Palazzo Reale a Portici (NA)

La reggia di Portici è un palazzo monumentale, sede della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e del Centro MUSA – Musei delle Scienze Agrarie. Essa è una dimora storica fatta costruire dal sovrano Carlo di Borbone come palazzo reale estivo per la dinastia dei Borbone di Napoli, prima della costruzione della più imponente reggia di Caserta. Insieme all’Orto Botanico di Portici, costituisce il più importante complesso architettonico-naturalistico della città.

Reggia di Portici

Storia

L’area di Portici è stata frequentata fin dall’antichità come luogo ameno in cui i patrizi romani andavano a trascorrere i propri periodi di otium presso le numerose residenze costruite lungo la fascia costiera tra il Vesuvio ed il Mar Tirreno. Di tali insediamenti si ritrovano a tutt’oggi significative testimonianze sul territorio, collegate alla presenza dell’antica Herculaneum in stretta prossimità.

Nel corso dei secoli, e posteriormente alla disastrosa eruzione del 79 d.C., l’area ha continuato ad esercitare una forte attrattiva per i membri più facoltosi della società dell’epoca, i quali edificarono nel corso dei secoli le proprie residenze in zona. Punto focale di tale attività fu, a partire dal XIII secolo, la chiesa di Sant’Antonio, che la tradizione vuole sia stata edificata da San Francesco d’Assisi, attorno alla quale sorsero le prime dimore nobiliari. Tali dimore furono la base per la costituzione di numerosi cenacoli culturali, tra cui si segnalano quello del giurista Roberto da Varano, i quali attirarono, sotto il dominio di Roberto d’Angiò, lo stesso Petrarca a compiere una visita dei luoghi.

Secondo lo statuto dell’Accademia Antoniana – il cenacolo fondato nel 1458 da Antonio Beccadelli detto il Panormita che diede più tardi origine all’Accademia Pontaniana – la quale annoverava tra i suoi membri Lorenzo Valla, Giovanni Pontano ed il cardinale Bessarione – le sue riunioni avvenivano a Portici, presso la villa dei conti D’Aquino di Caramanico, situata sempre nella stessa area.

Carlo di Borbone

Secondo la tradizione, l’interesse del re Carlo di Borbone per l’area fu originato da un evento fortuito. Di ritorno da Castellammare di Stabia in navigazione verso Napoli, fu sorpreso da una tempesta insieme alla consorte Maria Amalia di Sassonia. Rifugiatisi presso il porticciolo del Granatello, furono accolti presso la villa del duca d’Elboeuf, affacciata sullo stesso. Qui rimasero così favorevolmente impressionati dall’amenità del luogo, che decisero di farvi costruire, di lì a poco, un palazzo che potesse ospitarli come dimora ufficiale:

«In un dì del maggio 1737, levatosi improvvisamente un mare assai grosso, si vide riparare alla prossima spiaggia una reale galea che da Castellammare veleggiava per Napoli. Grande e nobile gente ne discese, che ivi era andata a diporto per godere della pesca del tonno; e sia per l’allegrezza di trovarsi fuori di pericolo, sia per la serenità ed il bell’aspetto della contrada, la più notabile donna della comitiva, è memoria che esclamasse: Che incantato luogo è mai questo! Ed oh! Come volentieri io trarrei qui molti giorni dell’anno. Il voto della giovane Amalia di Valburgo fu adempiuto dal giovane Carlo III: si fece plauso al medico Buonocore che in Corte fu di parere approvativo della salubrità dell’aire e a chi della gente di palazzo faceva notare che il luogo era pericoloso perché sottostante al Vesuvio, il devoto principe rispondeva: la Madonna e S. Gennaro ci penseranno.»

Il via ai lavori fu dato nel 1738 con un progetto architettonico commissionato a Giovanni Antonio Medrano, richiamato in Italia proprio da Carlo di Borbone per dare seguito, assieme ad altri architetti di fama dell’epoca, al suo ambizioso programma di opere pubbliche e di rappresentanza nel Regno di Napoli. A partire dal 1740, a Medrano subentrò Antonio Canevari

Tra gli altri artisti che lavorarono per la costruenda reggia vanno ricordati i pittori Giuseppe Bonito, Vincenzo Re e Crescenzo Gamba che decorò le sale del palazzo, e lo scultore Joseph Canart che, operando con marmi di Carrara, allestì le opere scultoree del parco reale.

Una serie di palazzi e dimore nobiliari preesistenti (ed espropriati) funsero da base architettonica per la realizzazione della reggia; ciò comportò anche una serie di opere di scavo che permisero il ritrovamento di numerose opere d’arte di valore archeologico, tra cui un vero e proprio tempio con 24 colonne di marmo. Tali opere furono temporaneamente sistemate in un museo allestito per l’occasione, il Museo di Portici, annesso alla Accademia Ercolanese, luogo di deposito dei reperti provenienti dagli scavi archeologici di Ercolano.

La realizzazione del nuovo palazzo reale, di dimensioni non vastissime, stimolò la costruzione di numerose altre dimore storiche nelle vicinanze (le ville Vesuviane del Miglio d’oro), nate col fine di ospitare la corte reale che non poteva essere ospitata pienamente nella reggia porticese.

Nel 1799, con la rivoluzione napoletana, la corte reale fuggì a Palermo portando con sé 60 casse piene di numerosi reperti; in occasione della nuova fuga, avvenuta nel 1806, portò via altre 11 casse di antichità. In questi anni Giuseppe Bonaparte ordinò il trasporto delle antichità rimaste a Portici nel Museo di Napoli. Solo nel 1818, in occasione del rientro a Napoli della corte borbonica, le casse conservate a Palermo furono trasferite nel nuovo museo di Napoli. Il Museo di Portici trovò così la sua fine, anche se il trasferimento delle pitture parietali venne concluso solo nel 1827.

Fu Gioacchino Murat ad arredare ex novo la reggia con mobilio francese e con gusto improntato ad un notevole lusso mentre, sotto Ferdinando II di Borbone, la reggia acquistò un collegamento ferrato con Napoli (con la Ferrovia Napoli-Portici) ed ospitò anche il pontefice Pio IX, per divenire progressivamente un sito sempre meno frequentato col passare dei decenni.

Architettura

Il palazzo

La reggia presenta una ampia e maestosa facciata terrazzata e munita di balaustre. L’edificio ha una pianta quadrangolare e, l’atrio attraverso cui vi si accedeva da una cancellata in ferro prima e successivamente, grazie alla cosiddetta strada delle Calabrie (oggi via Università) che andava a tagliare in due il parco, è sostenuto da nove volte a pilastri. Il cortile del palazzo, che in pratica è simile ad un vero e proprio piazzale, presenta sul lato sinistro la caserma delle Guardie Reali e la cappella Palatina (1749), mentre un maestoso scalone (1741) conduce dal vestibolo al primo piano, dove si trova l’appartamento di Carolina Bonaparte.

Da rilevare anche il riccamente decorato salottino Luigi XIV. Infine, è d’obbligo ricordare il boudoir della regina Maria Amalia di Sassonia – rimontato nel 1866 nella reggia di Capodimonte a Napoli, ma concepito per il palazzo di Portici – le cui pareti sono decorate in porcellana di Capodimonte (di cui la sovrana era estimatrice).

Il bosco

Il bosco della reggia, ampliato sino a raggiungere una estensione notevole (andava praticamente dalla zona di Pugliano, lato Vesuvio sin giù al Granatello, verso il mare) è suddiviso in una zona superiore ed una inferiore. Ampi viali contornati di giardini all’inglese fanno da sfondo ad opere d’arte tra cui vanno annoverate la Fontana delle sirene, il Chiosco di re Carlo e la Fontana dei cigni e persino un anfiteatro.

Incontro nel bosco di Portici (1864), di Giuseppe De Nittis

All’interno del parco fu anche allestito uno zoo con specie di animali esotici che il sovrano Ferdinando IV volle far giungere dall’estero. Attualmente vi si possono apprezzare rilevanti ristrutturazioni presso la zona che va verso il Granatello, in seguito all’eliminazione di un’ampia macchia di bosco per l’inserimento di un tappeto erboso.

Il Palazzo è dotato di un bosco di ettari 49.71.17 che degrada dall’attuale tracciato dell’autostrada Napoli-Salerno fino al mare. La parte superiore del bosco restava in uso agli scopi didattici della Facoltà di Agraria, mentre la parte meridionale, nota attualmente come Bosco Reale Inferiore, in quanto posto a sud del Palazzo Reale, disegnato e sistemato con fontane e peschiere, è gestito non dall’Università, ma direttamente dalla Amministrazione Provinciale di Napoli, che nel 1955 lo ha aperto al pubblico. Esso si presenta ricco di alberi secolari di Quercus ilexQuercus sessilisPinus pinea e Cupressus sempervirens. L’albero dominante del Bosco Reale è il leccio (Quercus ilex)[12].

Fonte Wikipedia

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