Todi

Borghi d’Italia

Elevata su un’altura a dominio della valle del Tevere, Todi m.400, ha negli ultimi decenni mutato la sua caratteristica tradizionale di centro agricolo e produttivo assumendo una forte connotazione terziaria: turistico-culturale ma anche tecnologica (parcotecnologico agroalimentare di Pantalla), in un processo di ridefinizione della propria identità stimolato dalla recente e rapida crescita della sua notorietà internazionale.

Il nucleo più antico della città corrisponde all'”arce” umbro-etrusca, posta a cavallo delle due vette del colle e chiusa dal primo giro di mura, al quale si addizionarono le simmetriche ramificazioni dei borghi medievali.

Un complesso sistema di regimazione idrica, antico come la città e formato da pozzi e cunicoli rappresenta la cifra del particolare e straordinario rapporto tra l’insediamento e il suo sito, evidenziando come la scelta insediativa abbia saputo trasformare uno svantaggio idro-geomorfologico in un valore ambientale e strategico. Todi appare tuttora integra al suo interno e nelle relazioni paesistiche con la sua bellissima campagna

“come assopita nei sogni del suo passato in una placida tranquillitàche però non è morte”

Storico Ferdinand Gregorovius 1861

I caratteri dell’insediamento nella vicenda storica

Le origini. Fino dalle fasi più antiche, Todi fu occupata da gruppi di popolazioni italiche di ceppo umbro-sabellico; in età arcaica, la sua posizione a ridosso del Tevere permise lo sviluppo di correnti culturali gravitanti sia verso l’Etruria, a ovest del fiume, sia verso il mondo umbro-italico (nel bacino del Nera), sia verso il Picenoal di là dello spartiacque appenninico. Il nome stesso, derivante dalla forma etrusca “tular”, ossia confine, sottolinea tale caratteristica della città. Dopo alterne vicende, entrò nell’orbita politica romana, ebbe una monetazione autonoma e ottenne la cittadinanza (dopo l’89 a.C.) con l’iscrizione alla tribù Clustumina; divenuta in età augustea Colonia Julia Fida Tuder, subì un’imponente trasformazione urbanistica ed edilizia. La caduta dell’impero comportò un forte ridimensionamento demografico e urbanistico.

Le fasi formative dell’organismo urbano. Il nucleo originario dell’abitato umbro-etrusco, che aveva assorbito e metabolizzato le modifiche a scala urbana della romanizzazione (dal III secolo a.C.) – i Nicchioni, l’addizione a sud-est con un secondo giro di mura e l’anfiteatro – assunse il suo aspetto definitivo, quale luogo residenziale, fra XIII e XIV secolo quando, oltre alla cattedrale e alla chiesa di San Fortunato (iniziata nel 1292, ma terminata oltre la metà del ‘400), furono completati i tre palazzi pubblici, sede delle magistrature comunali.

I quattro borghi medievali

Sempre fra XIII e XIV secolo, momento di massimo sviluppo politico-economico, avviene l’espansione urbana: la città degli artigiani e del piccolo commercio, costruita quasi esclusivamente con case a schiera, si proietta decisamente verso il contado lungo gli assi della viabilità preesistente (la via Amerina in direzione nord-sud, la via Ulpiana a est, l’Orvietana a ovest, incrociantesi nel centro, urbano).

La creazione dei borghi è preceduta dagli insediamenti religiosi e, probabilmente, da essi stessi guidata con interventi urbanistici (parte terminale del borgo Ulpiano, ora via Matteotti).

Dei quattro borghi simmetrici attorno al nucleo centrale, quello occidentale è scomparso, vittima di quegli eventi franosi che hanno scandito la storia della città (tra il 1989 e il 1995 sono stati effettuati interventi per il consolidamento del colle, che hanno tra l’altro consentito un’organica campagna di archeologia urbana).

Gli altri tre borghi (di Porta Fratta a sud, Ulpiano a est, Borgonuovo a nord), tutti ricompresi nel terzo giro delle mura (iniziato nel 1244, restaurato in parte nel ‘500), consolidano la forma urbana, rimasta immutata fino a metà del ‘900 e ancora ben riconoscibile nonostante le recenti espansioni.

Il rinnovamento rinascimentale

Se l’aspetto medievale, di cui Todi è totalmente pervasa, è il connotato di maggiore evidenza, all’osservatore attento non sfuggiranno almeno altre due chiavi di lettura del centro storico, quella rinascimentale e quella ottocentesca. Il volto rinascimentale, coevo al consolidamento del potere pontificio dopo il breve e ricco periodo delle autonomie comunali e il tentativo di instaurare signorie locali, ha origine dalla ristrutturazione fondiaria della città e del contado. Tale processo è legato alla figura di Angelo Cesi, vescovo dal 1566 al 1606, che ideò un grandioso progetto di rinnovamento urbano e, malgrado l’opposizione delle magistrature cittadine, realizzo le sistemazioni monumentali della “Rua” o Ruga (oggi Corso Cavour) e di via della Piana, promosse la costruzione della fonte Cesia e del Palazzo Vescovile, avvio la costruzione del Tempio del Crocifisso ad est, e favorì il completamento di quello della Consolazione ad ovest. Con il ‘piano regolatore’ del Cesi, solo in parte attuato, si conclude il processo di costruzione della città.

Tra Otto e Novecento. Con lo Stato unitario, la nuova borghesia emergente si manifesta con una serie di grandi lavori su nodi strategici: sistemazione dell’area dei Nicchioni romani e di Via Roma, costruzione del nuovo teatro e apertura della Piazza Jacopone. Gli interventi sul tessuto urbano storicocontinuano nei primi anni del ‘900con la sistemazione dell’ingresso alla città (via della Valle superiore, oggi Ciuffelli) e della monumentale scalinata di San Fortunato, cui si aggiungono interventi diffusi che tendono a rafforzare un’immagine medievale mediata dalla cultura storicistica. A questa immagine è legata anche la figura illustre del poeta Jacopone, qui nato nel quarto decennio del XIII secolo. Tra le manifestazioni cui la città fà da scenario, sono da segnalare il Todi Festival (in estate), istituito nel 1987, con spettacoli di prosa, musica, balletti e film; e la Rassegna antiquaria d’Italia (ad aprile), organizzata nelle sale dei palazzi pubblici.

Beni Artistici

Tra le piazze più belle d’Italia, piazza del Popolo si apre nel punto più alto di Todi, sulla cima del colle Nidoli (398 m s.l.m.) Cuore della città medievale e moderna, area del foro romano, vi affacciano tutti gli edifici del potere laico e religioso: il palazzo del Popolo (o del Podestà), il palazzo del Capitano e il palazzo dei Priori, realizzati tra il XIII e il XIV secolo, e, all’estremità opposta, la Cattedrale di Maria Santissima Annunziata, documentata dal XII secolo e rimaneggiata più volte in epoche successive .

Da qualsiasi parte della città proveni, circondata come è da ripide pendenze, la piazza ti stupirà per essere tutta in piano! La sua pavimentazione è sorretta, infatti, da un sistema di monumentali cisterne realizzate in epoca romana con la funzione di sostenere la soprastante area del foro, la piazza pubblica dell’antico centro di Tuder, ancora più vasta della piazza medievale e attuale. Le cisterne romane, pregevole opera di ingegneria idraulica finalizzata a rifornire di acqua il colle, sono parte di un suggestivo percorso di visita sotterraneo che ti conduce alla scoperta della fitta rete di pozzi, gallerie e cisterne di varie epoche.


Palazzo del Popolo

Tra i più antichi palazzi pubblici italiani e il primo a inserirsi sul lato orientale della piazza, il palazzo detto anche del Comune fu iniziato in stile lombardo nel corpo di fabbrica rivolto alla contigua piazza Garibaldi, probabilmente come sede e residenza del podestà; nel 1213 fu ampliato dell’ala prospiciente la piazza maggiore per accogliere le riunioni del Consiglio Generale. I due edifici, unificati, furono rialzati di un piano nel 1228 e poi più volte modificati. L’aspetto attuale si deve ai restauri diretti da Giuseppe Sacconi (1853-1905) e Getulio Ceci (1855-1932), che aggiunsero il coronamento di merli. La facciata costa di un basso portico e di due ordini di polifere; originariamente l’accesso era dalla parte di Piazza Garibaldi, dove rimangono tracce di una scala e di una porta. La torre campanaria fu elevata nel 1523.

Palazzo del Capitano

Detto anche Palazzo Nuovo per distinguerlo da Palazzo del Popolo, cui si affianca in posizione arretrata, fu costruito nel 1293. L’armoniosa facciata, di stile gotico, è composta da un porticato terreno, tre trifore cuspidate al primo piano, quattro trifore sormontate da un arco a tutto sesto al secondo. Una grande scala unifica i due palazzi, che sono oggi sede municipale e dei musei comunali

Museo della Città

Inaugura la visita delle sezioni museali, illustrando i momenti significativi della storia cittadina, dalla leggenda delle origini al risorgimento. Tra i pezzi più rilevanti: lastra di marmo proveniente da San Fortunato raffigurante Cristo e i SS. Fortaunato e Cassiano, probabilmente opera del periodo ottoniano. Frammenti lapidei di varie epoche provenienti dalla Cattedrale e da San Fortunato, cinque affreschi staccati dei secoli XIV e XV. Vetri doratia foglia e graffiti del ‘400. Arredi liturgici , la sella di Anita Garibaldi, lasciata a Todi durante la ritirata da Roma (luglio 1849)

Pinacoteca

Ordinata nel salone grande, comprende importanti dipinti: due scomparti laterali di un trittico attribuito a Bicci di Lorenzo; Incoronazione di Maria, coro d’Angeli e Santi (1511), tavola centinata dello Spagna proveniente dal convento di Montesanto (mancano i tre scomparti della predella, rimasti in francia quando il quadro venne requisito in età Napoleonica; le paraste della cornice sono state ridipinte da Eliseo Fattorini nella seconda metà dell’800); il Beato Bernardino da Feltre dello stesso Spagna; Madonna col Bambino e i SS Giacomo e Cristoforo, tela attribuita a Vincenzo Pagani; Deposizione di Felice Damiani (datata 1581); Deposizione di Pietro Paolo Sensini (datata 1608). Inoltre, sei tele del Faenzone (cinque provenienti dalla cattedrale di Todi e una dalla chiesa di San Fortunato) e tele di Bartolomeo Barbiani, Andrea polinori, Giacinto Boccanera (S. Francesco di Paola, firmata e datata 1712). In Pinacoteca, oltre alla grande pala d’altare di Giovanni di Pietro detto lo Spagna, uno dei più importanti discepoli del Perugino, raffigurante L’Incoronazione della Vergine, si conservano numerose tele seicentesche che documentano i diretti rapporti tra la cultura figurativa locale e Roma.

Palazzo dei Priori

Oggi sede della Pretura, sorge sul lato breve della piazza, opposto alla Cattedrale. Di fondazione gotica, fu ampliato e compiuto nel 1334-47, poi ripreso nel 1513 con la realizzazione di due ordini di finestre rinascimentali su commissione di Leone X. A sinistra, in alto, su due mensole, l’Aquila Tuderte in bronzo, opera di Giovanni di Gigliaccio (1339). Sull’angolo sinistro si leva la torre, a pianta trapeziodale, del 1369-85. Il palazzo fu residenza del podestà, dei priori e in seguito dei rettori, vicari e governatori pontifici.

Piazza Garibaldi

Attigua a Piazza del Popolo, era in origine denominata di San Giovanni per la presenza di una chiesa dedicata ai SS. Giovanni e Paolo, demolita alla fine del XIII per volere di papa Bonifacio VIII. Sul lato sinistro della piazza si trova la sede delle Poste e Telegrafi, una volta Monte di Pietà, sorto a Todi nel 1471. Al centro si erge il monumento a Giuseppe Garibaldi,  realizzato nel 1890 dal perugino Giuseppe Frenguelli; tradizione vuole, infatti, che il condottiero risorgimentale, in seguito alla disfatta della Repubblica Romana, si sia riparato a Todi insieme ad Anita, incinta e già in preda alle doglie. Il maestoso cipresso sito dietro la statua, alto 36 metri e dalla circonferenza di 2 metri circa, fu piantato nel 1849 da un cittadino tuderte proprio in onore del passaggio di Giuseppe Garibaldi.

Duomo

Intitolato a Maria SS. Annunziata, fu iniziato nel XII secolo (abside) forse sull’area di un edificio romano, continuato nel XIII (transetto e navate) e completato nel XIV (navatina destra). La facciata a coronamento orizzontale, è duecentesca ma fu modificata più volte, l’ultima nei primi anni del Cinquecento. In alto si apre il magnifico rosone centrale, iniziato nel 1515 al tempo del vescovo Basilio Moscardi e completato sotto il suo successore Aldighieri Biliotti (1517-23);

i vetri originali, che chiudevano sia il rosone centrale che i laterali, furono sostituiti, col rinnovamento ottocentesco dell’intero edificio, dagli odierni di Francesco Moretti (1862) su cartoni di Eliseo Fattorini e Giuseppe Francisci. Il portale maggiore, sottolineato nella parte superiore da un arco a sesto acuto a bande di pietra bianca e rosse alternate, è decorato da una fascia con girali di acanto culminanti al centro con la figura di Cristo benedicente. Da notare il portone di legno scolpito: i quattro pannelli superiori, in legno di noce, sono opera di Antonio Bencivenni da Mercatello (1513-21), che vi raffigurò la Vergine Annunziata, l’Arcangelo Gabriele, S. Pietro e S. Paolo; i sei pannelli inferiori, in legno di quercia, vennero eseguiti da Carlo Lorenti su commissione (1639) del vescovo Ulderico di Carpegna in sostituzione degli originali, danneggiati. Il fianco destro è spartito da lesene e ha due ordini di finestre, bifore in basso, monofore in alto, e una decorazione di loggetta pensile su mensoline scolpite. Un uguale partito decorativo di lesene e loggette si svolge nell’alta abside romanica a due piani, della fine del XII secolo. Sul lato destro si leva il campanile, forse duecentesco.

La pianta dell’edificio è a croce latina e lo spazio al suo interno articolato in tre navate separate tra loro da dieci magnifiche colonne in stile corinzio con foglie d’acanto a sostegno del soffitto a capriate lignee. Immediatamente alle spalle del visitatore, a tutta parete intorno al rosone centrale, spicca il bellissimo affresco del “Giudizio Universale” realizzato da Ferraú da Faenza nel 1596 su modelli michelangioleschi. Infine, altre opere d’arte di diversa natura e degne di nota, trovano riparo all’interno dell’edificio: due dipinti attribuiti allo Spagna raffiguranti la Trinità e i Santi Pietro e Paolo, il bellissimo Crocifisso del XIII secolo sospeso sopra l’altare e una tavola di Giannicola di Paolo raffigurante la Madonna col Bambino e Santi. Dalla navata sinistra si scende nella cripta del Duomo, dove sono custodite tre sculture in pietra, facenti parte della facciata, attribuite agli scultori Giovanni Pisano e Rubeus.

Resti archeologici

In un cortiletto dietro il Duomo sono stati scavati resti di una “domus” di età romana imperiale, con alcuni tratti murali e una pavimentazione a mosaico con emblema policromo. Da questa parte del colle sussiste un tratto della cinta muraria antica di terrazzamento, realizzata in grandi blocchi di travertino disposti a scarpa e con andamento curvilineo; sul basione murario è lo sblocco di uno dei cunicoli di drenaggio, il cui insieme costituiva una imponente rete di salvaguardia dall’eccesso di acque che provocava instabilità al colle

I Palazzi dei Cesi

A sinistra del Duomo sorge il Palazzo dei Cesi progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, che fu residenza privata dei vescovi Paolo Emilio, Federico e Angelo. Il portale, databile alla seconda metà del Cinquecento, è stato in via ipotetica attribuito a ippolito Scalza; una lapide ricorda il poeta anacreontico Paolo Rolli (1687-1765), primo traduttore di Milton, che vi abitò. Al piede dell’edificio, una rampa sale al Palazzo Vescovile, fatto costruire nel 1593 da Angelo Cesi; il disegno del portone di accesso al cortile è del Vignola. La residenza vescovile ha ambienti decorati dal Faenzone (sala del Trono, 1594, cappella e ufficio del vescovo) e da Andrea Polinori (galleria, 1629). L’archivio vescovile raccoglie atti notarili dai primi anni del XIV alla fine del XVIII secolo.

La Nunziatina e il Monastero delle Lucrezie

Sulla destra del Duomo muove la vuia del Seminario, occupata per quasi tutta la sua lunghezza dal Palazzo Corradi, già del Seminario ( oggi spazio culturale ed espositivo) qualificato dal portale e dal cortile interno attribuiti al Vignola. Segue il piccolo slargo che accoglie la chiesa della Nunziatina, costruita tra il 1609 ed il 1613 sulla preesistente chiesa di S.Angelo. All’interno in controfacciata, Adorazione dei Pastori, affresco di Andrea Polinori (1617), che decorò nel 1627 anche le cappelle (molto ridipinte nel 700); al secondo altare a destra, il Beato Jacopone, tela dello stesso Polinori.

Prendendo invece a sinistra della Cattedrale la via Rolli, si raggiunge il Monastero delle Lucrezie che, dal chiostro, offre uno dei panorami più belli della città. Nella chiesa annessa di San Giovanni Battista, recenti restauri hanno messo in luce, nell’abside e nell’arco trionfale, un ciclo di affreschi databili attorno al primo ventennio del Seicento raffiguranti storie della Vergine e di San Giovanni Battista, opera di un maestro locale influenzato da Bartolomeo Barbiani.

San Fortunato

Il convento e ruderi della rocca

SS. Filippo e Giacomo

I Nicchioni

Chiesa di San Carlo e la Fonte Scannabecco

San Prassede

Chiesa di San Francesco al Borgo

SS Annunziata

Porta Perugina

S. Maria in Camuccia

Santa Maria della Consolazione

Beni Ambientali

Parco fluviale del Tevere

GEMELLAGGI

EVENTI E CULTURA

Alla riscoperta degli antichi sapori e tradizioni

ENOGASTRONOMIA E SAGRE

TODI: GRECHETTODÌ: I GIORNI DEL GRECHETTO DI TODI

Disfida di San Fortunato a Todi

Todi città degli Arcieri

Todi fiorita

Festività Religiose e Culturali

Todi festival

Rassegna antiquaria d’Italia

PRODOTTI TIPICI

Vino TODI DOP

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