Africa la grande muraglia. Un muro di alberi e di terreni dedicati all’agricoltura sostenibile

Ottomila chilometri di alberi e terreni di agricolutra sostenibile per fermare l’avanzata del deserto nella regione del Sahel, catturare 250 milioni di tonnellate di anidride carbonica e creare una nuova economia da 10 milioni di posti di lavoro. Servono almeno 33 miliardi di dollari per completare l’opera.

Un muro di alberi e di terreni dedicati all’agricoltura sostenibile, bacini e impianti energetici, lungo 8.000 km e largo 15, in grado di ripristinare 100 milioni di ettari di territorio arido e degradato frenando l’avanzata del deserto nella regione del Sahel, catturare 250 milioni di tonnellate di anidride carbonica e creare una nuova economia da 10 milioni di posti di lavoro.

Questi i numeri più importanti della Grande Muraglia Verde, la più importante opera naturale che l’uomo abbia mai costruito e che dovrebbe esser pronta nel 2030 in un ideale collegamento che taglia orizzontalmente l’Africa dal Senegal a Gibuti, grande tre volte la barriera corallina, ma che a 15 anni dall’avvio e a meno di nove dalla data prevista per il suo completamento è stata realizzata solo in minima parte.

Una Grande muraglia verde contro la siccità

L’idea di creare un muro naturale per fermare l’avanzata del deserto del Sahara verso Sud venne lanciata da Richard St. Barbe Baker nel 1952, di ritorno da una spedizione  nel deserto del Sahara.

Il biologo e botanico inglese aveva colto dei segnali allora impercettibili ai più, che le terre al confine del deserto di lì a qualche decennio sarebbero state sopraffatte dalla sua avanzata e proponeva un progetto per riforestare una fascia verde di 50 km di larghezza per gli 8.000 della lunghezza naturale del corridoio.

Di fatto il processo di desertificazione del Sahel diventò evidente e sconvolgente negli anni ’70 quando, in seguito a delle siccità si inaridirono rapidamente.

I paesi coinvolti da questa crisi iniziarono a discutere di quel vecchio progetto che anticipava gli effetti ma che offriva anche le soluzioni possibili per fermarli.

Solo nel 2002 però, il progetto del grande muro verde venne presentato e discusso ufficialmente all’interno dell’Unione africana, che lo adottò e dopo cinque anni, nel 2007, partì con la sua realizzazione negli 11 paesi partecipanti ai quali, nel corso di questi anni, se ne sono aggiunti altri nove, che in parte hanno modificato il corridoio iniziale con l’aggiunta di zone fuori campo, per contrastare anche dal nord il deserto e allo stesso tempo partecipare all’economia verde promessa.

Algeria, Burkina Faso, Benin, Camerun, Ciad, Capo Verde, Gibuti, Egitto, Etiopia, Eritrea, Libia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Gambia e Tunisia sono i paesi che fanno parte del progetto che intorno al corridoio prevede un mosaico di iniziative a nord e a sud della sua realizzazione. Di fatto però, a 15 anni dalla prima pietra o meglio dal primo alberello piantato, le cose sono in fortissimo ritardo e procedono a macchia di leopardo, con enormi differenze e diversi timing da paese a paese.

Fonte @repubblica.it

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