La “Socle du Monde” di Piero Manzoni

ITINERARI CULTURALI

UNA VISITA AL MUSEO: HEART, Herning Museum of Contemporary Art – DANIMARCA

La storia dell’arte abbonda di personaggi grandiosi, grandeggianti, debordanti; gli architetti sono, fra tutti, i più megalomani. Ma PM è il primo e unico artista che si sia spinto a occupare con la propria opera tutto il mondo; la cui opera coincida, anzi, col pianeta su cui viviamo. Egli se ne appropria con un gesto semplice e geniale: rovesciare una Base magica – come indica l’orientamento della scritta che vi è incisa, capovolta rispetto all’osservatore – in modo che, anziché “magicamente” rendere un’opera d’arte qualsiasi cosa venga posta su di essa, tramuti in opera d’arte l’intero pianeta che le sottostà.

Socle du Monde, 1961. Ferro e bronzo, cm 82 x 100 x 100. HEART, Herning Museum of Contemporary Art

È questo il Socle du monde: un parallelepipedo di ferro di 82 x 100 x 100 centimetri che nell’estate del ’61 PM colloca nel parco della fabbrica Angli, a Herning in Danimarca; e su cui sta scritto appunto Socle du monde  Socle magique n. 3 de Piero Manzoni  1961. E poi: Hommage à Galileo. Perché Galileo? Per il mutamento di prospettiva “galileiano” (o “copernicano”) che il gesto impone all’osservatore. A Cirlot dirà, PM, di aver sognato di realizzare anche «una grande luna bianca più grande della luna effettiva». Quella di PM è sempre «un’arte del rovesciamento», ha scritto Elio Grazioli: e in questo caso il rovesciamento, in senso astronomico, è propriamente una rivoluzione (magari nel senso “carnevalesco” che le ha attribuito Jacopo Galimberti). Nel testo per Dadamaino di quello stesso ’61, dice PM che «le barriere sono una sfida, le fisiche per lo scienziato come le mentali per l’artista». Del resto non è la prima volta che lo visita l’immaginario scientifico: ha ricordato il complice di quell’impresa, Enrico Castellani, come il titolo Azimut – con l’acca finale della rivista pubblicata in soli due numeri nel ’59-60, senza acca della galleria aperta in via dei Bossi nel dicembre del ’59 – designasse, in termini appunto astronomici, «la verticale sopra un punto qualsiasi della superficie terrestre»; e volesse dunque essere «fulcro di prospettiva cosmica, proiezione dimensionale e misura possibile nello spazio illimitato dell’universo».

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