Pesco, Prunus persica

Caratteristiche botaniche:

Nome comune: Pesco

Nome scentificoPrunus persica

Famiglia: Rosaceae

Albero di Pere

Generalità

Il pesco, originario dell’Asia minore, è un albero rustico in qualunque tipo di clima, ma preferisce i climi caldi. Poco esigente sul tipo di terreno, teme solo la terra troppo umida e impermeabile e nei climi meno favorevoli richiede una posizione protetta. Forma un piccolo albero a crescita rapida dal portamento eretto che si allarga con il tempo raggiungendo in età adulta i 3/5 m di altezza. I fiori appaiono sui germogli dell’anno precedente, sono rosa più o meno scuro e sbocciano a febbraio-marzo. Temono le gelate tardive : muoiono verso -3/-4°C. I frutti si raccolgono a seconda delle varietà da fine giugno a settembre. L’albero è venduto a radice nuda da ottobre ad aprile, sotto forma di pollone o mini fusto. La fruttificazione interviene generalmente 2 anni dopo la messa a dimora.

Il pesco è un albero che può raggiungere un’altezza di 4-8 metri, con corteccia leggermente scabra di colore marrone. I giovani getti sono di colore verde, spesso sfumato di rosso. Le foglie sono lanceolate appuntite, alterne, i fiori ermafroditi sono portati in zona apicale sui rami giovani, ma non sui polloni di sviluppo.

Molte parti della pianta, come corteccia, radici, foglie e semi, contengono piccole quantità di sostanze da cui derivano cianuri, tossici, anche se per il modesto contenuto tali sostanze sono state usate tradizionalmente (soprattutto le foglie) per aromatizzare i liquori, per il loro sapore gradevolmente amaro. La pianta ha la tendenza alla stabilizzazione apicale, cioè nella potatura deve essere rispettata la presenza di un apice dominante. Se l’apice è rimosso o spuntato la pianta tende a riaffermare tale dominanza di un apice, producendo masse di polloni intermedi non produttivi. I fiori sono di colore rosa, ma esiste una notevole differenza tra le varietà: i petali possono essere piccoli e stretti o ampi e larghi; se hanno all’interno dei petali di colore più scuro-aranciato, si avranno frutti a polpa gialla; se l’interno dei petali, pur sempre rosa, è sfumato in chiaro i frutti saranno a polpa bianca

Le varietà sono autofertili e non necessitano della vicinanza di altre varietà.

  • Il pesco Redwing produce grossissimi frutti rossi a polpa bianca, succosi e saporiti, che maturano a fine luglio.
  • Il pesco Oriane dà grossi frutti schiacciati giallo rossastro, a polpa gialla succosa e molto profumata a agosto; questa varietà è adatta in qualunque tipo di clima.
  • Il pesco della vigna matura a settembre, i suoi frutti rossi a polpa bianca molto chiazzata di rosso sono molto profumati.

CONSIGLI DI MESSA A DIMORA

La pesca venduta a radice nuda si pianta da ottobre ad aprile. Se non riesci a piantarlo nel giro di 8 giorni, ti consigliamo di mettere l’albero in un angolo all’ombra del tuo giardino.

• Per la messa a dimora dei peschi, fai una buca profonda 50/60 cm e larga 80/10 cm in modo da assestare bene la terra. Togli i sassi e le radici delle erbacce.

• Metti in fondo alla buca di impianto circa 150g di cornunghia (cioè 2 manate) da mescolare alla terra, riempi di metà la buca con la terra migliorata con terriccio da piantagione se necessario e letame composto (1-2 palate).

• Rinfresca l’estremità delle radici, immergile in una poltiglia di fango (per assicurare una migliore ripresa), non dimenticare di mettere un tutore in modo da mantenere l’albero dritto e pianta l’albero con il colletto al livello del suolo (si riconosce grazie al cuscinetto al collegamento delle radici e del tronco), colma la buca di impianto con la terra asportata in precedenza eventualmente ammendata da terriccio da piantagione, comprimi al piede dell’albero formando una conca e annaffia abbondantemente (15/20 litri d’acqua) per assicurare una buona coesione tra le radici e la terra. Per i mini fusti, finisci con una potatura dei piccoli rami di circa 25/30 cm di lunghezza rispetto al tronco, di preferenza sopra una gemma situata verso l’esterno della ramatura e conserva solo da 3 a 5 rami ben situati.

Per il pollone, cima l’albero all’altezza voluta in modo da formare il tronco e togli i rami in soprannumero.

CONSIGLI DI POTATURA E MANUTENZIONE DEL PESCO

L’anno successivo alla messa a dimora lascia che il tuo pesco cresca naturalmente in modo da far ramificare i rami principali. In seguito, il pesco – come il pesco noce – si pota regolarmente per rinnovare i rami fruttiferi. La potatura consiste soprattutto nello sfoltire i rami dell’albero e ad assicurargli un portamento armonioso e aerato eliminando i rami che si incrociano all’interno della cima o quelli che fuoriescono dalla sagoma dell’albero. Applica un prodotto cicatrizzante sulle piaghe da taglio. Fallo poco prima della fioritura in modo da preservare i rami più fioriferi.

Fare un trattamento a fine inverno, poi dopo la fioritura, un trattamento preventivo alla poltiglia bordolese in modo da evitare lo sviluppo della bolla, malattia che provoca la deformazione del fogliame e una perdita del vigore. I pidocchi si agglutinano a volte sui nuovi germogli in primavera, ciò che provoca un rallentamento della crescita e una deformazione del fogliame. Bisogna allora fare alcuni trattamenti antiparassitari in caso di forti attacchi. Per preservare la fertilità del terreno e provocare una buona fruttificazione, un’aggiunta di concime organico in autunno, e poi in primavera, un’aggiunta di uno speciale concime alberi da frutto possono essere effettuate ogni anno.

CONCIMAZIONE

Il pesco ha una maggiore necessità di azoto rispetto ad altre piante da frutto. La concimazione azotata incide positivamente sulla resa quantitativa e sulla pezzatura dei frutti, specialmente nelle cultivar precoci. L’eventuale clorosi o una ridotta dimensione delle foglie può essere un indice della carenza azotata, perciò è consigliabile intervenire con la somministrazione di un concime organico a basso rapporto carbonio/azoto o, meglio, un concime minerale a pronto effetto (nitrati). La concimazione ordinaria, eseguita con concimi minerali ternari (NPK) o con concimi organici, si esegue a fine inverno, prima della ripresa vegetativa, ma risultati positivi si ottengono anche con la somministrazione, prima del riposo vegetativo, di concimi ternari contenenti azoto a lento rilascio.

Durante l’attività vegetativa primaverile e la prima fase di accrescimento dei frutti può rivelarsi utile, se non necessaria, la somministrazione di quantità moderate di concimi azotati. Le concimazioni azotate tardive, eseguite nel corso della maturazione dei frutti o nel periodo tardo estivo, hanno invece effetti negativi: nel primo caso peggiorano le qualità organolettiche dei frutti (serbevolezza, sapidità, tenore in zuccheri), nel secondo caso ostacolano il processo di lignificazione dei germogli rendendo la pianta più vulnerabile alle gelate autunnali. Gli eccessi azotati sono da evitare perché incidono negativamente sulla qualità dei frutti e rendono la pianta più vulnerabile agli attacchi dei parassiti fungini. Più che la quantità assoluta di azoto è fondamentale il rapporto azoto-potassio nella formula di concimazione, in quanto il potassio ha un effetto compensativo nei confronti degli eccessi azotati.

FONTE @rosai-e-piante-meilland.it/

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