Il movimento Dada: la rivolta dell’arte contro la logica

Il Dadaismo (o Dada) nasce a Zurigo nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, nel Cabaret Voltaire, un luogo d’incontro artistico e culturale fondato da Hugo Ball e Emmy Hennings. Il Dada non è un movimento omogeneo ma una corrente internazionale di rottura, nata dal rifiuto dei valori tradizionali che avevano portato l’Europa alla guerra. Dada è protesta, ironia, distruzione, provocazione, un’arte che non ha più bisogno di bellezza o significato razionale, ma che si fonda sul caso, sull’assurdo e sull’irriverenza.

L’arte dada rifiuta la pittura accademica, ma anche i linguaggi consolidati delle avanguardie. Gli artisti dadaisti si esprimono con collage, fotomontaggi, ready-made, poesia sonora, oggetti trovati, performances. Il fine non è “fare arte”, ma mettere in crisi il concetto stesso di arte.

I protagonisti del Dadaismo

 Hans (Jean) Arp
Scultore, pittore e poeta, Arp fu tra i fondatori del Dada zurighese. La sua opera è caratterizzata da un linguaggio biomorfico: forme fluide, astratte, che sembrano nate spontaneamente dalla natura o dal caso. Le sue sculture in legno e bronzo, i collage automatici e le poesie astratte riflettono l’idea che l’arte debba nascere come un processo naturale, senza razionalità. Celebre è “Collage secondo le leggi del caso” (1916–17), realizzato lasciando cadere pezzi di carta e incollandoli dove erano atterrati.

Hans Arp “Collage secondo le leggi del caso” (1916–17)

 Raoul Hausmann
Attivo a Berlino, fu uno dei principali esponenti del Dada tedesco. Inventò il fotomontaggio dadaista, un mezzo potentissimo di critica visiva e politica, in cui immagini ritagliate da giornali e riviste venivano riassemblate in combinazioni assurde e disturbanti. Hausmann esplorò anche la poesia fonetica: suoni senza senso, urlati o sussurrati, per distruggere la logica linguistica. Celebre è “L’esprit de notre temps – Tête mécanique” (1920), una testa di manichino con oggetti applicati, simbolo dell’uomo ridotto a macchina dalla società moderna.

 Man Ray
Americano trasferitosi a Parigi, fu vicino sia al Dadaismo che al Surrealismo. La sua ricerca si sviluppa soprattutto nella fotografia sperimentale: inventò le “rayografie”, immagini fotografiche ottenute senza macchina fotografica, ma esponendo oggetti alla luce direttamente sulla carta sensibile. I suoi oggetti dadaisti, come “Cadeau” (1921), un ferro da stiro con chiodi, sono provocatori e giocano con l’assurdo. Man Ray cercava l’ironia e l’inquietudine, scardinando la funzione dell’oggetto.


Marcel Duchamp: il genio della provocazione

Il vero simbolo del Dada è Marcel Duchamp, che anticipò il movimento con opere già nel 1913. Con i suoi ready-made, Duchamp rivoluzionò l’idea stessa di arte: un oggetto industriale diventa opera d’arte solo perché l’artista lo sceglie. Il gesto artistico si sposta dall’abilità manuale al concetto, anticipando l’arte concettuale.

Le opere più emblematiche:

  • Nudo che scende le scale n. 2 (1912): l’opera si può collocare in ambito cubista. La scomposizione dell’atto di scendere le scale richiama le ricerche sulla cronofotografia
  • “Ruota di bicicletta” (1913): una ruota fissata su uno sgabello, senza alcuna funzione. Un oggetto inutile, contemplativo.
  • “Fontana” (1917): un orinatoio capovolto, firmato R. Mutt. Presentato a una mostra indipendente, venne rifiutato. Ma Duchamp lo considera una provocazione fondamentale: l’arte può essere qualsiasi cosa, se inserita in un contesto artistico.
  • “LHOOQ” (1919): una cartolina della Gioconda a cui Duchamp disegna baffi e barba, e aggiunge un titolo che letto in francese suona come un doppio senso volgare (Elle a chaud au cul). Una dissacrazione dell’arte classica e dei suoi miti.
  • “Il grande vetro” (1915–23): un’opera enigmatica e concettuale, che combina materiali industriali, vetro, simboli sessuali e meccanici. È un’opera che sfida ogni logica interpretativa, piena di mistero e ironia.
Significato e eredità del Dada

Il Dadaismo non vuole costruire, ma decostruire: rompe con l’arte borghese, ridicolizza le istituzioni, celebra il caos. Non ha uno stile, ma un atteggiamento. È anticapitalista, antimilitarista, antiautoritario. Nonostante la sua breve durata (si dissolve già nei primi anni Venti), il Dada ha lasciato un’impronta fondamentale. Ha anticipato l’arte concettuale, il Surrealismo, e molte delle tendenze postmoderne.

«Dichiaro che Tristan Tzara trovò la parola (dada) l’otto febbraio 1916 alle sei di sera. Ero presente con i miei dodici figli quando Tzara pronunciò per la prima volta questa parola, che destò in noi un legittimo entusiasmo. Ciò accadeva al café de la terrasse di Zurigo, mentre portavo una brioche alla narice destra» (Jean Arp)

«L’orinatoio del signor Mutt non è immorale, non più di quanto lo sia una vasca da bagno. Non ha importanza se il signor Mutt abbia o meno fatto la fontana con le sue mani. Egli l’ha scelta. Egli ha preso un articolo casuale della vita, e lo ha collocato in modo tale che il suo significato utilitario è scomparso sotto un nuovo titolo e punto di vista e ha creato un nuovo modo di pensare quest’oggetto”» (Duchamp)

«la gente si comporta come se nulla fosse accaduto. La carneficina continua e loro si giustificano con la ‘gloria europea’. Tentano di rendere possibile l’impossibile, di far passare il disprezzo dell’umanità, lo sfruttamento dell’anima come un trionfo dell’intelligenza europea. Non ci convinceranno a mangiare il pasticcio putrefatto di carne umana che ci offrono» (Hugo Ball)

«cercavamo un’arte elementare che curasse gli uomini dalla follia dell’epoca, un ordine nuovo che ribaltasse l’equilibrio tra il cielo e l’inferno» (Jean Arp)

«Il dadaista inventava gli scherzi per togliere il sonno alla borghesia, il dadaista comunicava alla borghesia un senso di confusione e un brontolio distante e potente tanto che i suoi campanelli cominciavano a ronzare, le sue casseforti ad asciugarsi e i suoi amori scoppiavano in bollicine» (Jean Arp)


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