Vini delle Marche
OFFIDA DOP

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Offida DOP vino delle Marche

“Offida” è la Denominazione di Origine Protetta che identica tre diverse tipologie di vini, sia bianchi che rossi. In particolare, vi rientrano: l’Offida Pecorino, l’Offida Passerina e l’Offida Rosso.

Uvaggio

La composizione dei vini Offida dipende dalla tipologia. Il Pecorino è prodotto con una base di uve da vitigno omonimo, presente almeno all’85%. Per la restante quota possono essere utilizzati altri vitigni non aromatici a bacca bianca idonei alla coltivazione nelle Marche. Discorso analogo per la variante Passerina, dove l’omonimo vitigno è presente all’85%, mentre il resto può provenire da vitigni non aromatici a bacca bianca delle Marche. Infine, per il Rosso, si utilizzano i frutti del Montepulciano, per una quota pari o superiore all’85%, a cui si aggiungono altri vitigni a bacca rossa non aromatici.

Caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche

L’Offida Passerina (titolo alcolometrico volumico totale minimo 11,50% vol.) è un vino bianco dal colore giallo paglierino, impreziosito da riflessi dorati. Il profumo è caratteristico e gradevole, libera note di frutta a polpa gialla e sentori agrumati. Al palato risulta fresco e minerale, con un retrogusto persistente. L’Offida Pecorino (12,00% vol.), invece, è un vino dalla tonalità giallo paglierino, con riflessi verdognoli. L’odore gradevole è arricchito da note di fiori bianchi e di ananas, oltre a sentori di anice e salvia. Il gusto è fresco e persistente, con minerali sapidi. Infine, l’Offida Rosso (13,00% vol.) è di un rubino che tende al granato. Colpisce l’olfatto con le sue note di frutti rossi e sentori di liquirizia e cioccolato. Il gusto è morbido e ampio.

Zona di produzione delle uve

L’Offida viene prodotto in un territorio che spazia dalla pianura litoranea alla media collina, nel sud delle Marche, ripartito tra le province di Ascoli Piceno e Fermo.

Specificità e note storiche

La tradizione vitivinicola del Piceno ha radici millenarie, come testimoniano numerosi scritti e documenti. Ne parlano alcuni dei più grandi autori latini, come Catone, Varrone, Columella, Plinio il Vecchio.

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