Orto botanico Forestale dell’Abetone

Ci sono molti motivi per andare a fare una visita all’Orto Botanico Forestale dell’Abetone, in quanto le molteplici opportunità che offre soddisfano esigenze e aspettative diverse. Sia chi cerca un luogo dove fare una tranquilla passeggiata, sia l’appassionato di botanica possono trovare quanto cercano. In 1,4 ettari troviamo raccolti gli ambienti più caratteristici dell’Appennino Settentrionale e circa 300 specie vegetali cartellinate (tra queste: genziane, sassifraghe, gigli e orchidee).

Delle varie specie non si avranno solo informazioni sul nome scientifico e sulla rarità, ma anche sulle diverse caratteristiche: sarà possibile conoscere piante di uso alimentare e medicinale, quelle tossiche o quelle addirittura mortali. Il tutto organizzato nel pieno rispetto della natura, valorizzando il più possibile la spontaneità dell’ambiente. Si apprezzerà la bellezza del bosco di faggio e abete bianco, la spettacolare fioritura delle piante delle rupi e la varietà delle zone umide rappresentate da piccoli laghi e ruscelletti.

La visita può risultare ancora più interessante se guidata da studenti e laureati che prestano servizio all’Orto. La gestione dell’Orto Botanico Forestale è affidata ad un consorzio costituito da: Regione Toscana, Corpo Forestale dello Stato, Comunità Montana dell’Appennino Pistoiese e Università Toscane. L’origine di questa struttura è legata alla figura del Dott. Federico Strada, che dalla sua passione per la flora ha fatto nascere un ORTO appenninico, con funzioni conservative e didattiche.

La foresta abetonese ed il sentiero dei funghi

La zona in cui sorge l’orto botanico, presenta estese coperture boschive che risultano essenzialmente di faggi ed abeti bianchi. Nei casi in cui le coperture boschive di faggio raggiungano i crinali le piante, a causa dei venti e della galaverna assumono forme cespugliose, contorte e spesso bizzarre. Quando invece, come nella zona dell’orto botanico, le piante sono più riparate si possono osservare esemplari (sia di faggio che di abete bianco) di notevoli dimensioni e verticalmente molto sviluppate.

Nella zona di ingresso dell’orto botanico si può ancora osservare un’area boscata originale (anteriore alla realizzazione stessa dell’orto botanico) tipico esempio di bosco misto. All’interno si possono poi osservare anche alcuni abeti rossi a testimoniare le popolazioni relitte preservate nella vicina riserva naturale orientata di Campolino ma anche l’acero di monte, il maggiociondolo, il sorbo degli uccellatori ed altre essenze tutte caratterizzanti la flora appenninica.

Nei pressi di Abetone si possono rinvenire boschi a prevalente presenza di faggi. Nei casi in cui questi boschi non siano stati oggetto di taglio relativamente recente la loro struttura risulta essere piuttosto semplice. Ad uno strato arboreo in cui si accompagnano sporadici esemplari di maggiociondolo, sorbo, acero, si accompagna uno strato arboreo in cui si rinvengono con una certa frequenza l’anemone bianca, il geranio violetto, la singolare orchidea nido d’uccello, il fanfaraccio ed altre piante erbacee molte delle quali presenti all’interno dell’orto botanico. Più vario e ricco il sottobosco di quelle faggete più giovani e luminose.

I boschi di abete bianco dell’appennino tosco-emiliano, e quindi anche della zona di interesse, sono stati spesso impiantati dall’uomo. Sebbene le abataie di origine artificiale abbiano una densità molto elevata, nel passare degli anni si assiste alla morte della maggior parte degli alberi. Non è infatti raro osservare dei tronchi di alberi morti per varie avversità. In condizione di scarsissima illuminazione il sottobosco risulta praticamente assente. Con il progredire dell’età un’abetaia si dirada, si apre e con la disseminazione naturale di piante di faggio si creano condizioni di bosco dall’apparenza più naturale ed analoghi alla zona forestale dell’orto botanico.

All’interno delle faggete ed abetaie non sono rari rinvenimenti di russulae,  lactarius,  boletus  nonché  cortinarius,  Inocybe, Hebeloma ecc. Una particolare menzione per il marzuolo di cui si segnalano rinvenimenti nell’abetonese.

Il mantenimento dell’area boschiva che occupa la zona più vicina all’ingresso ha permesso la realizzazione del “sentiero dei funghi” in cui si possono osservare, nei periodi adatti e nelle opportune condizioni climatiche, i carpofori di varie specie fungine.

Le faggete, anche nei monti dell’Abetone, hanno una struttura più semplice di altre tipologie di bosco. Associate ai faggi si possono trovare sporadiche altre essenze arboree e, spesso un sottobosco molto povero. Questo accade essenzialmente nelle faggete più ombrose. In aree con alberi meno imponenti si possono osservare un più elevato numero di piante arbustve od erbacee.

Praterie e brughiere a mirtillo

GIGLIO MARTAGONE – Di Innocenti.rob – Opera propria, CC BY-SA 3.0

Al di sopra del limite superiore della vegetazione arborea (orientativamente attorno ai 1600 mslm, ma tale quota può variare notevolmente in base all’esposizione dei versanti ed altre condizioni ambientali) si possono ammirare estese praterie. Nei versanti esposti a settentrione predomina il vaccinieto, ovvero la brughiera a mirtilli. In queste zone sono frequenti importanti estensioni di mirtillo nero e falso mirtillo frammiste a non rari esemplari di ginepro nano.

Nei versanti con esposizione più soleggiata si estendono invece praterie con differenti specie erbacee adatte a condizioni ambientali più difficili (ridotte risorse idriche, spesso venti persistenti e piuttosto tesi ecc.) così come accade nelle pareti più scoscese nelle quali il terreno risulta essere estremamente scarso.

In ambienti apparentemente poveri si annovera un elevato numero di specie arboree spesso di estremo interesse ed anche con fioriture decisamente appariscenti. Fra le specie presenti all’interno dell’orto botanico si menzionano, a titolo di esempio, la Vedovella (endemica delle Alpi Apuane ma presente anche nell’abetonese), l’appariscente giglio martagone, la rara Gentiana Purpurea e poi ancora Aster alpinus, Hypericum richeri e molte altre ancora.

Area umida

Nella zona dell’orto botanico più bassa ed ombrosa è stata ricreata, sbarrando il corso di un piccolissimo ruscello, una’area umida rappresentativa di analoghe zone, quasi sempre di piccola e piccolissima estensione, che con una certa frequenza si possono trovare nei pressi dei crinali appenninici. Un esempio estremamente significativo di queste aree umide è il vicino Lago del Greppo all’interno della riserva di Campolino.

Ristagni di acqua che si creano in superficie o nelle sue immediate vicinanze creano ambienti molto particolari dove abbondano specie altamente specializzate atte a vivere in zone con un substrato generalmente piuttosto acido e povero di nutrienti nonostante l’evidente sedimentazione di residui vegetali che nel tempo vanno a comporre la cosiddetta torba.

In queste zone generalmente abbondano lo sfagno ed i giunchi (in particolare Juncus conglomeratus e Juncus filiformis) e si possono trovare anche altre specie caratteristiche come la carnivora Pinguicula vulgaris ed i pennacchi.

Le zone umide rivestono una notevole importanza in termini di conservazione di biodiversità e, già naturalmente piuttosto rare, sono ulteriormente minacciate da cambiamenti climatici e da una non corretta gestione del territorio. L’orto botanico riveste quindi un importante ruolo divulgativo e di conservazione per le specie vegetali ospitate al suo interno, molte delle quali protette anche dalla legge regionale toscana 56/2000

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