Ginkgo, Eriobotrya japonica

Caratteristiche botaniche:

Nome comune: Ginkgo, Ginkgo biloba

Ginkgo biloba

Famiglia: Ginkgoaceae

Pianta monoica/dioica: dioica

Portamento: arboreo

Foglie: decidue a ventaglio, lunghe circa 7,5 cm, spesso dentate e con numerose nervature divergenti dalla base, verde chiaro, giallo brillante in autunno, portate singolarmente sui lunghi rametti, a grappoli sui corti germogli laterali

Fiori: piccoli e giallo-verdi, i maschili in grappoli come amenti, i femminili singoli o appaiati con corto peduncolo

Frutti: carnosi simili a prugne, giallo-verdi, arancio-marrone a maturità, con parte interna commestibile

Periodo di dispersione del polline: G F M A M G L A S O N D

Impollinazione: anemofila

Ginkgo biloba (L., 1771) è una pianta, unica specie ancora sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae, dell’intero ordine Ginkgoales (Engler 1898) e della divisione delle Ginkgophyta. È un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa nel Permiano e per questo è considerato un fossile vivente. È una specie relitta.

Appartiene alle Gimnosperme: i semi non sono protetti dall’ovario. Le strutture a forma di albicocca che sono prodotte dagli esemplari femminili non sono frutti, ma semi ricoperti da un involucro carnoso.

La pianta è originaria della Cina, nella quale sono stati rinvenuti fossili che risalgono all’era paleozoica. La pianta è stata ritenuta estinta per secoli, ma recentemente ne sono state scoperte almeno due stazioni relitte nella provincia dello Zhejiang nella Cina orientale. Non tutti i botanici concordano però sul fatto che queste stazioni siano davvero spontanee, perché la Ginkgo è stata estesamente coltivata per millenni dai monaci cinesi.

È una specie eliofila che preferisce una posizione soleggiata e un clima fresco. Non è particolarmente esigente quanto a tipo di terreno anche se vegeta meglio in terreni acidi e non asfittici. È una pianta che sopporta le basse temperature: è stato dimostrato che non subisce danni anche a -35 °C. La moltiplicazione avviene generalmente per margotta. È preferibile coltivare gli individui maschili per evitare lo sgradevole odore dei semi; tuttavia il sesso della specie è difficilmente riconoscibile in quanto la pianta non presenta caratteri sessuali secondari affidabili. Le piante mal sopportano la potatura: i rami accorciati seccano.

Il primo Ginkgo biloba importato in Italia, nel 1750, si trova nell’Orto Botanico di Padova (Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO). È un esemplare maschile maestoso su cui, verso la metà dell’Ottocento, fu innestato a scopo didattico un ramo femminile (femminelliosi indotta). L’ultima piantumazione si fa registrare sempre a Padova in Arcella, nella varietà Lazheerfullensis (poligamica).

USI

  • Molto utilizzata come pianta ornamentale in parchi, viali e giardini grazie alla notevole resistenza agli agenti inquinanti non solo delle metropoli più inquinate, ma anche in cittadine più piccole. Viene inoltre usata anche per creare cortine frangivento. È presente un esemplare secolare anche a Vedano al Lambro, paese della Brianza confinante con Monza.
  • Diffuso il suo utilizzo per farne bonsai.
  • Viene coltivata industrialmente in Europa, Giappone, Corea e Stati Uniti per l’utilizzo medicinale delle sue foglie.
  • Il legno giallastro viene usato per la costruzione di mobili, lavori di tornio e intaglio, è però di bassa qualità data la sua fragilità.
  • La parte interna legnosa dei semi viene utilizzata come cibo prelibato in Asia e fa parte della tradizione culinaria cinese. Viene commercializzato sotto il nome di “White Nuts”. In Giappone i semi di Ginkgo vengono aggiunti a molti piatti, per esempio il chawanmushi, e utilizzati come contorno.

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