Parco Nazionale dell’ Isola di Pantelleria

Parco Nazionale dell’Isola di PANTELLERIA

Il paesaggio di Pantelleria presenta un unicum speciale: esso è formato dalla fusione fra l’ambiente naturale e l’ambiente antropico, agricolo e tradizionale. Entrambi nascono e si sviluppano dal connubio fra elementi meridionali (africani) e settentrionali (europei), con la decisa dominanza dei primi. Non solo Natura, ma anche cultura agricola tradizionale, ricca di elementi che rendono l’isola “altro” rispetto alle vicine aree africana ed europea.
L’elemento dominante è il paesaggio agricolo, modellato da secoli di lavoro laborioso del contadino/allevatore pantesco i cui elementi architettonici tipici sono il dammuso, i terrazzamenti e il giardino pantesco.

La storia

Una delle tante meraviglie che per troppi secoli è stata trascurata è il patrimonio archeologico dell’isola.

La scoperta d’importanti siti risale già alla seconda metà del XIX secolo; ma nel corso di tutti questi anni sporadici scavi si sono alternati a periodi troppo lunghi di totale disinteresse e dimenticanza.

Solo dal 1996, in seguito ai finanziamenti dell’UE POR 2000-2006 e sotto la direzione del Servizio per i beni archeologici della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Trapani, diverse università italiane ed europee hanno dato inizio ad uno studio sistemico e continuato del patrimonio archeologico di Pantelleria.

Le aree archeologiche principali sono quattro:

  • il villaggio preistorico di Mursía
  • l’acropoli di San Marco
  • il santuario punico-romano del lago Bagno dell’Acqua
  • l’insediamento tardo-romano di Scauri.

Oltre l’entità di un tale patrimonio, è da rilevare la sua particolarità: la posizione geografica dell’isola fa di Pantelleria un punto nevralgico nelle rotte commerciali e negli eventi bellici delle antiche civiltà mediterranee; inoltre, è difficile trovare al mondo un altro luogo in cui anche il semplice profano può passeggiare tranquillamente tra i resti di città preistoriche ancora perfettamente conservati.

Tralasciando l’Acropoli di Cossyra, collocata nella parte settentrionale dell’isola e quindi fuori l’area Parco, ci soffermeremo sulle altre aree, che portano alla memoria epoche ben più lontane, come nel caso del villaggio di Mursía (1900-1700 a.C.), ubicato nella costa Nord-Occidentale.

Il suo eccezionale stato di conservazione permette di comprendere com’era costituito il villaggio: affacciato sul mare, era delimitato da un possente muro di cinta e all’interno arcaiche abitazioni, simili a capanne; adiacente al villaggio fortificato c’è la necropoli, la città dei morti, con più di cinquanta sési, tombe costruite in pietra a forma di cupola.

Gli antichi abitanti vivevano di agricoltura e pastorizia, avevano molte affinità culturali con i vicini popoli del Nord Africa, a causa degli intensi scambi commerciali che intrattenevano con questi e non solo: infatti, la popolazione basava il suo sviluppo sull’esportazione dell’ossidiana e sono state trovate ceramiche importate dall’Egeo e oggetti d’origine egiziana e del Mediterraneo sud-orientale.

Il sito archeologico del Bagno dell’Acqua, nella parte nord dell’isola, comprende un grande santuario risalente ad epoca romana.

Il tempio è in stile ionico, ma la sua struttura architettonica presenta elementi punici, dato che si basa su una precedente costruzione.

Esso è costituito da una cella a pianta rettangolare, dove un tempo vi era la statua della divinità; da un’area antistante la cella, dove venivano svolti i riti sacrificali e una grande scalinata che conduceva alla parte antistante il tempio.

Dal confronto con altri santuari del tempo nel Mediterraneo, si suppone che il santuario sia dedicato alla fertilità e alle acque, quindi alla dea punica Tanit e successivamente alla dea latina Venere.

L’ultimo grande sito archeologico è l’insediamento tardo-romano di Scauri: questo luogo era abitato già nel III sec. d. C., ma solo nel V sec. divenne uno dei massimi centri produttivi e commerciali del Mediterraneo. Nei fondali del porto è stato trovato un relitto navale con numerosi oggetti in ceramica, a testimonianza della forte attività produttiva e commerciale della pregiata ceramica da fuoco, mentre sulla costa è stato riportato alla luce tutto un intero villaggio di pescatori, fatto di abitazioni e strade abbarbicato sul terrazzamento del luogo.

Altri siti archeologici interessanti sono sparsi per l’isola e rappresentano sepolcreti scavati nella roccia, fosse di forma quadrangolare irregolare o antropoide. Sono associabili all’occupazione bizantina dell’isola e sono tutte databili ad un periodo che va dal VI al IX secolo d.C.

Il più grande di questi sepolcreti è in Contrada Zighidí e serviva il sottostante abitato di Contrada Monastero. Ma il più suggestivo sono le tombe dei Ghibbiúna, in località Serraglia sopra Ghirlanda. Le tombe sono ricavate dalle pietre di un piccolo promontorio chiuso in un bosco di lecci. Un luogo silenzioso, quasi magico, nel quale prendersi una pausa inebriandosi dei profumi portati dal vento.

Chiese Pantesche

Le piccole chiese pantesche sono state costruite nei secoli dalla comunità pantesca, che ne hanno modellato l’aspetto e la struttura secondo i tradizionali canoni architettonici del dammúso.

Solitamente la navata centrale ha una copertura a botte del diametro non superiore a 4-5 m, mentre le navate laterali e l’abside hanno copertura a volta.

Gli altari laterali rispecchiano la struttura delle alcove delle abitazioni. Il sagrato è il tradizionale passiatúri circondato dalla dukkéna. Infine la copertura esterna delle arcate laterali forma una rasatura merlata, che serve per la fuoriuscita dell’acqua, ma anche per distinguere la chiesa dal dammúso. Il campanile non è mai alto.

La pratica agricola della vite ad alberello Patrimonio Unesco

La chiamano agricoltura eroica perché sfida condizioni ambientali estreme, legate alla costante presenza dei venti e alla scarsa piovosità, compensata da una forte umidità. Grazie alla dedizione dell’uomo si ottengono frutti straordinari, unici. Nel susseguirsi delle generazioni, è stato possibile perfezionare pratiche di resistenza alla fatica, di cura delle piante, di adeguamento alla varietà del suolo, che sono la forza della cultura rurale pantesca.

Nel 2014 l’Unesco ha riconosciuto l’importanza e l’unicità della “Pratica agricola della vite ad alberello” iscrivendola nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità. È la prima volta che una pratica agricola consegue questo riconoscimento.

La vite, nella forma dell’alberello pantesco, viene coltivata in conche profonde circa 20 cm, utili per accumulare l’acqua piovana e proteggere i grappoli dal vento. La tecnica di coltivazione, introdotta dai fenici, è particolarmente articolata e prevede esclusivamente l’intervento della mano dell’uomo, fino alla vendemmia che comincia a fine di luglio. Le uve zibibbo, ricavate da questi vigneti, rappresentano la materia prima per la vinificazione del pregiato Passito di Pantelleria.

La Flora Pantesca

La vegetazione di Pantelleria si presenta decisamente complessa, in confronto con le altre isole circumsiciliane. Dal livello del mare fino a 250 m di altitudine si trova la macchia bassa o gariga riferibile alla comunità del Periploco-Euphorbietum aspalathoidis; oltre si rinviene una vegetazione arbustiva-arborea con pinete a Pinus pinaster e P. halepensis, miste a Quercus ilex, che si inquadra nell’associazione Pino-Genistetum aspalathoidis, cui partecipano diverse specie fra le quali Erica spp., Rosmarinus officinalisCistus spp., Calycotome villosa e Genistha aspalathoides. A quote superiori ai 500 m e nelle valli si trovano boschetti puri di Q. ilex. La vegetazione climatica è rappresentata dall’Erico-Quercetum ilicis, caratterizzata dalla presenza di Q. ilex, Erica arborea e Arbutus unedo, cui si accompagnano anche Pistacia lentiscusPhyllirea angustifolia, Daphne gnidium, ecc. L’abbondante lettiera e lo strato di humus di questi ambienti boschivi ospitano numerose specie appartenenti alla mesofauna, un indice di elevata diversità sia a livello della lettiera sia a livello dei primi 20 cm di suolo, in diverse zone del sottobosco.

Il numero totale delle specie censite al 2014 è pari a 640 specie, comprensive di 13 endemismi e 63 specie rare e rarissime per l’isola. Di seguito si fornisce la lista delle specie endemiche:

  • Anthemis secundiramea ssp. cossyrensis, segnalata anche per le isole maltesi;
  • Filago lojaconoi, segnalata anche per Linosa;
  • Genista aspalathoides var. gussonei, tipica della macchia e della gariga;
  • Helichrysum rupestre var. errerae, varietà localizzata nel tratto di costa fra Suváki e Punta Tre Pietre;
  • Limonium cossyrensis, rinvenibile esclusivamente lungo la zona costiera fra Arenella e Punta Tre Pietre;
  • Limonium secundirameum, limitata soltanto alla parte esterna delle rive meridionali del Lago Bagno dell’Acqua;
  • Matthiola incana ssp. pulchella, sottospecie tipica delle zone rocciose costiere pantesche;
  • Medicago truncatula var. cossyrensis, rinvenibile in incolti aridi;
  • Plantago afra ssp. zwierleinii, rinvenuta anche nelle Isole Pelagie e Maltesi, tipica di incolti aridi e pascoli;
  • Sedum rubens var. cossyrensis, tipica di luoghi pietrosi, anche pochissima terra;
  • Senecio leucanthemifolius var. cossyrensis, tipica di incolti prossimi al mare;
  • Serapias cossyrensis, orchidea tipica degli stadi più evoluti della successione della macchia mediterranea dai 300 m fino agli 836 m della Montagna Grande;
  • Trifolium nigrescens ssp. nigrescens var. dolychodon, tipica di prati aridi ed incolti.

Dal punto di vista fitosciologico, la comunità principale dell’isola è la macchia mediterranea, che si presenta con tutti gli aspetti principali, dagli stadi pionieri fino al climax, rappresentato da leccete di Quercus ilex (ballútu), alcune delle quali centenarie. Nelle zone più elevate è dominante Pinus pinaster (pino marittimo, zappínu), considerato tra i più antichi serbatoi di biodiversità della specie. Lungo i tratti di costa più aridi e rivolti a Sud prevale Pinus halepensis (pino d’Aleppo, déda oppure zappínu mánzu). La gran parte del territorio è occupato dalla macchia bassa, cespugliosa, dominata da generi come EricaPistacia, Calycotome, Cistus, Arbutus unedo (corbezzolo, mbriáculi) ecc. Nelle zone più secche o maggiormente percorse dai venti, prossime al mare, la macchia bassa lascia il posto alla gariga, con specie xerofite, adattate alla cronica mancanza d’acqua come Thymus capitatus, Rosmarinus officinalis, Thymelaea sp.

Altri elementi tipici sono la vegetazione del lago Bagno dell’Acqua, un cratere vulcanico che ospita una vegetazione erbosa e cespugliosa igrofila tipica delle zone umide salmastre, e quella delle scogliere, tipicamente alofila e xerofita. A queste si aggiungono le particolarissime comunità degli ambienti termali, dominate per lo più da microflora (cianobatteri) e da specie igrofile.

La Fauna Pantesca

Pantelleria si presenta particolarmente interessante da un punto di vista biogeografico, soprattutto quale anello di congiunzione fra l’Europa meridionale e l’Africa settentrionale (Maghreb). Mentre sul popolamento vegetale si hanno molteplici dati e la sua conoscenza si può quindi considerare sufficiente, i popolamenti faunistici sono solo in parte conosciuti, con alcuni approfondimenti solo su alcuni animali terrestri, quali vertebrati e soprattutto insetti.

Per quanto riguarda questi ultimi, il territorio dell’isola si presenta decisamente eterogeneo, caratteristica che permette la presenza di molteplici nicchie ecologiche. Eterogeneità ambientale vuol dire presenza di molteplici zone rifugio per qualsiasi animale o pianta, nelle quali eventuali predatori o competitori non possono giungere. Tutto ciò si riflette sul numero totale di specie di Artropodi (raggruppamento vasto di animali quali insetti, crostacei, ragni, millepiedi, ecc.) conosciuti per l’isola, maggiore rispetto alle altre isole. In particolare, per Pantelleria sono state censite 1096 specie diverse di artropodi, molte delle quali di origine africana ed alcune delle quali aventi Pantelleria come unica dimora in tutto il mondo. In particolare, per l’isola di Pantelleria sono stati rinvenuti al momento 14 endemismi:

  • fra i crostacei isopodi (porcellini di san Giuseppe, purceddrúzzi di San Ghiuséppe) si cita Spelaeoniscus vandeli, evolutosi probabilmente da una specie simile africana;
  • fra i grilli, Gryllotalpa cossyrensis, circoscritto alle sponde del Lago di Venere;
  • fra le cimici, Apterola kunckeli focarilei;
  • fra i coleotteri (maggiolini, cetonie, coccinelle, tarli, ecc.) Danacaea caneparii, Heliopathes avarus donatelae, Pachychila crassicollis cossyrensis, Acmaeodera bipunctata romanoi, Scymnus caprai, Stenostoma cossyrense, Alaocyba separanda, Otiorhyncus cossyrensis, Pseudomeira cossyrica;
  • fra le formiche, Leptanilla poggii, formica dall’esoscheletro giallo scuro intenso osservata per prima volta nel 1991 in un campione di lettiera alla base di lecci nella Piana di Ghirlanda.

Per quanto riguarda i rettili, si ricorda il serpente Coluber hippocrepis, specie del Mediterraneo occidentale (ibero-sardo-maghrebino) il quale, migrato dalla Tunisia in tempi lontani, si è stabilito in Sardegna e successivamente a Pantelleria. Sono state trovate diverse specie di lucertole di origine africana, fra le quali Lacerta podarcis sicula.

Per quanto riguarda l’avifauna, colpisce la varietà di uccelli presenti sull’isola: 260 specie, tra cui molte vi nidificano stabilmente e altre sono state osservate durante la stagione migratoria, in primavera e in autunno. Infatti, Pantelleria si trova sulle principali rotte migratorie ed è luogo di sosta e riposo nel viaggio tra l’Europa e l’Africa. Tra i rapaci ricordiamo l’aquila delle steppe e il falco pellegrino. Presso le acque del Lago Bagno dell’Acqua non è raro osservare aironi cinerini e rossi, fenicotteri rosa, gru, cavalieri d’Italia e cicogne. A questa ricchezza, si aggiungono alcune specie nidificanti tra le quali due rare che, in Europa, nidificano solo sull’isola: il beccamoschino iberico e la cinciarella algerina.

Sarebbe veramente riduttivo chiudere il settore riguardante la fauna alata di Pantelleria in così poche parole, poiché immaginando l’isola come un pilone di un ponte fra l’Africa e l’Europa, su di essa veleggiano moltissime specie di uccelli che attraversano il Mediterraneo nei due sensi, specie anche rare, come l’enigmatico falco della Regina (Falco eleonorae), la cui nera silhouette frequenta i cieli dell’isola. Altre specie della famiglia dei Falconiformi sono presenti: il nibbio bruno, il falco pellegrino, le poiane, le albanelle.

Uno spettacolo da ammirare è in primavera quando grossi stormi di questi arrivano dall’Africa, veleggiando sul mare, trasportati dalle correnti ascensionali. Non è difficile vedere nei cieli dell’isola la sagoma bianca di un capovaccaio o aquile minori come l’aquila del Bonelli e il biancone.

Comunque Il Falco più caratteristico dell’Isola è il sicárro, il gheppio, specie stanziale che ha colonizzato tutte le rupi dell’isola. Altri uccelli rari che frequentano l’isola sono il Gruccione (Merops apiaster) chiamato localmente scilakilà, la ghiandaia marina, l’upupa (catabúbbo), il rigogolo detto ghiannúni, tutti uccelli apprezzati per il colore del loro piumaggio. Vanno annoverati fra gli abituali frequentatori dell’isola, tordi, merli, beccacce, quaglie anche se bisogna dare una giusta menzione ai trampolieri: moltissimi gli Aironi cenerini e rossi, le Nitticore, le Garzette ciuffetto, i Cavalieri d’Italia, le Avocette e le Gru. Un cenno parte per la Montagna Grande che è l’unica stazione europea dove nidificano la coloratissima Cinciarella algerina e il raro Beccamoschino.

Fra i mammiferi, si cita soprattutto il comunissimo coniglio selvatico, Oryctolagus cuniculus, flagello per le coltivazioni dell’isola, prediligendo i germogli delle viti. Si ricorda inoltre il piccolo mammifero insettivoro Crocidura pachyura, un piccolo toporagno presente solo in Tunisia, Sardegna e Pantelleria.

Una citazione a parte meritano i pipistrelli panteschi del genere Plecotus, presenti soprattutto nelle grotte naturali ed artificiali sparse per l’isola o in dammúsi abbandonati, i quali sono stati interessati da un recente studio dell’Università di Napoli.

Vulcanesimo

L’isola di Pantelleria rappresenta la punta emergente di un complesso vulcanico di cui circa il 28% è emerso, mentre il restante 72% è situato sotto il livello del mare, fino ad una profondità di circa 1200 m.

La nascita del vulcano è legata alla formazione di una vasta area distensiva nello Stretto di Sicilia con andamento NO-SE. Questo processo di distensione viene denominato “rifting”, attivo sin dal Tardo Miocene ed accompagnato da una diffusa attività vulcanica concentrata principalmente nella zona NW dello Stretto di Sicilia.

Il materiale eruttato è costituito da vulcaniti basiche (basaniti, basalti a diverso grado di alcalinità -tholeiitici, tranizionali, – alcalini, e hawaiiti) ed acide (Na-trachiti e Na-rioliti o pantelleriti). Si tratta, pertanto, di tipologie di rocce estremamente differenti tra loro senza, o quasi, prodotti a chimismo intermedio. Questa è una delle motivazioni per cui l’isola di Pantelleria ha avuto, e continua ad avere un elevato interesse per i geologi, in particolare per i petrologi che tentano di stabilire se le due tipologie di rocce (basiche ed acide) siano tra loro correlate da processi di differenziazione e se questi processi coinvolgono uno solo o più tipi di magmi.

Pantelleria è a tutti gli effetti un complesso vulcanico attivo. L’ultimo episodio di attività eruttiva, un’eruzione sottomarina, si è verificata nel 1891 a 5 Km a NW rispetto al Porto di Pantelleria, dimostrando che l’attività vulcanica primaria è situata nella porzione sommersa del Complesso Vulcanico.

Il processo di formazione dell’Isola di Pantelleria può essere schematicamente suddiviso in tre periodi: da 320.000 a 180.000 anni fa; da 180.000 a 45.000 anni fa; da 45.000 a 7.000 fa. Quest’ultimo periodo è iniziato con la deposizione del “Tufo Verde” (circa 45.000 anni fa) ed è terminato con la colata del Khaggiár (Hagghiári) fuoriuscita dal centro eruttivo di Kúddia Randázzo, questa sarebbe l’ultima eruzione del settore emerso dell’Isola (circa 7000 anni fa).

Ad oggi, il vulcanismo nel settore emerso si manifesta con attività di tipo secondario come le fumarole e le sorgenti di acqua calda idrotermali, presenti un po’ in tutta l’isola, ma ubicate prevalentemente in corrispondenza delle direttrici vulcano-tettoniche locali. Per questa ragione, Pantelleria può essere considerata un centro termale a cielo aperto. Sull’isola sono presenti numerosi fenomeni del cosiddetto vulcanesimo secondario: sorgenti geotermiche marine, saune naturali in grotta, fumarole, sorgenti geotermiche terrestri nel Lago Bagno dell’Acqua. Alcune di queste località sono considerate geositi (D.A. n. 283 del 29 agosto 2017 “Istituzione dei Geositi ricadenti in aree di riserva naturale per motivi geologici” e integrazione all’All. 1 al D.A. n. 283/17 col D.A. n. 349 del 05 ottobre 2017):

Per quanto riguarda le altre attività di vulcanesimo secondario di particolare rilevanza, si ricordano:

  • Niká
  • Grotta di Sataría
  • Gadír
  • Bagno Asciutto di Benikulá (grotta di Benikulá).

Fra le sorgenti geotermiche marine, spicca Niká, uno dei luoghi più affascinanti in merito al termalismo a Pantelleria. Si tratta di una discesa a mare, situata nella zona meridionale dell’isola, famosa per una piccola insenatura sotto il costone da cui esce acqua calda. Raggiungibile dalla terra ferma o dal mare, la temperatura dell’acqua va pian piano salendo fino a superare i 40 °C. Questo avviene perché dall’insenatura sotto il costone sgorga una sorgente di acqua termale, la cui temperatura si aggira tra gli 85 e i 100 °C e che, mescolandosi con quella di mare, raggiunge i 70° C. Piccole vasche naturali in cui scorre l’acqua termale e delimitate da scogli sui quali si depositano zolfo, incrostazione di silice idrata e di allume, consentono a tutti di immergersi e goderne le virtù terapeutiche.

Molto nota fin dall’antichità è la grotta di Sataría per la qualità delle sue acque termali. Al suo interno sgorgano sorgenti d’acqua calda a una temperatura di circa 40 °C che confluiscono in tre vasche. Il nome Sataría deriva dal greco “Soterìa” e significa grotta della salute.

Gadír è una delle contrade più note dell’isola, un borgo di pescatori con un punto di alaggio per le barche. Fino agli anni ’60, la zona era ricca in buvíre (pozzi di acqua dolce) utilizzate in passato per rifornire le navi di passaggio e tuttora si caratterizza per la presenza di vasche termali di diverse dimensioni e temperatura. Una situazione simile è presente allo Scalo di Scauri, dove si colloca il porto fenicio.

Nella contrada di Sibá, in località Benikulá, lungo il costone della Montagna Grande si trova una grotta naturale aperta in una grande faglia e divisa, fin dall’età antica, in due vani: il primo esterno, il “frigidarium”, con la vista sulla grande piana di Monastero, circondato dalle tipiche dukkéne (sedili di pietra), e quello interno più piccolo dove giunge vapore acqueo a circa 38 °C. Questa emissione è utilizzata come una vera e propria sauna naturale dai panteschi e dai turisti per curare i dolori reumatici.

I Geositi di Pantelleria

Secondo la definizione di Wimbledon (1) per Geosito si intende “Qualsiasi località, area o territorio in cui sia possibile definire un interesse geologico o geomorfologico per la conservazione”. Questo termine può essere quindi utilizzato in molteplici contesti: per affioramenti superficiali circoscritti, per miniere, per elementi isolati e per gruppi di siti con notevole estensione areale. I Geositi diventano, quindi, un utile strumento per lo sviluppo, la pianificazione e la valorizzazione di un territorio, in cui il “bene” può essere osservato e capito nella sua realtà di ambiente “dinamico”.

Nel 2012, con Decreto ARTA (Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente) n. 87, viene istituito il Catalogo Regionale dei Geositi Siciliani. Da questo momento la Sicilia, prima Regione nel territorio nazionale, si dota di uno strumento legislativo che valorizza con norme di tutela specifiche “quelle località o territori in cui è possibile riscontrare un interesse geologico, geomorfologico, paleontologico, mineralogico, ecc., e che, presentando un valore scientifico/ambientale, vanno preservati…”.

Tale Decreto, insieme alla Legge Regionale n. 25 dell’11 aprile dello stesso anno (“Norme per il riconoscimento, la catalogazione e la tutela dei Geositi in Sicilia”) punta l’attenzione sul Patrimonio Geologico allo scopo di divulgarne la conoscenza, la fruizione e la valorizzazione. Questo primo passo molto importante ha portato, successivamente, all’istituzione di un Catalogo Regionale dei Geositi (ovvero un database consultabile via web) che contiene la raccolta sistematica delle informazioni riguardanti i siti di interesse geologico della Sicilia, a partire dalle caratteristiche scientifiche del sito, alle presenza di eventuali vincoli, allo stato di conservazione, all’eventuale rischio di degrado naturale ed antropico fino all’ipotetico rischio per la salute dei visitatori.

Tale Catalogo comprende, ad oggi, 85 Geositi, di cui 4 nell’Isola di Pantelleria. In quest’isola tre Geositi sono di interesse vulcanologico e legati a manifestazioni di vulcanismo secondario (Favara GrandeFumarole della Vecchia CasermaFumarole del Monte Gibele) mentre uno riveste interesse idrogeologico (Lago Bagno dell’Acqua, erroneamente indicato come Specchio di Venere).

I tre Geositi di interesse vulcanologico sono legati all’attività vulcanica secondaria a carattere esalativo, ovvero emissione di gas attraverso fumarole, che in gergo locale si dicono, appunto, “faváre”. La Favára Grande, la Vecchia Caserma e il Monte Gibéle, sono quindi località in cui, attraverso fessurazioni della roccia, viene emesso vapore acqueo (misto a composti chimici, soprattutto CO2) con temperature che possono raggiungere i 100°C. Tali fumarole sono la diretta conseguenza, in superficie, della perdita di fluidi per raffreddamento della camera magmatica che si trova a circa 3-4 km di profondità al di sotto dell’isola. In alcuni punti le rocce interessate da questi vapori caldi subiscono un fenomeno di alterazione con evidente cambiamento del colore macroscopico (da marrone scuro/nero a rosso mattone/giallastro-ocra).

Il Lago Bagno dell’Acqua, Geosito di interesse Nazionale, assume un notevole interesse dal punto di vista idrogeologico in quanto rappresenta l’unico elemento idrologico dell’Isola. Si tratta tecnicamente di un lago salino “endoreico” ovvero un lago senza sbocco al mare, in cui la perdita di acqua avviene solo per evaporazione, mentre l’immissione attraverso sorgenti ubicate nella sua sponda meridionale.

Nel settore sud orientale del Lago si osserva un’area (di alcune decine di metri quadrati) caratterizzata da continue ma lente (<0.1 l/s) manifestazioni idrotermali con fuoriuscita di acqua a temperatura tra 34 e 58°C, spesso accompagnata da bolle gassose gorgoglianti. L’acqua di queste sorgenti è ricca di anidride carbonica (CO2, che rappresenta il 98% vol. dei gas emessi), ma anche da basse concentrazioni di Azoto (N2), Ossigeno (O2), Argon (Ar), Metano (CH4), Idrogeno (H2) ed elio (He) (D’Alessandro et alii 1994, 4; Parello et alii 2000, 5). Grazie alla presenza, nell’acqua, di questi elementi in alcune aree delle sponde del lago si formano concrezioni carbonatiche e schiume biancastre. In ultimo, studi sulla batimetria dell’invaso mettono in evidenza un punto massimo di profondità nella sua parte centro settentrionale, dove sono stati misurati 12,5 metri (Bocchi et alii 1988, 6).

Tutti questi Geositi, essendo accumunati dall’emissione di gas di origine vulcanica, possono essere potenzialmente tossici per l’uomo. Tuttavia, l’anidride carbonica (che, come si è visto, è il gas in percentuale più abbondante) pur essendo incolore, inodore e insapore è più denso dell’aria e quindi si accumula a livello del suolo dove può raggiungere concentrazioni molto elevate ed essere letale solo per gli organismi più piccoli (come avviene ad esempio in prossimità delle “moféte” del Lago Bagno dell’Acqua, opportunamente segnalate).

La Zona costiera dell’isola

Iniziando il viaggio dalla zona costiera, tramite la strada perimetrale che la percorre interamente, è possibile ammirare le coste pantesche nella loro massima bellezza. Tralasciando la parte settentrionale, fuori della perimetrazione del Parco e costituita da scogliere basse che degradano a mare con poca pendenza, il resto della zona costiera pantesca è rappresentativa delle vicissitudini geologiche che hanno plasmato l’isola.

La prima area di notevole interesse è la zona di Mursía e Çimillía, aree archeologiche di notevole pregio per la presenza del villaggio preistorico (con relativo Muro Alto) e la zona dei sési, probabilmente tombe neolitiche realizzate dai primi abitanti conosciuti dell’isola, risalenti all’Età del Bronzo.

Superata Punta Fram, dove il paesaggio lunare testimonia l’eruzione della kúddia di Gelkhamár, e la località balneare di Suváki, la costa si solleva e nasconde al livello del mare la Grotta di Sataría o Satería, al cui interno sono presenti vasche di acque termali realizzate nel periodo della dominazione romana.

La costa torna bassa e si prolunga verso Sud ad incontrare il Porto di Scauri. Oltre il porto, si colloca la località Scalo e Calette di Scauri, dove recenti ricerche archeologiche hanno fatto luce su una zona naturalisticamente e storicamente importante.

Oltre ad essere un centro termale, lo scalo rappresenta il porto fenicio, mentre la parte interna include magazzini per derrate alimentari ed altro. In un’ampia grotta al termine della zona delle calette, sono presenti diversi punti in cui esce acqua calda, manifestazioni evidenti dell’attività vulcanica dell’isola.

Dopo questa area inizia di fatto Dietro l’Isola, con le sue scogliere alte, spesso inaccessibili, tutte rivolte a Sud. Dapprima Niká, con le acque termali e il suo porticciolo, riparo per piccole imbarcazioni.

Ma l’attrattiva maggiore è sicuramente Salto La Vecchia, una falesia che si solleva fino a 242 m sul livello del mare. Il viaggio di Dietro l’Isola continua; la strada si inerpica sempre più, addossandosi alla Kúddia Attalóra ed incrociando Baláta dei TurchiPunta LimársiMartingána e il Faraglione di Dietro l’Isola.

Dietro l’Isola termina con i Macasinázzi e l‘Arco dell’Elefante, vero e proprio monumento naturale che si erge a simbolo dell’Isola. Qui si localizzano due fra le Cale più belle dell’isola, Cala Levante e Cala Tramontana, ed inizia il tratto costiero che da Sud-Est porta a Nord-Ovest.

La perimetrale si mantiene alta ed incontra Gadír, un piccolo porticciolo che ospita tante vasche termali, realizzate sempre durante il periodo romano, oltre ad una vasta area archeologica sottomarina.

Cala Gadir

Da qui si prosegue e si giunge nell’area di Cala CottónePunta Spadillo e Cala Cinque Denti, un’ampia area impervia, dominata dalla macchia mediterranea nella sua accezione più significativa, il climax della lecceta. Tutta l’area è dominata dal Khaggiár (Hagghiári), una vasta colata lavica originata dall’eruzione della vicina Kúddia Randazzo. Da citare in questo contento caratteristicamente selvaggio la presenza del Laghetto delle Ondine, un’ampia e poco profonda depressione della costa che si riempie nei giorni di mare mosso dell’acqua di mare, e che forma una sorta di piscina naturale dall’elevato valore paesaggistico.

Dopo Cala Cinque Denti la perimetrale scende improvvisamente incontrando Hattibuáli, un braccio di terra fertilissimo che separa il mare dal lago Bagno dell’Acqua, e delimitato verso Nord da Punta Pozzolana, dove nella Seconda Guerra Mondiale è stato scavato un fortino nella falesia. Da qui in poi si ritorna nell’area settentrionale dell’isola.

Le Zone interne dell’isola

La parte interna dell’isola è ricca di località che si intersecano fra loro creando scenari naturali di rara bellezza, ed interessata da una rete di sentieri fitta ed articolata che permette la visione della Pantelleria più bella.

Iniziando dalla parte settentrionale dell’area parco, incrociamo immediatamente il Lago Bagno dell’Acqua (Bágnu di l’Áccua), un’ampia caldera profonda fino a 12 m e collocata a 2 m sopra il livello del mare. Alimentato sia dalle sorgenti termali che dalle piogge, il Bagno dell’Acqua offre sorgenti calde, nelle quali l’acqua raggiunge una temperatura variabile tra i 40 e i 50 °C, e fanghi naturali.

La sponda meridionale del lago è la parte biologicamente più importante, dove importanti e diverse specie di cianobatteri creano un affascinante puzzle di colori.

Qui la vegetazione si fa igrofila, diversamente da tutto il resto dell’isola e sono presenti diversi endemismi che lo rendono uno scrigno di diversità nell’isola. In primavera e in autunno il lago di Venere diventa un punto di osservazione naturale del passaggio di molteplici specie di uccelli ed è possibile dedicarsi al bird-watching.Il lago è incastonato fra due formazioni laviche importanti e piuttosto recenti, le lave del Khaggiár (Hagghiári, formatesi circa 8000 anni fa) e le lave del Gelfisér (Gghieffisé, datate a circa 18000 anni fa). Le prime si originano dalla Kúddia Randazzo, mentre il Gelfisér sembra sia un edificio vulcanico collassato su stesso. Lo stesso nome della località deriva dall’arabo gebél (monte) e fizár (fessura oppure scoppiato); letteralmente il nome potrebbe essere tradotto in “Montagna Spaccata”. Questa è una delle zone più affascinanti ed impervie dell’isola, usata nei secoli come zona rifugio.

Ma l’interno dell’isola è dominato dalle kúddie, in altre parole dai crateri formatesi successivamente al collasso della caldera principale, di cui Montagna Grande faceva parte. Le principali sono Kúddia Mída, Kúddia Attalóra, Kúddia Randázzo, solo per citare le più grandi. A queste alture si aggiunge il Monte Gibéle (700 m) e la vetta più alta di Pantelleria, Montagna Grande con i suoi 836 m, vera e propria sentinella al centro del Canale di Sicilia.

Non solo alture, anche valli e costoni, antichi testimoni della caldera primigenia, dominano l’eterogeneo paesaggio interno dell’isola, dove l’agricoltura eroica del Pantesco regna sovrana. Ghirlanda, Serraglia, Barone, Monastero, Zighidí, Sibá (la contrada più interna dell’isola, immersa nel Parco Nazionale), ma anche Bukkurám con la Grotta del Freddo, Muéggen, e tante altre contrade meritevoli di un’escursione per immergersi nella natura e nell’agricoltura pantesca.

Il Lago di Pantelleria

L’ecosistema del lago Bagno dell’Acqua: un laboratorio di biologia a cielo aperto

L’ecosistema del Bagno dell’Acqua (Bbágnu di l’Áccua) può essere spiegato descrivendo le due porzioni principali: la parte emersa o semiemersa e la parte sommersa. Sia la parte emersa che il fondale della parte sommersa si caratterizzano per la presenza di strutture sedimentarie (stromatoliti), di origine biologica. Queste si formano per l’azione dei cianobatteri (batteri fotosintetici) i quali depongono nuove colonie sopra le precedenti tramite un processo continuo che ha portato alla formazione delle coste del lago.

Nell’ecosistema del tutto particolare realizzato nei millenni da questi microrganismi, si è insediata una comunità dall’elevato pregio naturalistico in quanto sede di endemismi unici a livello nazionale ed internazionale.

Per quanto riguarda la zona emersa e semisommersa, la flora elofitica è dominata da due Cyperaceae: Cyperus laevigatus Linné, 1789 (zigolo levigato) e Schoenoplectus litoralis (Schrad.) Palla, 1888 (liscia costiera), specie africane con l’unica stazione europea rappresentata a Pantelleria.

Esternamente alla vegetazione igrofila a Cyperaceae, a contatto con la macchia mediterranea e con i campi coltivati, è presente una vegetazione xerofitica riferibile all’habitat prioritario 1510* (Steppe salate mediterranee – Limonietalia) dominata da un endemismo puntiforme di statice, Limonium secundirameum (Lojac.) Brullo (statice di Pantelleria).

Dal punto di vista faunistico, si cita la presenza di un altro endemismo puntiforme, Gryllotalpa cossyrensis Baccetti & Capra, 1978.

Inoltre, il lago per il suo isolamento geografico e la sua posizione lungo le principali rotte di migrazione africana-europea in primavera e autunno diventa un punto di osservazione naturale dell’avifauna migratrice, la quale vi trova una stazione di riposo e di foraggiamento, rappresentato dai tanti organismi che vivono nelle sue acque.

Per completare l’inquadramento delle comunità costiere del lago bisogna anche citare la recente colonizzazione da parte di una specie alloctona, la cannuccia di palude Phragmites australis, la quale, da un piccolo nucleo di pochi metri quadri insediatosi nel 2012, ha nel 2019 occupato un’area di 800 metri quadri nel 2019, sostituendo completamente le originarie comunità del lago. Pur costituendo un eccezionale habitat per l’avifauna, essa rappresenta un elemento critico da monitorare costantemente per impedirne l’ulteriore diffusione.

Le sorgenti idrotermali sono caratteristiche per la presenza di comunità di microrganismi ancora da descrivere: batteri (soprattutto cianobatteri) ed archibatteri (Archaea). Per quanto riguarda le stromatoliti dei cianobatteri, rappresentano uno dei rari esempi al mondo di stromatoliti silicee grazie ad una reazione biochimica ad opera dei microrganismi delle sorgenti idrotermali. A questi microrganismi si aggiungono anche alghe unicellulari (diatomee).

La componente faunistica, ad oggi conosciuta, è costituita da nematodi, larve di insetti per lo più filtratori (essenziali per il mantenimento della trasparenza della colonna d’acqua), alghe unicellulari ed ostracodi (microcrostacei che si proteggono tramite strutture simili a conchiglie).

La zonazione batimetrica del fondo del lago, tenendo conto sia della morfologia che della copertura algale e batterica, è la seguente:

  • 0-2 m di profondità; fondale sub-pianeggiante con sedimento poco consolidato, alterato dall’attività antropica.
  • 2-4 m di profondità; fondale con pendenza elevata (25-30%) e sedimento ricoperto da un feltro batterico/algale verde di spessore compreso tra 1 e 3 cm e con superficie liscia.
  • 4-6 m di profondità, fondale con pendenza del 15-20% e sedimento ricoperto da un feltro batterico/algale verde, di spessore compreso tra 1 e 3 cm con superficie caratterizzata da vescicole.
  • 6-8 m di profondità, fondale con debole pendenza (<10%) e sedimento ricoperto da un feltro batterico/algale marroncino-verde. La superficie presenta degli agglomerati a rete, di colore verde più chiaro, di dimensioni variabili da pochi cm a 20 cm di diametro.
  • 8-11,5 m di profondità; fondale sub-pianeggiante con sedimento ricoperto da un feltro batterico/algale verde. Gli agglomerati a rete, probabilmente formati da cianobatteri, sono molto più sviluppati, ricoprendo una superficie superiore a 1 m e un’altezza dal fondo di 1 m.

I cianobatteri rappresentano la componente biologica fondamentale del lago; essi sono fra i più antichi organismi viventi che nell’Eone Proterozoico (da due miliardi e mezzo di anni a 500 milioni di anni fa) hanno evoluto il meccanismo della fotosintesi, permettendo il passaggio del clima terrestre da un’atmosfera povera di ossigeno all’odierna atmosfera ricca di ossigeno.

Tuttora le stromatoliti si trovano con estrema rarità in tutto il mondo. Pantelleria è una delle rarissime sedi al mondo con stromatoliti silicee. Altre sedi di rinvenimento sono Yellowstone (Wyoming, USA) e Bahía Concepción (Baja California Sur, Mexico).

Per queste ragioni, passeggiare lungo le coste del Bagno dell’Acqua o immergersi nelle sue acque rappresenta un doppio percorso nel tempo e nello spazio.

E’ un viaggio nel tempo perché, pur essendosi formato in tempi geologicamente recenti, il Lago Bagno dell’Acqua rappresenta l’istantanea di un paesaggio antichissimo ed arcaico, quando ancora non si erano sviluppati gli organismi pluricellulari. Per avere un termine di confronto, basti considerare che la nostra specie, Homo sapiens, si è evoluta fra 800 e 500 mila anni fa.

E’ anche un viaggio nello spazio in quanto l’ecosistema del lago di Pantelleria è tale che esso può rappresentare un laboratorio naturale di esobiologia (ramo della biologia che studia la possibilità di vita extraterrestre). Le speculazioni scientifiche e le ipotesi che si fanno, per esempio, sulla possibilità di vita su Marte o su alcune lune del nostro Sistema Solare (Encelado, Europa e Tritone, rispettivamente satelliti di Saturno, Giove e Nettuno) porteranno alla ricerca di ecosistemi strutturalmente simili a quello rinvenuto nel Lago Bagno dell’Acqua.

Fonte @ Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria

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