cosa è l’Orto Sinergico

Per rispettare ogni forma di vita con l’orto sinergico, bisogna seguire un approccio agricolo che mette in primo piano il rispetto assoluto di ogni forma di vita, dal più piccolo batterio alla verdura che arriverà in tavola.

Non viene né concimato né arato, non riceve prodotti chimici di nessun tipo, accoglie diversi tipi di piante che vengono associate a cereali e ad altre specie che “collaborano” tra loro: questi i principi-guida immancabili in un orto sinergico, un’esperienza interessante che coinvolge anche dal punto di vista motivo, impattando anche lo stile di vita con un riflesso positivo e appagante.

Il concetto nasce dalla franco-spagnola Emilia Hazelip, che eredita le tradizioni del passato e rivoluziona l’approccio della produzione di vegetali destinati all’alimentazione umana e animale. Lo scopo prioritario è quello di ottenere il rinnovamento della fertilità del terreno, senza alterare in alcun modo la struttura del suolo

Emilia Hazelip fu una pioniera dell’agricoltura sostenibile e permanente, ideando e mettendo a punto un controverso metodo di coltivazione detto agricoltura sinergica, frutto dell’adattamento al clima mediterraneo della cosiddetta “agricoltura naturale”, una pratica agricola pseudoscientifica messa a punto dal microbiologo giapponese Masanobu Fukuoka e della Permacultura di Bill Mollison e David Holmgren..

Le piante vengono scelte in modo che si creino delle sinergie positive tra diverse specie: un tipo di pianta può essere presente in varie fasi del ciclo di crescita, anche decomposto o interrato, per nutrire il suolo. L’orto sinergico non richiede un lavoro troppo impegnativo, ma continuativo e attento.

Principi dell’agricoltura sinergica

I quattro principi dell’agricoltura sinergica sono:

  • nessuna lavorazione del suolo;
  • nessun apporto di fertilizzanti;
  • nessun trattamento di sintesi;
  • nessun compattamento del suolo.

Sintesi della tecnica iniziale

Il primo approccio alla terra è volto alla delimitazione delle aree destinate alla coltivazione, ben distinte dalle zone di passaggio dedicate al camminamento. Le porzioni di suolo che vengono coltivate assumono comunemente il nome di ‘aiuole’ o di ‘bancali’ realizzate entro dimensioni tali da permettere il facile raggiungimento della loro parte centrale.

Le aiuole possono essere realizzate sia al livello del suolo, sia a un livello rialzato (convesso) o ribassato (concavo) a seconda delle necessità determinate dal clima e dalla composizione del suolo:

  • nei terreni pesanti (argillosi e/o limosi) è consigliabile realizzare aiuole a livello terra per limitare il fenomeno spontaneo di coesione (compattamento);
  • nei climi siccitosi è consigliabile la realizzazione di aiuole concave per favorire l’accumulo di umidità all’interno dell’aiuola;
  • nei climi molto piovosi è consigliabile la realizzazione di aiuole convesse per favorire il ruscellamento ed evitare il ristagno al di sotto dell’area coltivata.

Le aiuole vengono poi coperte da una pacciamatura biodegradabile e quindi si può scegliere tra molti materiali.

Una volta preparate le aiuole rialzate l’orto va riempito di piante e semi, seguendo la stagione.

I risultati di un confronto sperimentale, sviluppato sull’arco di 4 anni, fra terreni coltivati secondo le tecniche dell’agricoltura biologica e quella dell’agricoltura sinergica, ha mostrato un incremento della quantità di materia organica presente nel suolo che favorisce una miglior resistenza ai processi erosivi e riduzione dell’instabilità del suolo.

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