Processioni cattoliche con grandi strutture processionali a spalla
IHC Unesco

UNESCO ICH Intangible Cultural Heritage

Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità

Nola, una processione di otto obelischi in legno e cartapesta ricorda il ritorno di San Paolino;

Le prime fonti storiche precise sulla festa risalgono al 1500, grazie allo storico nolano Ambrogio Leone. Egli ci parla del “cereo” descrivendolo come una “grandissima torcia a guisa di colonna accesa e adorna di spighe di grano”, realizzato col denaro dei contadini e degli artigiani e portato in spalla durante la processione del Santo. Questa processione si svolgeva per le strade della città e ogni arte o professione vi prendeva parte realizzando il proprio cereo; subito dietro venivano i monaci ed i sacerdoti chierici, per ultimo il vescovo con le reliquie della Croce e del Santo chiuse in una mano d’argento.

Il vescovo era accompagnato dal Conte e dal “maestro di mercato”, poi i nobili ed i primi cittadini (da pochi anni è stato inserito nel programma della festa “Il corteo storico” che rievoca questa processione).

Verso la metà del ’700 il Remondini ci parla di nuove macchine chiamate “mai” o “gigli” adornate di fiori che avevano la forma di globi o piramidi o navi. E’ probabile che la competizione tra le diverse corporazioni che partecipavano alla processione avesse portato a questa evoluzione, forse suggerita dall’architetto e scenografo Ferdinando.

La leggenda di San Paolino e dei fiori dei nolani – 22 giugno

Tradizionalmente la festa dei gigli trae origine da un racconto che gli stessi Nolani si tramandavano e trascritto, in seguito, da Papa Gregorio Magno un secolo dopo l’accadimento dei fatti.

Dopo la presa di Roma da parte dei Vandali, anche la città di Nola fu saccheggiata e molti dei suoi abitanti fatti prigionieri e deportati in Africa. Il vescovo di Nola Paolino riscatto con i suoi averi numerosi prigionieri, una volta terminati i suoi averi, non avendo più denaro per riscattare il figlio di una vedova offrì se stesso.

Anni dopo essere divenuto il giardiniere del re dei Vandali, il vescono Paolino, predisse l’imminente fine del re che liberò lui e la sua gente.

Al ritorno in patria il popolo di Nola accolse la sua gente con dei gigli (fiori), dando il via ad una tradizione che si ripete ogni anno, anche dopo la morte del Santo Vescovo avvenuta nel 22 giugno dell’anno 431 d.C.

Tuttavia, studiosi moderni sono portati a considerare la “festa” come l’assorbimento da parte del “cristianesimo” di un rito pagano, secondo il quale grandi alberi sacrali, probabilmente simboli di fertilità, venivano portati in processione per buono auspicio nel periodo del solstizio d’estate.

Per conoscere di + sulla Festa dei Gigli

La Varia di Palmi

È una festa popolare cattolica che si svolge a Palmi in onore di Maria Santissima della Sacra Lettera, patrona e protettrice della città, l’ultima domenica di agosto. L’evento è la festa principale della regione, dal 2014 ritenuta “festa della Calabria” e rientra nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane.

Palmi i portatori portano una complessa struttura processionale in onore della Madonna della Sacra Lettera;

Nel giugno del 1575 scoppiò a Messina una epidemia di peste che durò circa trent’anni anni procurando la morte di oltre 40.000 persone. Il morbo contagiò anche Reggio Calabria e le coste della Calabria, tra cui Palmi. I cittadini di Palmi, tramite i suoi marinai, mandarono aiuti alimentari e ospitarono le persone che fuggivano da Messina.

Superata l’epidemia la città di Messina volle donare a Palmi, in segno di ringraziamento per gli aiuti prestati, uno dei capelli della Madonna che furono portati nella città siciliana nel 42 d.C. con una lettera di benedizione e di protezione da parte della Madonna.

MADONNA della Sacra Lettera

Da quel momento, anche a Palmi cominciò la festa della “Madonna della Sacra Lettera”. Si realizzò un enorme carro che pesa 200 quintali che rappresentava l’Assunzione di Maria.

La Varia è un enorme carro sacro che rappresenta l’universo e l’assunzione in cielo della Vergine Maria. Sopra il carro, di altezza 20 metri e trasportato a spalla da 200 Mbuttaturi (portatori), ci sono figuranti umani che rappresentano la Madonna, il Padreterno, gli Apostoli e gli Angeli. Un altro momento importante di fede è la processione, il giorno precedente il trasporto della Varia, del quadro di Maria Santissima della Lettera e del reliquiario del Sacro Capello.

Sulla cima c’è un meccanismo sferico che simboleggia il globo terrestre. Sopra questo globo c’è una piattaforma dove si trova il Padreterno e, più in alto, seduta su un seggiolino c’è l’Animella  cioè la bambina che deve rappresentare la Madonna e che deve salire al cielo..

Le bambine candidate al ruolo di Animella sono numerose, per cui si effettuano delle selezioni scegliendone tre. La decisione finale della bambina che impersonerà il ruolo dell’Animella viene effettuata invece tramite una votazione popolare. Una volta eletta, l’Animella indossa una fascia azzurra a tracolla sopra una veste bianca, e tale vestiario verrà utilizzato per tutte le cerimonie.

Un voto alla Madonna dell’Assunta per liberare Sassari dalla peste – 14 agosto

La discesa dei Candelieri di Sassari – Credits Photo sardiniapost.it

Sassari la Discesa dei Candelieri prevede il trasporto votivo di obelischi lignei; È una festa antica almeno cinque secoli, che celebra ogni 14 agosto la devozione cittadina per la Madonna dell’Assunta. Undici ceri lignei di grandi dimensioni sono trasportati a spalla lungo le vie cittadine, fino alla Chiesa di Santa Maria di Betlem. Ogni anno la Faradda di li Candareri – come viene chiamata in dialetto sassarese – porta in città 100.000 visitatori da tutto il mondo.

Secondo la tradizione, nel 1528 un’epidemia di peste terminò proprio il 14 agosto per intercessione della Vergine e di San Sebastiano. Sassari formulò un voto a entrambi, ma solo il voto alla Madonna sopravvisse nel tempo come processione della Vigilia dell’Assunta. Dal XVI secolo ogni 14 agosto i gremi avrebbero portato in processione i candelieri da piazza Castello alla chiesa di Santa Maria di Betlem.

Nel 1855 la Faradda ebbe luogo il 1 dicembre, quando finalmente cessò una epidemia di colera che fece circa ottomila vittime. Ma nonostante la devozione ancora viva, l’Ottocento fu un secolo in cui la festa rischiò di perdersi. Degli otto gremi partecipanti, ne erano rimasti solo cinque. Mercanti e pastori, sarti e carradori rifiutarono di partecipare o si sciolsero.

I nuovi Gremi

Nuovi Gremi si aggiungono alla processione dell’Assunta Nella prima metà del XX secolo, fu il Comune a impegnarsi per riportare i partecipanti alla Faradda. Più recentemente, il numero è salito a undici, con la riammissione del gremio dei macellai.

Per sapere di + sulla Discesa dei Candelieri

Viterbo, la Macchina di Santa Rosa ricorda la patrona del paese 3 settembre

La tradizione del Trasporto della Macchina di S. Rosa nasce il 4 settembre del 1258, data in cui avvenne, per volontà di Papa Alessandro IV, la solenne traslazione del corpo intatto della Santa Viterbese dalla modesta sepoltura della fossa comune di S. Maria del Poggio al Monastero della Clarisse, che poi prese il nome di colei che i Viterbesi chiamano “la Santa Bambina”, morta a soli 18 anni, nel marzo 1251.

Il semplice baldacchino sul quale venne effettuata la traslazione, crebbe con gli anni in ricchezza di particolari, strutture artistiche aggiuntive e altezza.

Con il tempo, una statua della Santa sulla sua sommità sostituì la processione con il corpo, che venne conservato nella Basilica a Lei dedicata, e la celebrazione venne divisa in due distinti momenti: il pomeriggio del 2 settembre, la sfilata del Corteo Storico con la reliquia del cuore della Santa portato in processione; la sera del 3 settembre, il Trasporto della Macchina di Santa Rosa.

SANTA ROSA, la SANTA BAMBINA

Suggestione, emozione, pathos si alternano in una serata che unisce fede e spettacolo: difficile descrivere la straordinaria dedizione verso Rosa, la “Santa bambina”, per la quale i “Facchini”, gli uomini che hanno il compito di portare sulle spalle la struttura, si prestano ogni volta a una fatica estrema.

Vestiti di bianco e rosso, con un fazzoletto alla pirata in testa, i facchini di Santa Rosa, poco prima di affrontare la Macchina, ricevono dal vescovo la benedizione “in articulo mortis”: quasi una estrema unzione, poiché ogni Trasporto rappresenta un momento di grande pericolo per la loro vita. Una prova di forza e di fede nei confronti della patrona della città, morta nel 1251 ad appena diciotto anni. Una ragazzina che, pur di famiglia umile e non certo ricca, offrì la sua vita a Dio e ai poveri della sua città

La condivisione coordinata ed equa dei compiti in un progetto comune è una parte fondamentale delle celebrazioni, che uniscono le comunità attraverso il consolidamento del rispetto reciproco, della cooperazione e dell’impegno comune. Il dialogo tra i portatori che condividono questo patrimonio culturale si traduce anche nello sviluppo di una rete di scambio.

Le celebrazioni richiedono il coinvolgimento di musicisti e cantanti, nonché abili artigiani che fabbricano le strutture processionali e creano gli abiti e i manufatti cerimoniali. Le comunità festive fanno affidamento sulla trasmissione informale di queste tecniche e conoscenze per ricreare le strutture ogni anno, un processo che aiuta la continuità culturale e rafforza un forte senso di identità.

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