SAN MARCO 25 aprile

San Marco
San Marco Evangelista – Guido Reni Collezione Palazzo Rosso GENOVA

Titolo: Evangelista

Nascita: I secolo , Cirene

Morte: I secolo, Alessandria, Egitto

Ricorrenza: 25 aprile

Tipologia: Festa

Patrono di: Veneto, Venezia, Latina, Pordenone, San Marco in Lamis, Cassola, Gardone Val Trompia, Pieve a Nievole, Caerano di San Marco, San Marco Argentano ed altri

Nel 1071 Marco viene nominato patrono principale di Venezia nonché titolare della Basilica, sostituendo San Teodoro, venerato fino ad allora dai Veneziani. Il simbolo di San Marco è un leone alato che porta tra gli artigli un libro in cui è scritta questa frase: “Pax tibi marce evangelista meus“, che è diventato anche lo stemma che identifica la città lagunare. Il culto di San Marco è diffuso nelle chiese cristiane, ma anche in Oriente è abbastanza praticato.

Protettore: degli allevatori, dei calzolai, dei farmacisti, degli interpreti, dei notai, degli ottici, dei pittori, dei segretari, dei vetrai

S. Marco fu eletto da Dio ad essere il portavoce dello Spirito Santo, scrivendo la vita e la dottrina di N. S. Gesù Cristo nel Vangelo che porta il suo nome. Nacque a Cirene ed era cugino di S. Barnaba: sua madre si chiamava Maria. Rimase ubbidiente alla legge di Mosè fino dopo la risurrezione di Gesù, quando fu da S. Pietro convertito alla fede cristiana, istruito e creato sacro ministro.

Dalla sua conversione in poi non si staccò più dal Principe degli Apostoli, da cui era amato qual tenero figliuolo, come lo chiamò in una sua lettera: « Vi saluta anche Marco, mio figlio ».

L’evangelista Marco (San Marco) era di origine ebrea e forse appartenente ad una famiglia benestante, nato in Palestina sotto il regno dell’imperatore Augusto. Secondo le informazioni risalenti al periodo in cui visse, per la verità non molte, Marco fu molto vicino all’apostolo Paolo.

San Pietro cita spesso l’evangelista Marco con affetto e familiarità, ed infatti pare che lo accompagnasse spesso nei viaggi che faceva a Roma e in Oriente. Stando a ciò che si racconta, Marco fu battezzato proprio da Pietro.

La maggior parte degli studiosi considera Marco lo “stenografo” di Pietro, perché ha collaborato con lui alla diffusione dei racconti evangelici nelle diverse comunità cristiane di Roma.

San Pietro, dettando il Vangelo a San Marco by Fra Angelico 1433 – Museo di San Marco a FIRENZE

IL LEONE come simbolo del suo Vangelo

Simbolo del suo Vangelo è il leone, il re degli animali, che molto bene rappresenta la potenza di Gesù Cristo.

Scrisse il suo Vangelo tra l’anno 40 e 60, dopo quello di S. Matteo, e prima di quello di S. Luca, come ci assicura la tradizione. Incomincia con un preambolo, quindi parla della divina missione di Gesù in Galilea, poi delle varie escursioni apostoliche in altre parti della Palestina, e termina col descrivere l’ultimo viaggio a Gerusalemme, l’ultima Pasqua, le sofferenze, la morte, la risurrezione e la gloria di Gesù Cristo.

Nessuno tra i fedeli poteva possedere le divine verità meglio di S. Marco, il quale continuamente le apprendeva dalle labbra del Principe degli Apostoli.

Ordinato vescovo, fu mandato da S. Pietro in Egitto a predicare il santo Vangelo. Confermando la sua predicazione con l’esempio d’una vita santa e penitente, con innumerevoli prodigi, aiutato dalla divina grazia fondò in Alessadria una fiorente comunità la quale divenne la celebre Chiesa Alessandrina, che ci diede un S. Chino, un S. Antonio, una S. Caterina e tanti altri servi del Signore.

Dopo una vita di travagli, tutta spesa a gloria di Dio e al bene delle anime, subì un martirio lungo e crudele. Fu legato ad una fune e trainato da un cavallo per luoghi sassosi e scoscesi, finchè il 25 aprile dell’anno 68 l’anima sua entrò nella gloria colla triplice aureola del vergine, dello scrittore e del martire.

Le sue reliquie furono trasportate a Venezia, e riposte nella basilica di S. Marco, ove sono oggetto di grande venerazione.

La possibilità di “incontrare personalmente Gesù Cristo e rimanergli fedeli”: è quanto, con la sua predicazione apostolica, ha voluto trasmettere alla Chiesa, Marco. Fu lui a redigere il Vangelo più antico, poco prima dell’anno 70 d.C., avendo come fonte privilegiata, la predicazione dell’apostolo Pietro e in questo genere letterario  ha riversato ” non una trascrizione di puri fatti”, “ma la fede della Chiesa primitiva”. 

Con Marco riscopriamo la fedeltà a Cristo

Nel giorno della solennità di San Marco Evangelista l’omelia del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, parte da questa constatazione per invitare poi i “figli spirituali di San Marco”, i cittadini veneziani, a seguire più seriamente e più fedelmente Cristo costruendo ogni giorno “una convivenza più cordiale e pacifica, ordinata al bene, alla giustizia e alla verità”, nella città da sempre “sinonimo di incontro e dialogo col mondo”.

Cosa significa essere discepoli 

La fedeltà a Cristo costa, e lo testimoniano – ricorda il Patriarca – le tante vittime perseguitate e i martiri in terre come lo Sri Lanka o il Pakistan. Ma è proprio l’intimità con il Figlio di Dio, il “dimorare” con Lui, il “rimanere con Lui” la caratteristica di ogni discepolo.

Il Vangelo di Marco lo evidenzia così come ribadisce che “Gesù non è una ideologia o una scelta etica; Gesù non lo si impara come una lezione, ma lo si incontra personalmente. E quando si lascia tutto e lo si segue, lo si fa per ‘stare’ con Lui.  Questo – dice l’Evangelista – è l’inizio del vero discepolato e questo dobbiamo riscoprire: il rapporto personale con Gesù”. 

“Si tratta, allora, di andare verso il Signore Gesù”- fa notare il Patriarca – “si tratta di prendere le distanze da ‘stili’ troppo umani, frutto di abitudini che sostituiscono l’ermeneutica che è Gesù – via, verità e vita (Gv 14,6) – con ermeneutiche di tipo psicologico, sociologico e politico che esprimono un Vangelo più ‘aggiornato’ e accetto al mondo ma che in realtà, costituiscono veri cedimenti, perché distolgono i discepoli dal Signore Gesù. È infatti Gesù – che deve rimanere – il criterio di discernimento per i discepoli e la Chiesa di ogni tempo”.

La conversione del centurione

L’esempio del centurione ai piedi della Croce, come narrato dal Vangelo di Marco, è un esempio emblematico. Il Patriarca lo cita come simbolo di conversione, con il quale conclude la sua omelia. “Se Gesù fosse una teoria o una decisione etica – dice – sarebbe qualcosa di solo umano… No, Gesù è l’umanità di Dio, qualcosa che sfugge alle possibilità dell’uomo. Gesù Cristo, ovvero il Vangelo, è Colui al quale ci si avvicina con la propria storia, le proprie ferite, la propria fragile volontà di bene. Ascoltiamo, ancora, come Marco narra la conversione del centurione: «… Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”» (Mc 15, 37-39). Un pagano, sì, uno straniero che non conosceva la legge, non apparteneva all’Alleanza e non praticava il culto ci sorprende e stupisce. 

MARTIROLOGIO ROMANO

Ad Alessandria il natale del beato Marco Evangelista. Questi, discepolo ed interprete dell’Apostolo Piétro, pregato in Roma dai fratelli, scrisse il Vangelo, col quale se ne andò in Egitto, e per primo annunziando Cristo in Alessàndria, vi fondò la Chiesa. Poi, preso per la fede di Cristo, legato con funi e trascinato fra i sassi, fu gravemente tormentato; quindi, chiuso in carcere, prima fu confortato da un’angelica visione, e finalmente, apparendogli lo stesso Signore, fu chiamato ai gaudii celesti, nell’anno ottavo di Nerone.

Fonte @vaticannews.va

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