Ristorante Antica locanda Mincio dal 1407

Una storia antica per l’Antica Locanda Mincio e per Borgetto di Valeggio sul Mincio, fra Mantova e Verona. Il borgo, dopo numerose vicissitudini storiche viene rilevato dall’ordine dei Cavalieri Templari che qui fonda una proprio Precettoria.Per oltre un secolo i Templari trasformarono il monastero in un ospizio per accogliere i numerosi pellegrini che transitavano per il guado del Mincio diretti verso i tre grandi centri della fede cristiana: Roma, Gerusalemme, e Santiago de Compostela.

Decaduto in età medievale l’attraversamento di Peschiera del Garda, il fiume poteva essere superato, fra il lago di Garda e i laghi che circondavano Mantova, solamente a Borghetto ed è in questo punto strategico che nel tredicescimo secolo, i Templari costruiscono il primo ponte di legno per il controllo del guado, uno scavo fluviale, i primi mulini, una pescheria fissa ed una locanda.

I resti della “thaberna templare” citata da molti documenti storici che attestano i trasferimenti di proprietà del feudo sono, molto probabilmente, sotto le fondamenta dell’attuale ristorante Antica Locanda Mincio.

Napoleone era qui, alla fine di maggio del 1796, comandante dell’Armata d’Italia, e cacciò gli austriaci al di là del Mincio. Nel 1848, fu al centro di uno scontro tra i piemontesi del generale De Sonnaz e gli austriaci. Menzionata come taverna già nel 1407, nel contratto di vendita del “Feudo di Borghetto” al patrizio veneto Contarini, fu confine tra impero austro-ungarico e Repubblica veneta. Ritrovo romantico di grandi attori, Visconti vi girò le battaglie di “Senso”. Storici gli “agnolotti”, ricetta importata dal mantovano e rivisitata a inizio Novecento. Dal 1919, quattro generazioni.

Borghetto: cenni storici

Il primo insediamento urbano di Borhetto è dell’epoca longobarda (VII, VIII secolo d.C.) ma la sua origine più antica risale all’eta del bronzo. Borghetto, che significa “insediamento fortificato”, è ancora oggi una spendida contrada medievale sulle rive del Mincio: un pugno di case sull’acqua dominate dal Ponte Visconteo, straordinaria diga fortificata, e dal castello scaligero. Gli antichi mulini, per la molinatura del frumento e del riso, costitguiscono ancora il paesaggio del borgo assieme ad un antico palazzo cinto da mura e da una chiesa del 1759 riscostruita su un’antica pieve romanica di cui restano due pregevoli affreschi del ‘400.

“…e, se hai un pò di tempo, riposati a quest’ombra: verranno dai prati a bere i giovenchi, da soli; qui dove il Mincio orna le verdi rive di tenere canne, e come un sussuro dalla sacra quercia viene il ronzio delle api…”

VERGILI BUCOLICA, VII, 10 – 13

Tortellini di Valeggio

Una passeggiata nel basso veronese sulle tracce di una pasta nata secondo la leggenda nel Trecento per celebrare la tragica passione tra una ninfa e un soldato. Tra fiaba e sapori, i nostri consigli per assaggiare e comprare questa specialità Leggende e sapori si intrecciano spesso in Veneto, a sottolineare quanto il legame di un territorio con la sua cultura gastronomica sia ricco di riferimenti alla tradizione popolare. Ne sono un gustoso esempio i tortellini di Valeggio sul Mincio, un’autentica prelibatezza del basso veronese: una tradizionale pasta all’uovo ripiena nata, secondo la leggenda, intorno al Trecento e che rimanda ad una struggente storia d’amore tra un soldato visconteo e una ninfa del fiume Mincio. I due erano uniti da una passione ostacolata, finché per sfuggire alla cattura da parte di altri soldati, decisero di tuffarsi in un lago lasciando dietro di loro un fazzoletto annodato, simbolo della loro unione

Oggi, secondo la tradizione, vengono preparati rigorosamente a mano con una pasta tirata sottile come la seta, che viene tagliata e annodata proprio come un fazzoletto, dopo averla farcita con un delicato ripieno di spezie e pregiate carni assortite. Per la sfoglia si mescolano le uova con la farina sino ad ottenere un impasto morbido, mentre per il ripieno viene utilizzata carne di manzo, maiale, pollo, aromi naturali (come cipolla, carote, sedano e rosmarino), vino Bardolino e un po’ di pane grattugiato cotti assieme. Degustati in brodo di carne oppure serviti asciutti con burro e salvia, tutti con un’immancabile spolverata di formaggio grana.

Fonte @anticalocandamincio.it

Antico Caffè Greco a Roma

La mente di Roma vive qui da duecentocinquant’anni nella celeberrima saletta “omnibus”, dove passarono Liszt, Bizet, Wagner, Goethe, Casanova, Stendhal e persino Buffalo Bill. Gogol scrisse qui un romanzo; a Passini e Guttuso ispirò un quadro. È un monumento della Capitale, dove hanno fatto sosta tutti i grandi pensatori, artisti, letterati e patrioti, corroborati dallo…

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