Area Marina protetta Secche della Meloria

Fonte e per approfondimento Area Marina Protetta Secche della Meloria

Natura e Ambiente

Le Secche della Meloria rappresentano un’area di bassi fondali rocciosi in cui la parte di secca ha una estensione di 35-40 km-quadrati, con una forma ricorda circa quella di un triangolo equilatero dai vertici rivolti a Nord, a Sud ed il terzo ad Est verso il porto di Livorno (Bacci et al., 1969). La parte principale della secca è situata a circa 3,5 miglia-nautiche al largo della costa livornese. La secca è costituita da un banco roccioso con una profondità che varia da un minimo di 1,5-2 metri, costituito dal cappello vero e proprio della secca circostante la zona dell’antica Torre, fino ad un massimo di 30 metri sul bordo più occidentale del banco, dove degrada verso fondali fangosi-sabbiosi.

Nella parte orientale la profondità massima delle Secche è di circa 10 metri, profondità che si riduce gradualmente fino alla linea di costa livornese dalla quale rimane separata da un canale lungo circa 1 km e lungo circa 5-6 km. Il limite settentrionale della secca è rappresentato dalla cosiddetta Testa di Tramontana nelle cui vicinanze è situato il secondo faro della secca denominato “Ship-Light”. In questo settore il fondale si presenta piuttosto eterogeneo e ricco di anfratti per l’alternanza di tratti rocciosi e fondi mobili fangosi con una profondità variabile da un minimo di 8 metri fino ad un massimo di 20-25 metri dove la porzione rocciosa degrada su un fondale fangoso pianeggiante che si estende verso Nord e verso la costa. Quest’ultima, per l’intero tratto fronteggiante l’area marina protetta, è costituita da una costa bassa con litorali sabbiosi, caratterizzata peraltro da forti forme di urbanizzazione e di antropizzazione, che culminano con la grande infrastruttura del porto commerciale-industriale di Livorno.

Nel settore occidentale, la secca non degrada uniformemente. Nella parte più settentrionale si prolunga con un rilievo sottomarino denominato la Secca di Fuori: rilievo che si innalza da 17 metri fino a 8-9 metri di profondità e che si situa a 5,5 km ad ovest del faro dello Ship-Light. Nella parte sud-occidentale, invece, il fondale degrada in maniera lineare fino alla profondità di circa 30-35 metri dove termina il banco roccioso e si ritrova il fondale sabbioso-fangoso. Nel settore meridionale il fondale roccioso degrada dolcemente fino a raggiungere i 25 metri, e man mano che aumenta la profondità il substrato roccioso viene sostituito dall’alternanza di matte morta e fango. A 5 km dal vertice meridionale della secca in direzione S-SW il fondale risale da circa 40-45 metri fino a 26 metri, originando una formazione rocciosa nota come “Scoglio della Madonna”. Il ripido salto che si verifica intorno alla batimetrica dei 50 metri viene considerato il vero limite morfologico della secca.

Nella parte più superficiale della secca, fra il Faro della Meloria e lo Ship-Light, il fondale non supera mai i 5 metri di profondità. In questa area, tra l’allineamento dei due fari e la parte che della secca che si protende verso ovest, sono presenti delle particolari strutture geologiche di origine carsica: quelle che sono stati denominate “i Catini”. Questa peculiarità geologica (che si trova solo in Meloria) è costituita da depressioni circa circolari all’interno del banco roccioso di fondale, formatesi probabilmente a seguito di fenomeni erosivi e di ingressione marina. Le depressioni hanno dimensioni e profondità varie: da poco più di un metro fino a 4-5 metri, ed all’interno di essi si creano dei particolari micro-habitat con formazioni biologiche specifiche e talora uniche; le pareti, infatti, costituiscono dei banchi pressoché verticali, o talora sub-verticali, mentre sul fondo si accumula sedimento costituito prevalentemente da sabbie carbonatiche grossolane e di origine organogena che ospitano una fauna particolare e ancora poco nota.

Secondo gli studi degli anni settanta di Barsotti et al. (1974), la geologia delle secche sarebbe legata ai cicli sedimentari marini tirreniani riferibili all’interglaciale Riss-Würm (circa 100.000 anni fa), responsabili della deposizione e del modellamento della cosiddetta ‘Panchina’ fossilifera del tutto analoga a quella presente sul litorale livornese e costituente le Secche di Vada. A seguito della trasgressione tirreniana si sarebbe creato un ambiente marino di bassofondo caratterizzato da un substrato detritico organogeno. La deposizione di sabbie calcaree si sarebbe conclusa nella fase regressiva, accompagnata dalla litificazione del sedimento e formazione del plateau calcareo, originando la cosiddetta “panchina calcarenitica” (“beach rock”).

Le Secche della Meloria per conformazione e posizione (modesta profondità e particolare regime dei venti) rappresentano un ambiente ad elevato idro-dinamismo: uno dei maggiori in tutto il settore ligure-tirrenico. Secondo gli studi in materia (Fierro et al. 1969) la circolazione delle masse d’acqua risulta molto rilevante e variabile in relazione alla stagione. Durante i mesi estivi ed in buone condizioni meteorologiche risulta prevalente una corrente costante diretta da nord verso sud la quale, incontrando la barriera geologica della secca, si divide in due rami: uno orientale, attraverso il canale che separa la secca dalla terra ferma con direzione praticamente parallela alla linea di costa e caratterizzato da una elevata velocità superficiale; l’altro occidentale che fluisce verso il largo e rallenta mano a mano che ci si allontana dalla secca. Durante i mesi invernali la corrente risulta invertire la propria direzione dirigendosi da sud verso nord con un andamento a due rami analogo a quello dei mesi precedenti, ma più turbolento e talora più forte in quanto probabilmente più influenzato dalle condizioni meteo marine di maggiore ventosità e maggiore dinamismo del moto ondoso.
Studi più recenti (Gasparini et al., 1986; De Simone et al., 1993; Immordino, Setti, 1993; Astraldi et al., 1993a) hanno confermato che in linea generale la circolazione del settore di mare antistante la costa livornese è costituita da una corrente dominante, in determinate condizioni rilevabile solo in profondità, diretta costantemente da sud verso nord, con forme di correnti derivate o comunque strutture vorticose distaccatesi che generano correnti sia orizzontali e di superficie che verticali, assieme a fenomeni di ricircolazione nei bracci di mare sud di Livorno, dovuti tutti alla presenza della secca. La presenza di una corrente generale diretta verso nord è da attribuire al fatto che a queste latitudini, e poco più a sud, i due bacini, Mar Ligure e Mar Tirreno si interfacciano, ma sono differenti per caratteristiche termiche, di salinità e dunque di peso delle acque. Il Mar Ligure essendo esposto ai venti più secchi e freddi, quali quelli nord-occidentali che spirano dalla valle del Rodano o quelli settentrionali che scendono dall’appennino ligure, ha una temperatura sensibilmente più bassa di quella del Mar Tirreno, che invece è maggiormente esposto ai venti meridionali di scirocco provenienti dall’Africa, con un gradiente che si accentua durante i mesi invernali. La differenza di densità delle acque, maggiore nel Ligure, minore nel Tirreno, crea così uno spostamento delle masse d’acqua prevalentemente verso il bacino settentrionale, e più frequentemente nei periodi invernale e primaverile. Durante i mesi estivi, quando si riduce il gradiente termico, e di conseguenza quello densimetrico, gli scambi fra i due bacini risultano molto minori e talora inesistenti. D’estate, quindi, tutta l’area delle Secche è bagnata dalle acque del Mar Ligure in cui penetra una vena d’acqua più fredda proveniente dal largo la quale, una volta raggiunta la zona delle secche, si divide in due flussi che si muovono in direzione opposta lungo la costa della Toscana (Astraldi et al., 1993b).

Habitat delle secche della Meloria CORALLIGENO

Le principali scarpate della secca, con le banchine prossime ad esse, sono invece caratterizzate dal secondo grande habitat delle Secche della Meloria: il Coralligeno. Anche questo ambiente ha un’elevata importanza naturalistica, nonostante non sia ancora stato inserito nell’elenco degli “habitat prioritari” della Direttiva Habitat. Il coralligeno, infatti, è un complesso di biocenosi ricche in biodiversità che formano un paesaggio di organismi animali e vegetali sciafili (ovvero poco amanti della luce solare) con un concrezionamento fatto di alghe calcaree. In Meloria si può distinguere tra un habitat coralligeno di parete ed uno più proprio delle piattaforme calcaree che comunque sono ricche di avvallamenti e superfici accidentate.

Il coralligeno della Meloria fa parte delle formazioni a coralli del Mediterraneo (diverse da quelle delle barriere tropicali) ed è costituito da alghe coralline con tallo calcareo, i cui scheletri, in associazione con altri organismi sessili (che si fissano al substrato), danno origine a bio-costruzioni in aderenza al substrato roccioso talora anche di grandi dimensioni e di grande importanza ecologica. Queste alghe colonizzano un habitat (in questo caso le pareti rocciose) modificandolo a tal punto da farlo diventare un altro habitat, creando così nuove condizioni sia per la fauna sessile che moderatamente vagile, la quale può occupare gli anfratti interni della massa concrezionata. Questo habitat si trova generalmente tra 25 e 50 metri di profondità, prevalentemente in zone a scarsa illuminazione. Gli animali a scheletro carbonatico assumono un ruolo non di secondo piano nella strutturazione di questo habitat: foraminiferi, briozoi, serpulidi, madrepore, gorgonie, spugne, crostacei, bivalvi contribuiscono alla formazione ed alla complessità dell’habitat. Questa biocenosi ha necessità ben precise, quali luminosità ridotta, temperatura bassa e relativamente costante, salinità uniforme, idro-dinamismo debole e moderata velocità di sedimentazione. Gran parte della struttura è formata dalla concrezione di talli morti di alghe della famiglia delle Corallinaceae , tra le quali la più presente è la Eunicella singularis, che si accumulano in diversi strati. Le alghe vive, che necessitano di luce, occupano solo lo strato superficiale. Questo particolare habitat è caratterizzato da un’elevata produttività e ovviamente da un grande accumulo di carbonato di calcio.

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