Caramanico Terme
Pescara, ABRUZZO

Borghi d’Italia

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Caramanico Terme

Nel cuore del Parco Nazionale della Majella terra di benessere, tra natura, terme, cultura e tradizioni …Caramanico Terme, dove natura e salute convivono in perfetta sintonia, è un piccolo ma suggestivo borgo medievale a 650 metri di altitudine nel cuore del Parco Nazionale della Majella (Abruzzo). Le preziose sorgenti solfuree ed oligominerali, dal 1576, fanno di Caramanico Terme uno fra i più esclusivi luoghi dedicati al benessere e alla salute svolgendo una importante attività di prevenzione, cura e riabilitazione. Il clima favorevole, grazie alla vicinanza con il mare, l´ottima ossigenazione e la particolare collocazione geografica permettono di trascorrere una vacanza all´insegna del relax favorendo il benessere fisico.

La storia

Il territorio di Caramanico ha rivelato segni di una presenza umana plurimillenaria e lo studio di siti archeologici di grande interesse, luoghi di culto, oggetti, testimonianze funerarie, santuari rurali oggi ancora in parte conservati ci consente di ripercorrerne la storia.

Caramanico Terme

Fino alla fine del VI secolo tuttavia l´intera area era caratterizzata da diversi, piccoli, nuclei abitati, tra i quali emerse Caramanico.Studiosi e ricercatori hanno tentato di stabilire quando e perché questo si sia verificato, sulla base di ricerche di diversa ispirazione.La più convincente tra le ipotesi finora elaborate fa risalire l´origine di Caramanico all´alto medioevo (VII secolo), in piena dominazione longobarda, e sembra trovare conferma nei documenti, nell´impianto urbanistico del nucleo antico ed anche in studi etimologici. Caramanico sarebbe stata fondata dal duca longobardo Teodolapio, figlio di Faroaldo, a sua volta duca di Spoleto. Era un insediamento militare organizzato secondo uno schema tipico longobardo, che prevedeva l´affitto di proprietà da parte del sovrano ai soldati, i quali le utilizzavano per il proprio sostentamento ed in cambio le difendevano da attacchi nemici. Il termine “Caramanico”, la cui origine etimologica è ancora oggi argomento di studi e ricerche, deriverebbe dalla voce longobarda “harimann” (insediamento, distretto). Anche la pianta dell´abitato originario riflette la sua origine difensiva: arroccata su un crinale naturalmente difeso dalle valli dei fiumi Orta ed Orfento, con l´intero abitato protetto da case-mura, torri, porte di accesso e da un castello posto alla sua sommità, la cittadella era inaccessibile.
La sua collocazione geografica rivestiva inoltre un importante ruolo strategico rispetto alla vallata dell´Orta. Per coloro che provenivano dalla via Tiburtina-Valeria-Claudia quest´ultima costituiva infatti una via di accesso a Napoli, che poteva essere agevolmente controllata da Caramanico grazie anche ad un collegamento a vista con i castelli di Tocco – a valle – e di Rocca Caramanico – a monte -. Nei secoli successivi Caramanico seguì l´evoluzione del sistema feudale. Appartenne a diverse famiglie; con i d´Aquino sviluppò il rapporto più lungo, ma ricordiamo anche i Colonna, i Gonzaga, i Carafa. Rimase sempre compresa entro i confini del Regno di Napoli, fino all´Unità d´Italia. Nel 1806 fu dichiarata Comune autonomo e, a seguito del Plebiscito (1860), annessa al Regno d´Italia.
Di notevole rilevanza sociale fu in quel periodo il fenomeno del brigantaggio, reazione popolare all´Unità, fomentata dai Borboni e dalla Chiesa, che in Caramanico ebbe un centro propulsore i cui effetti si sarebbero estesi per un decennio a tutta la Majella.Nel ´900 il paese subisce effetti non diversi da quelli del resto d´Italia per ciò che concerne le due guerre mondiali, mentre avvia lo sviluppo dell´industria termale, tanto da diventare ufficialmente “Caramanico Terme” nel 1960.La presenza di acque curative nel suo territorio è documentata a partire dal XVI secolo, ma è nell´ ´800 che vengono compiute le prime analisi scientifiche e si evidenzia una prima distinzione tra l´acqua solfurea e quella diuretica del “Pisciarello”. All´utilizzo delle due acque per scopo terapeutico si giunge già dai primi del ´900, e dopo una fase di alterne gestioni lo Stabilimento termale e l´annesso Albergo vengono definitivamente ceduti dal Comune ad una Società privata, insieme ai diritti di sfruttamento di ambedue le acque. Da allora la gestione di queste preziose ricchezze naturali non ha subito mutamenti, mentre ad essa si è affiancata una notevole crescita in termini turistici, economici ed urbanistici. Quasi tutto il nuovo abitato e le principali attività del paese si sono sviluppati intorno alle strutture termali, ma le accresciute esigenze della comunità hanno apportato cambiamenti anche nel centro storico: qui si è assistito purtroppo, in qualche caso, ad interventi che hanno snaturato le caratteristiche dell´abitato di un tempo.

Cosa Vedere

La valle dell’Orfento

Caramanico Terme e la valle del fiume Orfento sono da sempre sinonimo di natura protetta. Il fiume, che conferisce il nome allo splendido vallone che dalle vette principali del massiccio della Majella scende fino all’abitato di Caramanico Terme, ha eroso nel corso di milioni di anni, una stretta forra oggi ricoperta da una fitta vegetazione riparia in cui spiccano i salici, le felci ed i muschi. La Valle dell’Orfento, nel 1971 fu dichiarata Riserva Naturale dello Stato ed affidata in Gestione al Corpo Forestale dello Stato. A partire dal 1980 all’interno della valle furono reintrodotti cervi e caprioli che, nel corso degli anni, hanno ricolonizzato tutto il territorio della Majella. A partire dal 1991, l’Orfento è entrato a far parte del territorio del Parco della Majella, costituendone uno degli angoli più suggestivi ed integri. La valle è oggi percorsa da una articolata rete di sentieri con punti di accesso su ambedue i versanti: dall’abitato di Caramanico Terme partono i due sentieri per il Ponte del Vallone e per le Scalelle, mentre a valle del paese si può accedere dal ponte sulla strada provinciale n° 487.

Abbazia di Santa Maria Maggiore

Abbazia di Santa Maria Maggiore di Caramanico

Poco oltre “la porta”, a sinistra, il lato absidale della chiesa, in pietra locale: lo ornano colonnine sui capitelli delle quali – a diverse altezze – sono poste statue di santi e oranti, forse provenienti da altre chiese.
A partire da sinistra sono riconoscibili un pastore con le caratteristiche calzature e la zampogna, un pellegrino, un santo, Sant´Antonio Abate, Eva ed Adamo – come indicano le due iscrizioni in caratteri gotici – e, al centro, la Madonna col Bambino. La provenienza gotica delle immagini appena descritte è evidenziata anche dai loro tratti scultorei come, ad esempio, il panneggio del santo.
Di epoca posteriore è invece la grande finestra a timpano che si apre in alto, al centro. In un´edicola sulla destra è ancora leggibile un frammento d´affresco che lascia scorgere teste di angeli ed una corona: si tratta probabilmente dell´Incoronazione della Vergine. Concludono il muro, in alto, un´elegante cornice in pietra a tortiglioni ed una serie di palmette a cinque lobi.
Sull´estrema sinistra la torre campanaria cuspidata e a quattro ordini reca gli stemmi araldici della casa d´Aquino e della casa d´Aragona. Lo stacco stilistico tra il terzo ed il quarto ordine lascia pensare che la parte inferiore del campanile appartenesse ad un´epoca anteriore, e che esso fosse all´inizio una torre di avvistamento.
La cella campanaria e la cuspide furono infatti commissionate da Francesco III d´Aquino, come indica la data (1432) vicina allo stemma della sua casa.
Scendiamo ora a destra, lungo la gradinata che porta alla piazzetta antistante la facciata principale della chiesa. L´eterogeneità degli elementi architettonici che la caratterizzano evidenzia i segni dei rimaneggiamenti che l´edificio subì nel corso dei secoli.
Ad un portale gotico si affiancano ad esempio finestre rinascimentali, la fiancata si presenta suddivisa da grandi contrafforti ed una quinta architettonica di ispirazione neoclassica chiude il lato della piazzetta che guarda verso il monte Morrone.
Questi elementi sono stati introdotti nell´´800 in occasione dei lavori di sistemazione della piazzetta stessa, e sono culminati con l´inserimento del portale nella facciata laterale, asportato dalla facciata principale della chiesa (1848).
Il portale è uno degli elementi più interessanti dell´edificio e da sempre suscita interesse ed ammirazione da parte di critici e storici dell´arte. L´incisione dell´architrave ci informa che esso fu commissionato da un certo Nallus nel 1452. Lo stile è chiaramente gotico, come confermano la cuspide che lo corona e le edicolette trilobate e cuspidate che ospitano bassorilievi raffiguranti personificazioni delle Virtù. Ai lati appaiono sculture di simboli cristiani (una croce, un gallo, un calice e così via), mentre sinuose foglie incorniciano tutto il portale. L´architrave è sorretto da due magnifiche mensole raffiguranti l´una il volto di una donna giovane, l´altra quello di una vecchia. A queste immagini “terrene” si contrappone la spiritualità dell´altorilievo della lunetta, nel quale la Madonna viene incoronata da Cristo e da Dio seduti in trono, mentre la colomba dello Spirito Santo veglia dall´alto e alcuni angeli assistono alla scena. Il prezioso gruppo scultoreo, su fondo turchese, risale al 1476. Il minuzioso studio del panneggio, la simmetria ed il rigore formale che lo caratterizzano riportano ad uno stile tipico della tradizione nordica, che prevede anche la raffigurazione di Dio a completamento della scena: l´autore è infatti tedesco e si firma “Johannes Biomen …Theatonicus de Lubec”.
Anche l´interno dell´Abbazia denota in modo evidente le trasformazioni subite dall´edificio nel tempo. Del primitivo aspetto romanico essa non conserva più nulla se non il presbiterio rialzato. Molto probabilmente, come accadeva nelle chiese romaniche, in origine una o più rampe di gradini ricavate nella scala che conduceva all´altare permettevano l´accesso alla cripta, che infatti S. Maria conserva sotto il pavimento (non è visitabile).
Alla fine del ´500 risale un massiccio intervento di restauro che cambiò completamente l´assetto interno della chiesa.
Di fronte all´attuale ingresso fu innalzato l´altare più venerato e dedicato all´Assunta, ancora oggi al centro di solenni festeggiamenti (15 Agosto). Realizzato in pietra locale, con colonne tortili e marmi policromi, esso mostra la volta ed i pilastri affrescati con scene tratte dalla vita della Madonna e di Cristo. Molto originale è la presenza di Dio Padre, di solito non rappresentato. L´edicola posta al centro dell´altare e circondata da volti alati di putti ospitava una statuina dell´Assunta risalente al 1000, posta su un prezioso ostensorio di rame dorato attribuito alla scuola di Nicola da Guardiagrele (XVI secolo) e trafugata nel 1950. Lo scultore caramanichese Nicola D´Antino ne realizzò una copia raffinata che ancora oggi possiamo vedere, dal momento che l´originale non è stato più trovato.
A destra dell´altare dell´Assunta è l´altare del SS. Crocifisso che presenta una statua lignea del ´400, successivamente restaurata, che merita attenzione: osservandola da sinistra, infatti, mostra Cristo sofferente; al centro, Cristo in agonia; a destra, morto.
A sinistra della porta d´ingresso è posto un battistero ligneo del 1572 finemente lavorato. Al ´600 ed al ´700 risalgono infine gli altri altari laterali, le statue, i dipinti dell´abside, il coro ligneo ed il poderoso organo, che si ha in progetto di restaurare e rendere di nuovo funzionante.

Abbazia di San Tommaso in Becket

La Chiesa di S. Tommaso possiede un notevole valore artistico ed è il più interessante tra i numerosi edifici religiosi di Caramanico.
Essa è ubicata in prossimità di un´area nota già dall´VIII secolo d.C. come “Paterno”, e risale agli inizi del XIII. La storia della costruzione di questa chiesa, che conserva tutte le caratteristiche dell´edificio romanico, è stata particolarmente tormentata.
I lavori iniziarono nel 1202 e dovevano rispettare un progetto grandioso che prevedeva un portico, un pulpito, pilastri compositi all´interno e numerose decorazioni scultoree eseguite da grandi maestri scalpellini.
Nel 1219 la costruzione era già terminata ed il progetto iniziale notevolmente semplificato, per motivi a noi sconosciuti. Il portico – ad esempio – non fu più costruito, ma i pilastri che dovevano sorreggerlo sono ancora oggi visibili sulla facciata. Due finestre non previste dal progetto furono inserite sulla stessa e tutte le sculture già pronte sistemate senza uno schema preciso.
Al ´300 ed al ´700 risalgono interventi di restauro dovuti ai danni provocati dai sismi, mentre gli ultimi lavori sono stati svolti negli anni 1968/1971 ed hanno comportato interventi in qualche caso radicali.
Percorrendo il passaggio a sinistra della facciata saremo nella zona absidale, impreziosita dalle due figurine dell´Arcangelo Gabriele (con in mano le palme) e della Madonna, poste ai lati della monofora. La statuina della Madonna ha perso i suoi tratti originari al punto che oggi si presenta “barbuta”: in realtà le due statuine componevano la scena dell´Annunciazione.
Una cornice a gola che sale dalla base fin sotto il tetto a creare archetti pensili conferisce eleganza e coerenza formale a questa parte del monumento.
La facciata conserva molte interessanti sculture e mostra i segni di una conclusione frettolosa dei lavori di costruzione dell´edificio. Ad esempio l´architrave del portale centrale, che reca scolpiti Cristo in trono e ai lati gli Apostoli, era stato progettato per un portale più largo: esso infatti si presenta sproporzionato rispetto alle dimensioni di quello attuale. Nella lunetta si scorge un disegno in terra rossa raffigurante una Madonna col Bambino.
Sugli stipiti laterali, pregevoli ornati vegetali. A sinistra una piccola immagine, verosimilmente dell´ Abate Berardo, monaco agostiniano, che regge in una mano il pastorale e nell´altra il modellino della chiesa. Allo stesso personaggio si riferisce l´iscrizione del portale laterale a sinistra, a conferma che il complesso nacque per iniziativa di una comunità agostiniana, che volle dedicarla a San Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury assassinato nel 1170 nell´omonima cattedrale in Inghilterra.
Delle due finestre situate nella parte alta della facciata solo la sinistra fu realizzata secondo il primitivo progetto. L´altra è una monofora caratterizzata da quattro eleganti colonnine. Il rosone è frutto di restauro e non presenta motivi di particolare interesse, mentre il campanile è postumo (fu aggiunto nel ´700 e sottoposto a restauri nelle epoche successive).
L´interno si presenta a tre navate divise da pilastri sui quali poggiavano inizialmente archi ogivali, dei quali qualcuno è ancora in sede, con il pavimento a tre livelli. L´elemento architettonico che attira subito l´attenzione è la “colonna santa”, a destra dell´ingresso, una colonna dall´esile fusto quadrangolare con un originalissimo capitello ad ombrello.
Quasi tutti gli ornati della chiesa rimandano al repertorio decorativo dell´Abbazia di S. Clemente a Casauria, alla quale si ispirava del resto il progetto dell´edificio stesso; non esiste tuttavia nel repertorio figurativo casauriense un esempio simile a quello della colonna santa, che rimane invece una rielaborazione spontanea e personale degli artisti di Caramanico. I quattro magnifici leoni stilofori, dall´espressione più umana che ferina, dovevano sorreggere un pulpito mai costruito, e sono espressione di un artista di alta qualità.
Anche all´interno della Chiesa sono visibili ornati di vario genere sistemati qua e là – tra gli altri, il telamone murato nel quarto pilastro a destra dell´ingresso – mentre meritano attenzione i pregevolissimi affreschi del pilastro successivo, in buono stato di conservazione. Essi risalgono al ´200 ed illustrano in alto la Deposizione di Cristo dalla Croce, al centro la Sepoltura, in basso la Discesa al Limbo mentre, calpestando il Demonio, Egli conduce fuori dal Limbo i progenitori Adamo ed Eva.
Su un pilastro a sinistra è invece la grande immagine di S. Cristoforo col Bambino sulla mano, realizzata nella stessa epoca, mentre gli affreschi dell´abside risalgono al ´700. Degne di nota sono inoltre le due acquasantiere: quella posta a destra dell´ingresso risale al 1890 ed è opera di Maurizio Morizio, come leggiamo nell´iscrizione interna ad essa e reca sul fondo, in rilievo, quattro pesci.
La vasca di sinistra è invece di epoca anteriore, ed ha il fondo caratterizzato da immagini in rilievo di animali. Sotto il presbiterio c´è una minuscola cripta con un pozzo, la cui presenza potrebbe essere collegata ad una vasca forse destinata ad un allevamento di pesci presente sullo stesso sito prima della costruzione dell´edificio.
Sulle pareti della cripta piccole mensole in pietra servivano per sorreggere le candele.
L´intero complesso restò agli agostiniani fino al ´300, quando la comunità religiosa abbracciò quella celestina e nell´ ´800 passò ai Carmelitani di Sulmona: la parte dell´edificio destinata a monastero fu invece utilizzata per abitazioni rurali, e oggi è totalmente in disuso.
Fino agli anni ´50 si svolgeva a San Tommaso una processione con la quale si chiedeva la benedizione delle campagne della zona. La tradizione sopravvive oggi in forma di festa patronale, che continua a svolgersi il Lunedì dell´Angelo.
Al termine della visita non resta che goderci lo splendido panorama del Morrone e della valle dell´Orta e, sulla via del ritorno, fermarci a ripercorrere con lo sguardo il profilo di Caramanico, piccolo gioiello incastonato tra i monti.

CHIESA DI SAN NICOLA

Alla fine del ´500 altri interventi interessarono l´edificio: la lapide che sormonta il portale centrale ci informa infatti che l´Arcivescovo Matteo Sammiati lo consacrò nel 1592.
Nel ´600 furono eseguiti lavori di ampliamento, come testimonia una lapide posta invece nel coro, grazie all´intervento finanziario del milanese Pietro Bottino, industriale della produzione della seta, all´epoca fiorente a Caramanico.
Un disastroso terremoto nel ´700 causò gravi danni in tutto il territorio e colpì anche la Chiesa di San Nicola. Nuovi interventi la interessarono e mutarono anche l´aspetto della torre campanaria – la svettante cuspide che la caratterizzava fu sostituita infatti da un´elegante cupoletta – ma lasciarono al suo posto una statua in pietra raffigurante S. Nicola, risalente al XII secolo.
L´imponente facciata in stile neoclassico è stata recentemente sottoposta a lavori di ripulitura, che rendono più evidente la sua maestosità. Una cornice mistilinea la corona e quattro paraste la tripartiscono.
Ai lati, due eleganti portali settecenteschi; al centro, lo splendido portale del 1592 riccamente intagliato e decorato vivacizza la controllata eleganza della facciata stessa e presenta ai lati un doppio ordine di colonne tortili impreziosite da decorazioni vegetali. Rami intrecciati e foglie d´acanto ornano anche gli architravi, insieme a volti alati di putti.
Il portale è sormontato da due nicchie nelle quali si trovano le statue di S. Pietro e S. Lucia, identificabili rispettivamente dalle chiavi e dal vassoietto sul quale sono posti gli occhi, inserite in onore di Pietro Bottino e sua moglie Lucia. Al centro la statua di San Nicola, di ignota provenienza, i cui tratti scultorei riportano ai primi anni del ´200.
All´interno la Chiesa di S. Nicola si presenta a tre navate, divise da una doppia fila di pilastri e con due restringimenti ai lati dell´altare principale, realizzati per ricavarne ambienti di servizio. Semplici cornici di ispirazione classicheggiante fanno da basi e coronamenti, mentre le volte settecentesche sono ornate da splendidi intarsi: al rigore neoclassico si sostituisce qui la grazia un po´ leziosa di riccioli e intrecci vegetali rococò.
Ai lati delle navate, altari settecenteschi ornati da stucchi e finti marmi policromi, dedicati a diversi santi e misteri: tra tutti è da ammirare il terzo altare a destra dell´ingresso, che reca una stupenda icona di stile bizantino raffigurante la Madonna del Carmine (XIV secolo). Il pulpito, pregevole opera di scuola napoletana, si presenta intagliato con eleganti fiorami dorati e inquadrati da cornici rinascimentali.
La cantoria risale al ´700. E´ realizzata in legno dorato e sul pannello centrale reca scolpiti i tradizionali miracoli attribuiti sin dall´antichità a S. Nicola. Nelle altre formelle si ripetono motivi pastorali ed altri ornamenti barocchi.
Anche questa chiesa conserva un´opera di Nicola D´Antino: si tratta della statua in legno dell´Immacolata, posta a sinistra dell´ingresso. Interessanti sono infine i due dipinti ad olio sovrastanti i due portali laterali. Sono opere del noto pittore Teodoro da Chieti e raffigurano la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre (a destra, uscendo dalla chiesa) e la cacciata dei venditori dal tempio (a sinistra).

LE TERME

Le acque di Caramanico Terme

ACQUE SOLFUREE:

LA SALUTE e la GISELLA sono due sorgenti minerali solfuree ad alto gradosolfidrimetrico (in particolare la prima che, tra quelle utilizzate nella terapia termale, ha il più alto contenuto di idrogeno solforato). Le acque solfuree sono note per le loro importanti proprietà antinfiammatorie ed eutrofiche sugli apparati respiratorio,
osteoarticolare, digerente, sull’orecchio medio e sulla pelle.
Le loro qualità terapeutiche, inoltre, riattivano le funzioni fisiologiche degli apparati trattati e svolgono un’attività di prevenzione, cura e riabilitazione.

ACQUA OLIGOMINERALE

Il PISCIARELLO è un’acqua oligominerale a effetto diuretico che comporta l’aumento dell’eliminazione urinaria dei soluti (Azoto ureico, Acido urico, Acido ossalico, Mg, NaCl, etc).

Il territorio

Il paese è situato nel tipico ambiente appenninico. Altimetricamente si sviluppa passando dalla macchia mediterranea fino a 700 m, passando al bosco misto 800 m, alla faggeta 1500 m, fino all’ambiente, detto lunare, dei pianori culminali della Majella. Il territorio comunale è completamente inserito nel parco nazionale della Majella, inoltre insiste la riserva naturale “Valle dell’Orfento”, istituita prima del Parco. Il nucleo storico del paese è situato sulla confluenza dei fiumi Orta e Orfento, le cui valli caratterizzano l’intero territorio.

La valle dell’Orfento, una delle prime aree protette d’Abruzzo, è percorsa da numerosi sentieri escursionistici per tutta la sua lunghezza, eccezion fatta per la sommità, dove dalla cascata della Sfischia il corso d’acqua ha origine: quest’area è una riserva integrale assolutamente incontaminata dalla presenza umana.

Clima

Il clima è quello tipico della bassa montagna, con inverni freddi ma non molto per via della relativa vicinanza con il mare, contraddistinti da abbondanti nevicate. Non di rado il manto nevoso al suolo raggiunge e supera il metro, questo anche grazie allo stau che accentua i fenomeni, dovuto alla particolare posizione del paese incastonato tra Majella e Morrone. Le estati sono calde ma non eccessivamente, anche se è possibile che la temperatura raggiunga o superi i 35 gradi durante intense ondate di calore e in presenza del Garbino (libeccio); possibili anche temporali pomeridiani durante la stagione estiva. Primavera e autunno sono contraddistinti da variabilità, con possibili ondate calde a inizio autunno e irruzioni fredde a inizio primavera, le nevicate tardive sono possibili fino ad Aprile inoltrato.

Itinerari Turistici

PARCO NATURALE DELLA MAJELLA

DOVE ALLOGGIARE

DOVE MANGIARE

NUMERI UTILI

COME ARRIVARE

Arrivare a Caramanico Terme
In treno: Linea Roma – Pescara – Scendere Stazione di Scafa – Coincidenza trasporto pubblico per Caramanico Terme nel piazzale antistante la stazione.
In aereo: Aeroporto di Pescara (45 min).
In auto: Autostrada A14 Bologna-Bari – Uscita Pescara – Autostrada A25 Pescara-Roma – Uscita Scafa-Alanno – SS5 per 3 km – SS487 direzione Caramanico Terme (20 km).

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