FERMO
Marche

Fermo – Marche

Fermo sorge sulla vetta e lungo le pendici del Colle Sàbulo (319 mt s.l.m.). Città di origine picena, Fermo è dominata dai Romani a partire dal 264 p.e.c. e nel 90 p.e.c. ottiene il titolo di municipium. A questa epoca risalgono il teatro di epoca augustea, i cui resti sono visibili sul versante nord del colle Sàbulo nei pressi del duomo, nonché le cisterne dell’antico acquedotto, costituite da 30 vaste sale sotterranee al di sotto del centro storico; il locale Antiquarium conserva statue, cippi, epigrafi di epoca romana e preromana.

Dopo la caduta dell’impero, Fermo vive un periodo di splendore sotto gli Ostrogoti: la figlia del re Teodorico, Amalasunta, vi soggiorna a lungo a partire dal 526 (la capitale Ravenna non dista molto) e promuove la costruzione di nuovi edifici. Con la discesa dei Longobardi in Italia, Fermo entra a far parte del ducato di Spoleto come sede di gastaldato e di comitato, infine di ducato. Dopo la vittoria di Carlo Magno sui Longobardi nel 774, Fermo conserva il proprio ruolo preminente. L’imperatore carolingio Lotario I, immediato successore di Carlo Magno, vi fonda nell’825 una schola, che nel 1398 Papa Bonifacio IX promuoverà a studium generale, cioè università. Negli anni tra il 900 e il 1100, Firmum diventa capoluogo di una delle tre marche (le altre due sono Ancona e Urbino). La Marca Fermana comprende un territorio vastissimo, che va dal fiume Musone (vicino ad Ancona) fino al fiume Sangro (a sud di Pescara), dal mare ai monti (dove confinava col Ducato di Spoleto).

Nelle lotte tra guelfi e ghibellini, Fermo si schiera contro Federico Barbarossa, che scatena contro la città le truppe del cancelliere imperiale Cristiano di Magonza, che nel 1176, dopo una lunga e tenace resistenza, devastano la città, distruggendone anche la cattedrale. Nel 1189 Fermo diventa libero Comune e vive un periodo florido. Le lotte tra guelfi e ghibellini si intrecciano nel 13° secolo con le campagne militari contro la rivale Ascoli.

Il Trecento è segnato dal succedersi di diverse signorie, originate dalla nobiltà locale: Fermo è governata da Mercenario da Monteverde, Gentile Da Mogliano, Giovanni Visconti d’Oleggio, Rinaldo da Monteverde.

Quattrocento

Papa Innocenzo VII nel 1404 costituisce una signoria a Fermo, concedendo la città al nipote Ludovico Migliorati; il 3 gennaio 1434 Francesco Sforza entra in città, dopo essere stato nominato dal pontefice Eugenio IV rettore della Marca e vicario perpetuo di Fermo. Impegnato in varie imprese militari, Sforza affida il governo della città al fratello Alessandro, il quale compie importanti opere pubbliche. Tuttavia nel 1445, sotto la pressione di eventi militari e di una rivolta popolare, Alessandro è costretto a lasciare la città, ponendo termine alla signoria sforzesca che nel 1502 Oliverotto Eufreducci si impossessa della città, ma viene poi sopraffatto da Cesare Borgia, che domina su Fermo fino al 1504. Ultimo signore della città è Ludovico Euffreducci, nipote di Oliverotto, che controlla la città dal 1513 al 1520, quando viene ucciso in battaglia dalle truppe del vescovo Nicolò Buonafede, inviate da papa Leone X.

La città nel 1531 è definitivamente annessa allo Stato pontificio, dove rimane, salvo la parentesi napoleonica di fine Settecento, fino all’unità d’Italia nel 1860.

VISITARE A FERMO

La città oggi conserva le forme medievali e rinascimentali ed è dominata dalla Piazza del Popolo, con i caffè, gli eleganti portici, il Palazzo degli Studi con la Biblioteca Civica, il Palazzo Apostolico e lo splendido Palazzo dei Priori, con la sua caratteristica forma a ventaglio, il doppio scalone e l’ingresso sormontato da una loggia. Il Palazzo ospita il Museo Archeologico, la Pinacoteca Civica (con importanti dipinti di scuola veneziana e marchigiana e la Natività del Rubens) e la Sala del Mappamondo, dove è possibile ammirare il grande mappamondo manoscritto del 1713, un’opera dell’abate Amanzio Moroncelli rivestita in carta di Fabriano.

Da visitare anche il Duomo costruito sul colle Grifalco (Cattedrale di Santa Maria Assunta, che conserva la stupenda facciata romanico-gotica del 1227), il Teatro dell’Aquila progettato nel 1780, il capolavoro dell’Oratorio di Santa Monica e le Cisterne romane, un grande serbatoio d’acqua potabile di 2.200 metri quadri risalente al 1° secolo, che si articola in trenta sale voltate.

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