Il bacio nel Liber di Catullo

Il tema del bacio in Catullo è centrale nel suo Liber (o Carmina), soprattutto nelle poesie dedicate a Lesbia, la donna amata. Catullo non descrive il bacio come semplice gesto affettivo, ma lo carica di intensità passionale, desiderio e numerologia simbolica, tanto che diventerà un topos poetico per tutta la lirica successiva.

1. Carme 5: Vivamus, mea Lesbia, atque amemus

È forse la poesia più celebre di Catullo, in cui il bacio diventa misura dell’amore infinito: Catullo invita Lesbia a vivere e amare senza curarsi del giudizio dei vecchi moralisti. I baci diventano incontabili, espressione di un desiderio senza misura:

“Da mi basia mille, deinde centum, / dein mille altera, dein secunda centum…”

L’eccesso numerico (migliaia di baci) mostra la smisuratezza dell’amore, ma anche il tentativo di nasconderne il numero, per sfuggire all’invidia e al malocchio.

Qui il bacio è eros, vitalità, sfida al tempo che fugge.

2. Carme 7: Quaeris quot mihi basiationes

Un altro componimento fondamentale, in cui Catullo risponde alla domanda di Lesbia: “Quanti baci ti basterebbero?”.

  • I baci vengono paragonati a grandi quantità naturali, come le stelle che guardano gli amanti segreti o i granelli di sabbia del deserto libico.
  • L’immensità naturale simboleggia l’infinità del desiderio amoroso.
  • Il bacio diventa dunque metafora di infinito, di un amore che supera il limite umano e si proietta in una dimensione cosmica.
3. Valore letterario e simbolico
  • Il bacio catulliano non è né il basium coniugale né l’osculum amicale, ma un suavium (dal latino suavis = dolce), cioè un bacio erotico, carico di passione.
  • L’uso ossessivo dei numeri e delle immagini di immensità (mille, diecimila, stelle, granelli di sabbia) mette in scena una retorica dell’eccesso, che diventerà modello per la poesia erotica latina successiva (Ovidio, Tibullo, Properzio).
  • Nei Carmina il bacio non è mai un semplice gesto, ma il simbolo di un amore divorante, talvolta gioioso e vitale, talvolta doloroso e distruttivo.

4. Confronti successivi

  • Ovidio nei suoi Amores riprende il tema dei baci infiniti, giocando sulla seduzione.
  • Nel Medioevo e nel Rinascimento, il motivo catulliano dei “mille baci” tornerà nei poeti stilnovisti e petrarcheschi, fino a influenzare la poesia moderna come immagine di un desiderio insaziabile.

Nei Carmina di Catullo il bacio è eros infinito, misura impossibile del desiderio. A differenza del bacio di Giotto tra Gioacchino e Anna (affetto coniugale e sacramentale), quello catulliano appartiene al registro dell’eccesso amoroso, della dolcezza sensuale (suavium) e della sfida al tempo e alla morte.

Catullo, per tutti, ormai… per molti o per qualcuno, diciamo pure
così, se è vero che non si può né si deve dare proprio nulla per
scontato; Catullo, insomma, è il poeta dei basia, di quei “baci” che
sono la più alta manifestazione di affetto, di complicità e di
comunione che l’uomo è in grado di riservare al suo simile. Tant’è
vero che lascia sgomenti come con un bacio Giuda tradisca il
Maestro, l’Amico: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio
dell’uomo?» (Lc 22, 48).

Era lo stesso “bacio” con cui si apriva
una delle pagine più strabilianti della Scrittura, che mi piace
riproporre nella lingua della Vulgata, perché così per secoli è stata
letta, recitata, cantata: osculetur me osculo oris sui (Ct 1, 1).
Certo, che in latino “bacio” non si dicesse solo basium appare
evidente proprio da questo versetto: chi parlava latino poteva
usare basium come osculum, ma anche savium. E non interessa
qui indagare i contesti e i significati più reconditi di ognuno di
questi vocaboli: sappiamo che Catullo è stato il primo ad usare
basium per indicare il “bacio”, e da quel momento in poi, in
italiano, come in altre lingue romanze, si è impiegato quel
termine. Ecco, allora, che Catullo è davvero il poeta dei basia. E
tanto ci basta

@ Federico Cinti – Università di Bologna

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