Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena

Parco Nazionale dell’Arcipelago di LA MADDALENA

La storia

I primi segni di una presenza antropica su La Maddalena risalgono ad epoca preistorica, come evidenziato da alcune tracce riscontrate presso la penisola dell’Abbatoggia, nel settore nord occidentale dell’isola.
I resti presenti nell’area compresa tra gli approdi di Cala Gavetta e Cala Chiesa – nella zona meridionale – sono invece la testimonianza di un insediamento d’età romana, risalente al periodo compreso tra la prima metà del I secolo a.C. ed il IV secolo d.C..

Il sito continuò a essere abitato fino al Medioevo, quando l’isola era nota come Porcaria e conosciuta particolarmente per il monastero “de Sancto Angelo de Porcaria”, riferibile all’ordine benedettino.

Successivamente La Maddalena risulta essere disabitata o quasi per alcuni secoli. Ritorna ad essere frequentata nel corso del XVIII secolo: l’attuale centro urbano fu fondato nel 1777 in località Cala Gavetta.

L’abitato si sviluppò velocemente e venne dotato di un sistema di fortificazioni presso il quale trovavano approdo navi da guerra. Nel 1804 l’ammiraglio Orazio Nelson vi sistemò la base logistica della sua flotta nel Mediterraneo e vi soggiornò per circa tre anni prima della battaglia di Trafalgar.

Quando nel 1943, dopo la caduta del fascismo, il re fece arrestare Mussolini, il dittatore vi fu trasportato e tenuto prigioniero, trascorrendo un periodo presso villa Weber prima del suo trasferimento al Gran Sasso.

Nell’isola di Caprera gli insediamenti antichi, riferibili ad età romana imperiale, erano concentrati presso le aree costiere occidentali, a ridosso delle isole della Maddalena e di Santo Stefano.

Sono state identificate tracce di uno stanziamento ascrivibili a questo periodo presso la località Arcacciu, lungo il litorale centro occidentale. Alcune necropoli sono invece state individuate nell’entroterra della Cala Scaviccio – presso la valle Tola – e a Petrajaccio, nel settore sud occidentale dell’isola.

Nel 1767, assieme alle altre isole dell’arcipelago, fu occupata dalla marina sarda ed annessa al regno.

Nel 1854 vi si stabilì Giuseppe Garibaldi, costruendovi una casa e sviluppando un’azienda agricola che lasciò nel 1859, per prendere parte alla guerra di indipendenza ed alla spedizione dei Mille.

Vi tornò nel 1867 per rimanervi fino alla morte, avvenuta nel 1882.

Le tre isole di Razzoli, Budelli e Santa Maria costituiscono lo smembramento – avvenuto tra il 3000 e il 2000 a.C. – di un complesso insulare unitario formatosi nel corso della trasgressione Flandriana del 6000 – 3000 a.C.

L’uso degli stretti passi tra le isole da parte della marineria antica è ipotizzabile dal rinvenimento di un frammento di kylix attica, databile alla metà del V secolo a.C. L’unica delle tre isole certamente popolata in antico fu l’Isola di Santa Maria, dove è attestata l’Ecclesia Sancte Marie de Budello, la cui presenza è testimoniata a partire dal XIII secolo.

L’isola di S. Stefano ha forma grossolanamente rettangolare con uno sviluppo costiero caratterizzato da un’unica profonda insenatura, Cala Villamarina, presso la quale ricerche archeologiche hanno documentato un insediamento del Neolitico medio.

I BENI

LA CASA MUSEO DI GARIBALDI A CAPRERA

La casa Museo di Garibaldi è oggi inserita nel “Museo del Compendio Garibaldino”, composto dall’insieme degli edifici, delle pertinenze e dei cimeli appartenuti al generale e oggi di proprietà dello Stato.

Giuseppe Garibaldi approdò a Caprera per la prima volta il 25 settembre 1849.

Al termine del primo mese di soggiorno decise di acquistare un terreno e una vecchia casa, che ristrutturò con l’aiuto del figlio.

La visita al complesso costituisce una esperienza di grande interesse.

La struttura è situata in un ambiente particolarmente suggestivo, vicino al mare, con la roccia granitica affiorante e la tipica vegetazione mediterranea.

Al suo interno si possono osservare una serie di cimeli e oggetti personali che bene illustrano le passioni e le attività quotidiane svolte dal generale durante il suo soggiorno: gli attrezzi da lavoro nei campi, la scrivania, lo scrittoio-leggio regalatogli dalla Regina Margherita di Savoia, il letto in cui trascorse le ultime ore, rivolto verso la finestra da cui poteva scorgere la Corsica.

All’esterno si può visitare la tomba di Garibaldi e il piccolo cimitero in cui sono sepolti i suoi figli. Nel Forte Arbuticci sorge anche un museo dedicato al generale.

Il Forte, interamente restaurato, era un elemento cardine del complesso sistema difensivo che faceva dell’Arcipelago della Maddalena un nodo fondamentale della rete di protezione del Tirreno e della parte centrale della costa tirrenica della Penisola.

Il museo raccoglie circa 200 pezzi, fra opere e documenti, che ripercorrono la vita dell’eroe risorgimentale.

Accanto agli spazi espositivi sono presenti una biblioteca e videoteca specializzate, una piccola sala proiezioni e postazioni multimediali al cui interno è possibile consultare documenti originali conservati nei più importanti archivi italiani.

IL SISTEMA DEI FORTI E DELLE FORTIFICAZIONI

Anche se pensato e realizzato in tre periodi storici diversi, costituisce un formidabile esempio di come un’architettura concepita per scopi militari possa inserirsi nel paesaggio in maniera armonica.

La presenza di queste strutture sul territorio si fa risalire a tre diversi momenti storici: dal 1767 al 1806; dopo il 1887; tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Il primo nucleo risale al momento in cui, per affermare in maniera definitiva il suo dominio sulle isole dell’arcipelago, il Regno di Sardegna le occupò militarmente. Il primo “forte” dell’arcipelago fu quello costruito alla fine del 1771 nell’isola di S. Stefano ed esattamente nella punta est della Cala di Villa Marina (La Torre).

Negli anni successivi il sistema difensivo fu ampliato con la costruzione di
altri sei fortini: S. Andrea, Balbiano, S. Agostino, S. Vittorio, S. Teresa e S. Giorgio

Tutte queste opere avevano il preciso scopo di affermare, anche a livello internazionale, il possesso dell’arcipelago e fornire una sicura e protetta base d’appoggio alla giovane Marina Sarda.

Anche il forte Carlo Felice – che deve il nome al Duca di Genova, che resse il governo della Sardegna dal 1800 al 1806 – è testimonianza di questo primo momento di fortificazione dell’arcipelago.

Il suo compito era quello di difendere la rada di Porto Camicia, il passaggio della Moneta e battere tutta la zona dalla parte di nord-est, dove si pensava potessero più facilmente avvenire sbarchi nemici.

Costituito da alte mura inaccessibili, il forte presenta particolari decorativi di rilievo quali l’ingresso neoclassico e la porta fortificata sul fronte Ovest, anch’essa in stile neoclassico e simile a quella del Palazzo del Governo di Carloforte.

Fonte @ Ministero dell’Ambiente

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