Riserva Naturale Biogenetica Marchesale – Calabria

Fonte @Raggruppamento Carabinieri Biodiversità

Le attuali foreste di Mongiana, attorno all’anno 1100 circa, erano parte del Feudo Ecclesiastico della Certosa di Serra San Bruno, concesso da Ruggero Re dei Normanni al monaco eremita Brunone di Colonia, fondatore dell’Ordine Certosino e della vicina Certosa di Serra San Bruno. Il feudo certosino venne diviso ripetutamente e affidato a Enti comunali, ex feudatari e cittadini. Le Riserve sono di recente costituzione, la loro proprietà è stata per molti decenni a nobili latifondisti che detenevano numerose e vaste aree delle Serre che si affacciano sul versante tirrenico, nei Comuni di Arena, Dasà e Acquaro. Si tratta dei marchesi Caracciolo di Arena, che avevano in proprietà il territorio comprendente la Riserva Marchesale, e dei principi Carafa di Roccella, proprietari del territorio della Riserva Cropani Micone.

Con contratto di vendita del 19 giugno 1914 l’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali acquistò la Foresta Montagna Marchesale dalla Marchesa Maria Alicia Caracciolo Imperiale, ricadente nei comuni di Arena e Acquaro, e l’immissione in possesso della tenuta si ebbe il giorno 2 agosto dello stesso anno. La vendita dei territori fu determinata dall’eccessivo ed irrazionale sfruttamento dei boschi, già magnifici, che impoverivano sotto l’offesa della scure devastatrice e sotto l’incalzare dell’aratro e del pascolo; per tale motivo i feudatari proprietari, non riuscendo a controllare i loro possedimenti, furono costretti a venderli al Demanio dello Stato. Tali acquisti determinarono un costante ampliamento del Demanio (il quale raggiunse un’estensione di circa 3500 ettari) e la nascita del Demanio Nazionale delle Sette Foreste. Questo comprendeva le foreste di Pecoraro, Bruno Grillo e Cropani-Micone nel comune di Mongiana, San Mauro nel comune di Fabrizia, Marchesale nei comuni di Arena e Acquaro, Prasto nel comune di Gerocarne e Le Divise nel comune di Spadola. Ebbero dunque inizio incessanti lavori di ricostruzione del territorio, mediante interventi che consistettero innanzitutto in rimboschimenti dei terreni abbandonati e dei pascoli poveri o degradati ed in tagli colturali dei boschi.

Modello di reddito

Lo Stato disegnò il modello economico per consentire una certa produzione di reddito da queste proprietà, attraverso il ricavo di legna e il taglio degli alberi, pur senza depauperarne il patrimonio. Negli anni ’60 furono intrapresi, anche se marginalmente e limitatamente a piccole e sparse superfici, programmi di rimboschimento con conifere. Alla fine degli anni ’70 fu infine individuata quella che doveva essere la linea gestionale di questo territorio: la protezione della Natura. Delle Sette Foreste, rimasero allo Stato quelle di Marchesale e di Cropani Micone, mentre le altre furono trasferite alla Regione Calabria, in forza del con il DPR n. 616/1977. I due complessi rimasti venivano infine dichiarati Riserve Naturali Biogenetiche, con D.M. 13/07/1977, e rimanevano in gestione al Corpo Forestale dello Stato, ora Reparto Carabinieri Biodiversità.

Attualmente le Riserve si integrano in un sistema di aree protette che interessa tutti i paesi d’Europa, essendo state prima incluse nella Rete europea di riserve biogenetiche (come da nota dell’12.11.1996 del Segretariato del Consiglio d’Europa) e poi nella Rete UE Natura 2000 (limitatamente a questa Riserva).

Il territorio

Il territorio in cui si trovano le Riserve Naturali Biogenetiche “Marchesale” e “Cropani Micone” fa parte dell’Appennino Meridionale e, precisamente, delle Serre Calabre. La Marchesale si trova sul versante nordoccidentale della catena che dal monte Crocco arriva al Colle d’Arena; le quote più elevate raggiungono i 1200 metri circa sotto Monte Crocco, i 1144 nel contrafforte di monte Famà, i 1122 ad Est di Pietratonda ed i 991 nella cima di Monte Cervo, che rappresenta l’estremo settentrionale della Riserva. I punti più bassi si trovano verso i Piani delle Bande e della Salute, dove le pendici si fanno più dolci.

Numerosi torrenti solcano la foresta, con andamento verso Nord-Ovest, portando tutti le loro acque agli affluenti del Marepòtamo (bacino del Mésima). I principali sono il Diavolomani, che nasce in località Arruggiato, il torrente dell’Acqua Bianca, che nasce sotto il Piano di Pietratonda, il Petriano, che ha origine nella vallata Famà e riceve prima il fosso Magrò, poi quello della Mezzana, ed infine quello dello Iodaro.

Tutta la foresta sorge su massiccio granitico, povero di feldspato, dal cui disfacimento deriva un terreno argilloso-siliceo, povero di calcio, molto permeabile, con profondità variabile da mezzo metro a un metro e oltre. La coltre sedimentaria, che prima stava sopra queste rocce, attraverso la lenta e progressiva azione di erosione è andata sfaldandosi portando in superficie le rocce cristalline sottostanti, un tempo giacenti a diverse centinaia di metri di profondità. Nel complesso, ottimo substrato per colture forestali, ma anche, purtroppo, soggetto al fenomeno del dissesto idrogeologico per via della diffusa suscettibilità franosa.

Istituzione del Demanio Nazionale di Villa Vittoria

L’istituzione del Demanio Nazionale di Villa Vittoria ha significato sviluppo economico per le Serre Calabresi. Villa Vittoria si trova nel cuore delle foreste demaniali dei comuni di Serra San Bruno, Spadola, Brognaturo, Mongiana, Nardodipace e dei boschi di Santa Maria e Ferdinandea, che formano un imponente comprensorio di elevato valore paesaggistico, ambientale e culturale, alla cui cura l’Amministrazione di Villa Vittoria ha dedicato interamente ogni attività, tanto da contribuire in modo determinante a rendere questi boschi tra i migliori d’Italia e d’Europa.

Particolarmente interessante è il contesto storico, culturale e naturalistico del territorio in cui si inseriscono le due Riserve Naturali, dove si trovano la Certosa di Serra San Bruno, luogo mistico religioso, la Fabbrica d’Armi e le Ferriere di Mongiana e della Ferdinandea, notevoli opifici del Regno Borbonico. Ma l’interesse più rilevante è sicuramente quello naturalistico. L’attrazione dei turisti viene così guidata attraverso un fitto reticolo di sentieri, piste e percorsi didattici e naturalistici. I Rifugi non mancano e la loro presenza viene valorizzata dai frequenti campi estivi organizzati da gruppi di scout provenienti da tutta Europa, oltre che da ricercatori.

Unitamente alla Riserva “Cropani-Micone”, la Riserva “Marchesale” contribuisce alla formazione di un’area omogenea protetta, il cui complesso principale è costituito dal Parco Naturale Regionale delle Serre (esteso circa 17.000 ettari).

Habitat

La Riserva “Marchesale” protegge il patrimonio genetico di determinati popolamenti di specie forestali iscritti nel libro nazionale dei boschi da seme, facendo riferimento al programma MAB (Man and Biosphere) dell’UNESCO. Successivamente l’area è stata riconosciuta anche inclusa nella Rete UE Natura 2000 per la salvaguardia soprattutto dell’habitat prioritario “9220 – Faggeti degli Appennini con Abies alba e faggeti con Abies nebrodensis”.

Sono anche presenti i seguenti habitat tutelati dalla Direttiva UE Habitat;

  • 9220* Faggeti degli Appennini con Abies alba e faggeti con Abies nebrodensis
  • 9210 Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex
  • 9510 Foreste sub appenniniche di Abies alba
  • 9260 Foreste di Castanea sativa
  • 9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia
  • 91E0 Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior
  • 3130 Acque stagnanti con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o Isoëto-Nanojuncetea
  • 7140 Torbiere di transizione e instabili.

Flora

Sono specie di interesse conservazionistico: Alnus cordata e Abies alba. Oltre all’abete bianco, possiamo riscontrare la presenza del tasso; il primo occupa nelle Serre e in Aspromonte le aree più meridionali della sua distribuzione naturale: il tasso, invece, costituisce un importante elemento botanico in quanto rappresenta un relitto della flora terziaria, ormai confinato a ridottissime aree di rifugio.

Non mancano, inoltre, stagni e piccole torbiere sparse nelle aree con pendenza meno accentuata a quota altitudinale superiore ai 1000 m s.l.m.. Ridotte aree sono state interessate, in passato, da programmi di rimboschimento con impiego principalmente di pino nero (specie non autoctona). Fra le specie arbustive, sono diffuse il sambuco, il pungitopo, il rovo, il biancospino e la fusaggine. Fra le erbacee troviamo il brachipodio dei boschi, l’asperula, la dafne laureola, il falso zafferano, il geranio di San Roberto, il Geranium versicolor, la Viola messanensis, la viola mammola, la felce aquilina, il polipodio, la lonchite, la felce maschio e la felce femmina. La ricchezza floristica della Riserva Naturale Biogenetica “Marchesale” risulta composta da 322 specie appartenenti a 62 famiglie e 189 generi. La flora ha le caratteristiche di una zona temperata con una evidente influenza mediterranea. L’alta diversità floristica è riconducibile soprattutto alla presenza di boschi maturi e ben strutturati e di zone umide estremamente ricche di specie. Tre specie vulnerabili a livello nazionale quali Lereschia thomasii, Galanthus reginae-olgae ssp. vernalis e Ranunculus fontanus. Altre specie sono incluse nella lista rossa regionale ed internazionale (Berna, CITES).

Fauna

La Riserva “Marchesale” è caratterizzata dalla presenza di importanti foreste caducifoglie termofile e mesofile, con valori diametrali delle piante spesso notevoli. Si tratta di boschi autoctoni, in buono e talvolta ottimo stato di conservazione. La loro struttura, grazie a un’importante proporzione di alto fusto con piante di grandi dimensioni, offre ottime potenzialità per un popolamento faunistico ricco, diversificato e completo di componenti di pregio. Fra i mammiferi è stata verificata la presenza della lepre mediterranea (Lepus corsicanus). Il dato è di particolare rilievo perché questa specie costituisce un endemismo della Sicilia e nel continente europeo è presente, invece, solo la lepre europea (Lepus europaeus). Si segnalano, inoltre, il quercino, il driomio, il ghiro, il moscardino, il riccio,

Mammiferi carnivori

Fra i mammiferi carnivori si possono annoverare la volpe e il gatto selvatico, oltre alla donnola, alla faina, al tasso. La lontra (specie protetta a livello europeo dalla Direttiva Habitat), sin dai tempi più antichi, ha spesso fatto fugaci apparizioni nei periodi di maggior piena di fiumi e torrenti. Tanti ne parlano, descrivendo perfettamente, quella che chiamano “Zinnaputamu” per il fischio prodotto; anche recentemente è stata avvistata giusto la coda a spatola che si tuffa nei torrenti, e le “fatte” tipiche lungo le sponde.

Fra gli uccelli si registra la presenza del gufo reale, del falco cuculo del barbagianni, della civetta, del nibbio, della poiana, del lodolaio, del biancone, del nibbio bruno, e del falco pecchiaiolo, fra i rapaci. Frequenti sono la ballerina, il merlo, il pettirosso, lo storno, la nocciolaia, la ghiandaia, il picchio, la cornacchia il tordo, il corvo imperiale, la beccaccia, il succiacapre, l’averla, la cinciallegra e il rigogolo.

Tra i rettili, presenti il saettone e la vipera comune. Tra la fauna entomologica, la foresta annovera varie specie di carabidi, di lepidotteri e di coleotteri.

Degna di menzione, tra gli anfibi è la salamandra pezzata (Salamandra salamandra subsp. gigliolii), protetta a livello europeo dalla Direttiva Habitat.

Per ulteriori informazioni riguardo le norme di fruizione della riserva, il centro visita e le attività in corso visita rgpbio.it Marchesale

Vedi Classificazione Aree Naturali Protette

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