Vasilij Kandinsky e la nascita dell’Astrattismo

Vasilij Kandinsky (1866–1944) è considerato il padre dell’arte astratta. La sua ricerca artistica e teorica ha portato a una svolta radicale nella storia dell’arte del Novecento, trasformando la pittura da rappresentazione del mondo visibile a espressione pura di forme, colori e spiritualità. Nato a Mosca, Kandinsky compì studi di diritto ed economia prima di dedicarsi all’arte. La sua formazione artistica si sviluppò inizialmente in Russia, poi a Monaco di Baviera, dove venne a contatto con le avanguardie artistiche europee. In Germania fu tra i fondatori del gruppo Der Blaue Reiter (“Il Cavaliere Azzurro”) insieme a Franz Marc, gruppo attivo tra il 1911 e il 1914, con l’obiettivo di superare il naturalismo e dare voce a una nuova spiritualità nell’arte.

Il pensiero e il linguaggio astratto

Kandinsky elaborò una concezione dell’arte come strumento per l’elevazione spirituale dell’uomo. Influenzato dalla musica, in particolare da Wagner e Schönberg, e dalla teosofia, concepì l’arte come linguaggio emotivo e interiore. Il colore e la linea per lui non dovevano più rappresentare qualcosa, ma diventare protagonisti assoluti, capaci di evocare stati d’animo.

Nel suo testo teorico più importante, Lo spirituale nell’arte (1912), Kandinsky sviluppa l’idea dell’arte come mezzo di espressione del mondo interiore dell’artista. Definisce i colori come strumenti dotati di forza psicologica ed emotiva: ad esempio, il blu esprime profondità e spiritualità, il giallo energia e vitalità.

Le prime opere astratte

Le sue opere dal 1910 in poi si staccano progressivamente dalla figurazione. Composizione VII (1913) è considerata uno dei primi capolavori dell’astrattismo: una sinfonia visiva in cui forme dinamiche e colori accesi si intrecciano in un turbine che richiama emozioni più che immagini.

Kandinsky distingueva tra “composizioni”, “improvvisazioni” e “impressioni”, in base al grado di libertà formale e coinvolgimento emotivo. Le “composizioni” erano le più meditate, vere e proprie sinfonie pittoriche.

Il Bauhaus e l’ultima fase

Dopo la Rivoluzione Russa tornò brevemente in patria, ma nel 1921 si trasferì in Germania per insegnare al Bauhaus, dove elaborò una pittura astratta più razionale e geometrica, come in Composizione VIII (1923), fatta di cerchi, triangoli e linee rette.

Nel 1933, con la chiusura del Bauhaus da parte del regime nazista, si trasferì in Francia, dove concluse la sua carriera. Le ultime opere mostrano forme più fluide, quasi cellulari, sempre però dominate da un senso musicale e poetico.

Negli ultimi anni della sua vita, vissuti a Neuilly-sur-Seine, in Francia, Vasilij Kandinsky prosegue la sua ricerca sull’astrazione in una nuova direzione, più organica, poetica e influenzata dalle scienze naturali. Le opere di questo periodo, tra cui Alcuni cerchi (Einige Kreise, 1926) e Cielo blu (Bleu de ciel, 1940), testimoniano una straordinaria maturità stilistica, in cui la forma si fa fluida, evocativa, e spesso biomorfa.


Alcuni cerchi (Einige Kreise, 1926)

Quest’opera, realizzata mentre Kandinsky insegnava al Bauhaus, rappresenta un punto di sintesi tra l’astrazione lirica e quella geometrica.

Analisi:

  • Composizione: L’intera tela è dominata da cerchi di diverse dimensioni e colori, sospesi su uno sfondo blu-nero, quasi cosmico. Alcuni si sovrappongono, altri sembrano orbitare, creando un senso di armonia dinamica.
  • Significato del cerchio: Per Kandinsky il cerchio era la forma “più pura”, simbolo dell’infinito, dell’unità, della spiritualità. A differenza della linea o del triangolo, il cerchio esprime equilibrio e totalità.
  • Colore: I colori sono vivi, accostati per contrasto e armonia. Ogni cerchio ha una sua intensità e risonanza interiore. L’artista, infatti, pensava che i colori avessero un potere psicologico profondo.
  • Influenze: L’opera risente delle influenze del pensiero scientifico e cosmico. Kandinsky si interessava alla fisica e all’astronomia, e in questo quadro si percepisce una visione “galattica” dell’universo.

Sintesi:
Alcuni cerchi è un’opera che traduce in pittura un pensiero musicale e filosofico, in cui la forma diventa veicolo di emozione e spiritualità pura.


Cielo blu (Bleu de ciel, 1940)

Realizzata in uno dei momenti più drammatici della storia europea, questa tela sembra proporre un’alternativa onirica alla violenza del mondo reale.

Analisi:

  • Composizione: Sul fondo azzurro intenso si dispongono numerose figure fluttuanti, spesso simili a organismi marini, insetti o forme unicellulari. È un universo immaginario, sospeso e popolato da esseri astratti.
  • Forme biomorfe: Questo stile, che ricorda a tratti Miró e il surrealismo, è il frutto dell’ultima evoluzione dell’astrazione kandinskiana: meno rigida e geometrica, più organica e spontanea.
  • Atmosfera: L’opera emana leggerezza e gioco, ma anche mistero. Non è un cielo reale, ma uno stato mentale, forse una metafora dell’interiorità dell’artista.
  • Tecnica: I contorni sono morbidi, i colori saturi ma non aggressivi. I dettagli sono numerosi e invitano all’osservazione lenta e meditativa.

Sintesi:
Cielo blu è un capolavoro della maturità di Kandinsky. In esso l’arte diventa visione interiore, mitologia personale, e una forma di evasione poetica dalla tragedia storica imminente.

Negli ultimi anni, Kandinsky passa da un’astrazione strutturata a una dimensione più libera, evocativa, quasi biologica o fantastica. Le sue opere diventano sempre più ricche di significati nascosti, simboli e tensioni poetiche, restituendoci l’immagine di un artista che ha attraversato l’intero Novecento con coerenza, rinnovando costantemente il proprio linguaggio. Kandinsky è considerato uno dei fondatori dell’arte astratta insieme a artisti come Kazimir Malevič e Piet Mondrian, ma si distingue per l’approccio lirico e spirituale. A differenza dell’astrattismo geometrico o costruttivista, l’astrazione di Kandinsky è calda, emotiva e musicale. Ha aperto la strada a movimenti successivi come l’Espressionismo astratto e l’arte gestuale.


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