Riserva Naturale Biogenetica Vallombrosa – Toscana

Fonte @Raggruppamento Carabinieri Biodiversità

La Foresta di Vallombrosa è un raro esempio di integrità e spettacolarità, con alberi alti e vetusti in un comprensorio di rara bellezza e con la grandiosa e millenaria Abbazia dei Monaci Benedettini Vallombrosani, fondata agli inizi del Mille da San Giovanni Gualberto, Patrono dei Forestali d’Italia, più volte ampliata fino a raggiungere l’odierno splendore. La Riserva è situata nella Valle dell’Arno, tra la città di Firenze e l’aretina valle del Casentino, totalmente compresa nel Comune di Reggello (FI), sulla catena montuosa che dall’Appennino tosco-emiliano, fra i Monti Campaccio e Falterona, si protende verso sud-est fino alla Consuma.

Il complesso demaniale ha forma di pentagono irregolare, è pressoché interamente boscato e si estende per oltre 1273 ettari sul versante occidentale del massiccio del Pratomagno tra la cima del M. Secchieta (1440 m s.l.m.) fino all’abitato di Tosi (470 m s.l.m.) in direzione nord-ovest. La geologia della Riserva è dominata dalla formazione dell’Oligocene (terza e ultima epoca geologica del Paleogene, nel Cenozoico inferiore, che si estende da 33,9 a 23,03 milioni di anni fa) costituita da un alternarsi di grossi banchi di arenaria di diversa struttura e tessitura che a volte assumono l’aspetto di strati scistosi limoso-arenacei alquanto alterabili.

Nei secoli la fisionomia del territorio della Riserva è stata modificata profondamente dall’intervento dell’uomo; la trasformazione è stata ancora più importante nel caso dei rimboschimenti di conifere, che comprendono i nuclei storici di abetina situati intorno all’Abbazia. Agli inizi del secolo XI, i monti del Pratomagno erano popolati da boschi misti di latifoglie.

Abete bianco

La presenza dell’abete bianco è documentata solo dalla seconda metà del XIV secolo in alcune piccole zone adiacenti l’Abbazia; una sua diffusione più capillare si ebbe, per fini commerciali, ad opera dei Monaci Benedettini Vallombrosani, a partire dalla fine del XVI secolo. Il periodo di massima espansione avvenne tra il XVII e XIX secolo. Solo ad inizio ‘800 furono redatte le prime regole sulla coltivazione dell’abete bianco a Vallombrosa grazie agli studi del monaco Luigi Fornaini.

Dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1866 ad opera del Regno d’Italia, Abbazia e foresta, passati al Demanio, furono prescelti come sede del Regio Istituto forestale, prima scuola in materia inaugurata in Italia nel 1869. La contemporanea creazione degli Arboreti Sperimentali rese Vallombrosa imprescindibile punto di riferimento per la ricerca e la studio della materia forestale. All’interno della Riserva si trova la millenaria Abbazia dei monaci vallombrosani, ricca di opere architettoniche ed artistiche di notevole pregio; nelle immediate vicinanze vi sono una serie di edifici minori come le cappelle votive e l’antico romitorio del Paradisino.

Habitat

Sono presenti numerosi habitat inclusi nell’Allegato I della Direttiva UE Habitat, tra i quali anche alcuni prioritari*:

  • 4030 – Lande secche europee
  • 5130 – Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli
  • 6230* – Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane – habitat prioritario
  • 6430 – Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
  • 8310 – Grotte non ancora sfruttate a livello turistico
  • 9110 – Faggeti del Luzulo-Fagetum
  • 9180* – Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion
  • 9210* – Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex
  • 9220* – Faggeti degli Appennini con Abies alba e faggete con Abies nebrodensis – habitat prioritario
  • 9260 – Boschi di Castanea sativa

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Flora

La vegetazione della Foresta di Vallombrosa può essere inquadrata in sei tipologie forestali principali, che si susseguono lungo tutta la superficie della Riserva: 1. faggete; 2. castagneti; 3. boschi misti di latifoglie; 4. boschi misti di latifoglie e conifere; 5. impianti puri artificiali di conifere; 6. impianti sperimentali di specie esotiche. Nel piano collinare, fra il limite altitudinale inferiore della Riserva (470 m s.l.m.) e la quota di 800 m, predominano i castagneti e i boschi misti di latifoglie.

In questa fascia le specie arboree e arbustive prevalenti sono il castagno (Castanea sativa) e il cerro (Quercus cerris), associate all’ acero campestre (Acer campestre), acero opalo (Acer opalus), orniello (Fraxinus ornus), carpino nero (Ostrya carpinifolia), carpino bianco (Carpinus betulus), nocciolo (Corylus avellana), e olmo (Ulmus glabra). Abbastanza frequente anche l’agrifoglio (Ilex aquifolium) e il ginepro comune (Juniperus communis). In questa fascia si incontrano anche la maggior parte dei popolamenti artificiali di pino nero (Pinus nigra), gli impianti sperimentali di abete americano (Pseudotsuga menziesii) e, seppur meno frequentemente, anche impianti di altre conifere esotiche come la Chamaecyparis lawsoniana e il cedro atlantico (Cedrus atlantica).

Abetine

Tra i 600 e i 1000 metri compaiono le abetine di abete bianco (Abies alba), potremmo dire l’icona di questa Riserva, sia allo stato puro sia mescolato prevalentemente con il  castagno alle quote inferiori con il  faggio a quelle superiori. Nella parte superiore della Riserva fino al suo limite di 1.440 m s.l.m. oltre all’abetina di impianto artificiale, il tipo di bosco più diffuso è la faggeta pura, nella quale il faggio manifesta la sua capacità di dominanza. A Vallombrosa la presenza delle faggete è favorita dalle condizioni ecologiche, dall’elevata piovosità e dal livellamento delle temperature.

Le piogge estive qui non scendono quasi mai sotto i 200 mm e il faggio si mescola con altre specie (acero montano, salicone, sorbo degli uccellatori, frassino maggiore, tiglio platifillo ecc.) solo laddove le sue capacità riproduttive e competitive sono limitate a causa di interventi antropici o di fattori stazionali. Sono presenti diverse specie protette ed interessanti, tra le quali: Anemone apenninaAquilegia vulgaris, Atropa belladonnaConvallaria majalisGalanthus nivalisHelleborus bocconeiLilium bulbiferumLilium martagonSenecio brachychaetusSinodendron cylindricum e Taxus baccata.

Fauna

Nascosti e protetti, ma sempre protagonisti di queste selve, sono gli animali della cui presenza si ha, se si è particolarmente fortunati, una testimonianza diretta tramite l’osservazione o un incontro casuale, ma di cui più spesso è possibile osservare, con occhio attento ed allenato, i tanti elementi che, come le orme, le tane, i residui alimentari e le marcature del territorio ci raccontano storie, momenti e percorsi di una vita frenetica che scorre ininterrottamente notte e giorno.

Lunghissima è la lista delle specie animali che popolano la Riserva ed impossibile è darne conto in una forma sufficientemente esauriente. Segue un elenco di quelle più rappresentative o che maggiormente colpiscono l’immaginario collettivo. Fra gli ungulati ricordiamo l’oramai onnipresente Cinghiale (Sus scrofa), che spesso scorteccia alla base le piante di Pino per grattarsi energicamente, oppure il Capriolo (Capreolus capreolus) ed il Daino (Dama dama¸ specie alloctona) presenti a Vallombrosa in numero considerevole.

Sporadica invece la presenza del Cervo (Cervus elaphus), che necessita di spazi più aperti per le sue necessità alimentari. Fra le chiome degli alberi trovano rifugio simpatici roditori come lo Scoiattolo (Sciurus vulgaris), il Ghiro (Glis glis) ed i meno noti Moscardino (Muscardinus avellanarius) e Topo quercino (Eliomys quercinus) la cui presenza è attestata dai mucchi di pigne rosicchiate che si trovano alla base dei Pini e degli Abeti.

Canis lupus

I carnivori sono rappresentati innanzitutto dal Lupo (Canis lupus), specie protetta dalla Direttiva UE Habitat, importante non tanto per la diffusione ma anzi proprio per la sua rarità e che anche a Vallombrosa, come su tutto il Pratomagno, ha trovato rifugio nella sua lenta riconquista dell’intera dorsale appenninica. La Volpe (Vulpes vulpes) vive qui sfruttando le sue note caratteristiche di opportunismo, dividendo spesso la tana con il Tasso (Meles meles), una convivenza di condominio non sempre facile come spesso accade anche tra gli umani. Mentre la notte risuonano i suggestivi richiami dei Rapaci Notturni fra cui la Civetta (Athene noctua) ed il Gufo comune (Asio otus) intenti ad ascoltare ogni minimo fruscio che possa tradire la presenza di piccole prede, di giorno, nelle ore più calde, è facile osservare il volo della Poiana (Buteo buteo) che sfrutta le correnti ascensionali per portarsi in alto e scrutare le zone più aperte oppure la caratteristica postura del Gheppio (Falco tinnunculus) che battendo forte le ali è capace di un volo statico detto “Spirito Santo”.

Ghiandaia

Camminando in Foresta vi accompagnerà immancabilmente il verso sgraziato e molto rumoroso della Ghiandaia (Garrulus glandarius), uccello caratteristico per il colore azzurro lucente di una parte del suo piumaggio: la vedrete con il suo volo pesante andare in cerca dei suoi piatti preferiti: ghiande, faggiole, castagne, nocciole, ma anche di uova, piccoli animali e insetti. E poi i Picchi (Picus viridis e Dendrocopos major) che vivono cibandosi delle larve degli insetti che colonizzano i grandi alberi morti e che è facile udire nel loro incessante tambureggiare, ed ancora varie specie di Tordi, di Passeriformi, di Fringillidi e tanti altri uccelli che animano i boschi di Vallombrosa con i loro trilli ed i loro voli acrobatici.

Gli anfibi

Gli anfibi, rane, rospi, salamandre, tritoni, popolano le zone più umide mentre l’aria ronza per le miriadi di insetti che annunciano la primavera. Progetti ed attività scientifiche specifiche realizzate in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze riguardano alcune specie particolarmente protette, indicatori di un elevato livello di biodiversità: il tritone crestato italiano, il gatto selvatico e, nuova segnalazione nel comprensorio, il Picchio nero.

Sono presenti le seguenti specie incluse nell’Allegato II della Direttiva UE Habitat:

  • 5357 – Bombina pachipus
  • 1352 – Canis lupus
  • A334 – Certhia familiaris
  • A240 – Dendrocopos minor
  • 1083 – Lucanus cervus
  • 1156 – Padogobius nigricans
  • A072 – Pernis apivorus
  • 1304 – Rhinolophus ferrumequinum
  • 1303 – Rhinolophus hipposideros
  • 1167 – Triturus carnifex

Nella Riserva sono anche presenti le seguenti specie, interessanti e protette: Aglia tauBalea perversaChalcolestes viridis subsp. parvidensDuvalius vallombrosusElmis obscuraHystrix cristataIolana iolasLacerta bilineataLeptusa bruckiMuscardinus avellanariusMyotis mystacinusNeomys anomalusNeomys fodiensNyctalus noctulaOtiorhynchus (Metopiorrhynchus) dieckiPlecotus austriacusPodarcis muralisPrionus coriariusRana dalmatinaRetinella olivetorumSalamandra salamandraSemilimacella bonelliTalpa caecaThecla betulaeTrachyphloeus apuanusVulda angusticollisVulda italica Xylodromus depressus.

Per ulteriori informazioni riguardo le norme di fruizione della riserva, il centro visita e le attività in corso visita

rgpbio.it Riserva naturale biogenetica Vallombrosa. Toscana

Vedi Classificazione Aree Naturali Protette

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