel Triveneto la sua presenza è sporadica e nella Pianura Padana è praticamente assente. Nelle isole è presente in areali frammentati nelle isole maggiori, circoscritti alle stazioni più fresche. La concentrazione di maggior rilievo si ha in Campania, (Irpinia) che contribuisce per circa il 50% all’intera produzione nazionale di castagne.

È dunque una tipica essenza degli ambienti boschivi collinari e di quelli montani di bassa quota. L’ecosistema forestale tipico del castagno è la foresta decidua temperata mesofila, dove forma associazioni in purezza o miste, affiancandosi alle Quercus (per lo più farnia e roverella), al frassino, al carpino nero, al noce, al nocciolo, ecc. Per le sue caratteristiche è una specie strettamente associata alla roverella, tipica mesofita della foresta mediterranea decidua.

La diffusione del castagno nella storia

Un vecchio e maestoso esemplare in Inghilterra, con una circonferenza del fusto di quasi 10 metri.castagno secolare in Scozia

Sul castagno c’è una sostanziale incertezza in merito al suo “indigenato”, ovvero alla sua origine, ai processi che ne hanno determinato la sua distribuzione e alla natura delle formazioni forestali in cui è presente. In passato si riteneva che la specie fosse originaria del bacino sudorientale del Mar Nero (regioni del Ponto e del Caucaso occidentale) e che da qui fu propagato, nel corso dei secoli, dai Greci e dai Romani. Secondo più recenti teorie che si basano su studi palinologici, si ritiene che il castagno abbia trovato rifugio in alcune limitate zone durante l’ultima glaciazione (Würm), quando è avvenuta una generale contrazione delle superfici forestali in Europa. La più grande e riconosciuta zona rifugio si localizza nel Caucaso e nel nord dell’Anatolia. Altre zone rifugio si sono individuate in Italia nei versanti tirrenici dell’Appennino settentrionale e centrale dalla Liguria al Lazio e nelle zone collinari nei pressi del lago di Garda (Monti Lessini, Colli Berici e Colli Euganei), in Spagna lungo le coste della Cantabria e in Galizia, in Francia nei pressi del dipartimento di Isère, ed infine in Grecia nei rilievi del Peloponneso, della Tessaglia e della Macedonia Centrale. Dopo la glaciazione il castagno ha visto una forte espansione ad opera dell’uomo già a partire dal periodo Neolitico assieme al noce da frutto e alle colture cerealicole.

La massima diffusione in tutta l’Europa ebbe inizio con i Greci, fu ampliata dai Romani e proseguì ininterrottamente nel corso del Medioevo per opera degli ordini monastici. Lo scopo di questa estensione era la sua duplice funzione, come risorsa amidacea (castagne) e tecnologica (legname da opera).Castagni in Galizia (Spagna), la regione spagnola con la maggiore vocazione per la castanicoltura.Castagno secolare in Corsica

La crisi del castagno ebbe inizio a partire dal Rinascimento, presumibilmente in concomitanza con il progresso tecnico in agricoltura e con il crescente sviluppo della cerealicoltura.

Da allora e fino all’Ottocento, il castagno subì un lento e progressivo abbandono, nonostante si verificassero espansioni di portata locale che, nel corso dei secoli, fecero variare la distribuzione della castanicoltura, almeno in Italia.

Frutti

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