Sensibilità ecologica degli apoidei verso gli oliveti!

Oliveti

L’olivo, coltivazione arborea tipica del bacino del Mediterraneo, è una pianta da frutto a impollinazione anemofila (per mezzo del vento) il cui polline è di un certo interesse per l’entomofauna, soprattutto nel periodo della tarda primavera quando scarseggiano altre risorse floreali.

Così come per la vite, la presenza di flora spontanea nelle interfile e al margine colturale crea un ambiente trofico favorevole per gli apoidei. Nel nostro paese, anche in virtù degli incentivi finanziari previsti dalla Politica Agricola Comune (nell’ambito dei Piani regionali di Sviluppo Rurale) si sta diffondendo la semina nelle interfile e sulle file di colture erbacee poliennali monofite o polifite e il mantenimento di un cotico erboso permanente (vegetazione erbacea seminata e spontanea).

Negli oliveti a gestione sostenibile è possibile trovare una grande varietà di piante da fiore di interesse apistico. Particolarmente diffuse sono le Fabaceae e la rucola selvatica (Diplotaxis erucoides), che garantiscono fioriture prolungate e offrono notevoli quantità di polline e nettare, ma anche la violetta (Viola odorata), i gerani selvatici (Geranium molle, Geranium rotundifolium, Geranium dissectum), il nontiscordardimé (Myosotis sp.pl.), il muscari (Muscari neglectum), l’arisaro comune (Arisarium vulgare), il
gigaro o calla selvatica (Arum italicum), diverse ranuncolaceae (Ranunculus acris, Ranunculus arvensis, Ranunculus bulbosus, Ficaria verna), l’aglio (Allium neapolitanum, Allium paniculatum), diverse acetoselle (Oxalis pescaprae, Oxalis dillenii), il tarassaco (Taraxacum officinale) e la falsa ortica (Lamium purpureum). La presenza ai margini degli oliveti di siepi arbustive (Rosaceae, ad esempio Rubus, Crataegus e Prunus) ed arboree (ad esempio melo, pero, ciliegio, mandorlo e susino) può aumentare in modo significativo la disponibilità alimentare e gli habitat di rifugio per gli impollinatori.

In alcune aree persistono ecosistemi olivicoli moderatamente disturbati, paragonabili agli habitat naturali in relazione al grado di sostenibilità per le comunità di apoidei. In tali paesaggi agrari frequentemente prevale la presenza di ecotipi locali, storicamente selezionati per la capacità di adattamento alle condizioni ambientali e per l’attitudine a sostenere produzioni di olio di qualità.

Le specie identificate come foraggiatrici sui fiori dell’olivo, e frequentemente rinvenute negli oliveti, sono Apis mellifera, Halictus maculatus, Lasioglossum nitidulum, Lasioglossum villosulum e Lasioglossum marginatus. La loro presenza in quantità significativa è da considerare come un indicatore di buone pratiche gestionali e di ridotto utilizzo di prodotti chimici.

Biancospino, Crataegus monogyna

Presso siti archeologici risalenti al Neolitico si sono rinvenuti semi dei frutti del Biancospino, questo fa ritenere che fossero consumati come alimento.
Nell’antica Grecia e a Roma il Biancospino era considerato una pianta fortemente simbolica legata alle idee di speranza, matrimonio e fertilità. I romani lo dedicarono a Maia, dea del mese di maggio e…

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Calicanto, Chimonantus praecox

La prima è legata alla nascita del calicanto. In un freddo giorno d’inverno, un piccolo pettirosso, stanco e infreddolito, vagava cercando riparo in un ramo per potersi riposare e proteggere dal freddo. Ma tutti gli alberi che incontrava durante il volo, si rifiutavano di dargli ospitalità. Il pettirosso stremato giunse nei pressi di un calicanto…

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