IL “MARE NOSTRUM”: UN COMPLESSO INSIEME DI ECOSISTEMI MARINI DIVERSI

Nonostante i suoi oltre 2.5 milioni di chilometri quadrati, il Mediterraneo costituisce meno dell’1% della superficie di tutti i mari. E’ chiuso fra terre emerse, con un solo punto di contatto e di scambio con l’Oceano Atlantico in corrispondenza dello Stretto di Gibilterra; comunica anche con l’Oceano Indiano attraverso il Mar Rosso mediante il canale artificiale di Suez e ha uno scambio di acque con il Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli, il Mar di Marmara e lo Stretto del Bosforo.

La scarsa comunicazione del Mediterraneo sia con l’Oceano Atlantico che con l’Oceano Indiano, nonché la forte evaporazione, fanno sì che le sue acque siano molto salate; la salinità media si aggira sul 38,5‰. Il “Mare nostrum” ha una profondità media di 1430 metri; quella massima viene raggiunta presso le coste sud-occidentali del Peloponneso, dove il fondale si trova a 5270 metri dalla superficie. La temperatura dell’acqua superficiale ha differenze medie di oltre 15 °C tra estate e inverno alle diverse latitudini.

La marcata stagionalità fa sì che il Mediterraneo sia un importante crocevia per flora e fauna, capace di ospitare organismi con caratteristiche eco-fisiologiche diversissime tra loro. Nel mar Mediterraneo sono state identificate 94 tipologie di habitat marini; ben 66 di questi sono presenti nelle sole aree marine protette italiane. Le zone marine e costiere italiane sono infatti caratterizzate da una grande variabilità di specie animali e vegetali che si adattano a caratteristiche ecologiche diverse; gli endemismi (cioè le specie esclusive di un dato territorio) superano localmente il 25%. La biodiversità marina è più elevata nelle aree costiere e nelle scarpate continentali e diminuisce con la profondità. Il ricambio molto lento delle acque, il cui tempo di rinnovo è di circa 80 anni, rende il Mediterraneo molto vulnerabile all’inquinamento dovuto ai fattori di origine antropica.

LA POSIDONIA OCEANICA

Di particolare interesse fra gli ecosistemi marini, vi sono le praterie a posidonia. La posidonia oceanica non è un’alga, ma una pianta superiore sottomarina che produce fiori e frutti. A differenza delle alghe, la posidonia ha delle vere radici (che si fissano al substrato sabbioso), un fusto modificato (rizoma) e foglie nastriformi disposte in fasci. Le praterie sono rigogliose soprattutto sulle sabbie del litorale, da 1 m fino a 30 m di profondità o poco oltre. Le caratteristiche dei fondali sabbiosi cambiano radicalmente quando su di essi si instaura una prateria di posidonia, un substrato vivente che ospita comunità completamente diverse da quelle presenti negli ambienti sabbiosi non colonizzati.

Gli strati formati dalle diverse generazioni di rizomi della posidonia formano una biocostruzione, che può innalzare il fondo marino anche di diversi metri. Le foglie cadono ogni anno e si accumulano lungo la costa, formando dei banchi che, seppure spesso maleodoranti, proteggono il litorale dall’erosione. Sulle foglie vivono alghe microscopiche e piccoli invertebrati (idroidi e briozoi) che hanno scelto questo microhabitat come loro unico ambiente di vita. Nelle praterie, che fanno da “nursery” per moltissime specie di pesci di interesse commerciale, cresce il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo, la Pinna nobilis, protetta dalla Direttiva Habitat; la stessa Pinna costituisce un habitat, perché sulle sue valve vivono diversi microorganismi.

La posidonia, stabilizzando i fondali con i suoi rizomi e smorzando le onde, costituisce un’efficace difesa dall’erosione dei litorali. Ha anche un ruolo essenziale nell’assorbimento di anidride carbonica e nell’emissione di ossigeno. La pesca a strascico, le discariche, i ripascimenti del litorale, l’inquinamento, persino gli ancoraggi delle imbarcazioni da diporto costituiscono una seria minaccia per l’integrità della posidonia; i tentativi di trapianto da ambienti disturbati ad ambienti meno influenzati da attività antropiche non hanno dato, ad oggi, i risultati sperati.

Fonte @naturaitalia.it

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