CARTA DEL RESTAURO
Circolare del Ministero della Pubblica Istruzione 6 Aprile 1972 N.117

Carta del Restauro La coscienza che le opere d’arte, intese nell’accezione più vasta che va dall’ambiente urbano ai monumenti architettonici a quelli di pittura e scultura, e dal reperto paleolitico alle espressioni figurative delle culture popolari, debbano essere tutelate in modo organico e paritetico, porta necessariamente alla elaborazione din norme tecnico-giuridiche che sanciscano i limiti entro i quali va intesa la conservazione, sia come salvaguardia e prevenzione, sia come intervento di restauro propriamente detto. In tal senso costituisce titolo d’onore della cultura italiana che, a conclusione di una prassi di restauro che via via si era emendata dagli arbitri del restauro di ripristino, venisse elaborato già nel 1931 un documento che fu chiamato Carta del Restauro, dove, sebbene l’oggetto fosse ristretto ai monumenti architettonici, facilmente potevano attingersi ed estendersi le norme generali per ogni restauro anche di opere d’arte pittoriche e scultoree.

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Circolare del Ministero della Pubblica Istruzione 6 Aprile 1972 N.117

Carta di Venezia

La Carta di Venezia per il restauro e la conservazione di monumenti e siti del 1964 è un documento redatto con l’intento di fissare un codice di standard professionali e le linee guida che costituissero un quadro di riferimento internazionale per disciplinare le modalità con cui condurre interventi di conservazione e restauro di monumenti e manufatti architettonici, e di siti storici e archeologici.

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GNAA Galleria Nazionale di Arte Antica: il ritorno della Fornarina

Figlia di un fornario di Trastevere o cortigiana di alto bordo. Da circa 500 anni la donna dai seni nudi che fu ritratta da Raffaello Sanzio non smette di far parlare di sè. Poco si sa della sua identità ma molto dell’amore che il pittore provò per lei. Fino a farla diventare la sua musa e la sua amata

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MAF Museo Archeologico Nazionale di Firenze – La chimera di Arezzo

L’offerta votiva rappresentata dal bronzo, è di rara bellezza e raffinata fattura, ma non solo, è effettivamente particolare e inconsueta se si pensa che è inequivocabilmente rivolta a un dio etrusco ma sicuramente rappresenta il mito greco della Chimera uccisa da Bellerofonte. Non è quindi da scartare l’ipotesi che sia un’opera greca pervenuta in Etruria.

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ETRU Museo Nazionale Etrusco – Sarcofago degli Sposi

Plasmata a tutto tondo, l’opera rappresenta una coppia di coniugi distesi su un letto (kline) con il busto sollevato frontalmente nella tipica posizione del banchetto. L’uomo cinge con il braccio destro le spalle della donna, così che i loro volti dal tipico “sorriso arcaico” risultano vicinissimi; la disposizione delle mani e delle dita suggerisce l’originaria presenza di oggetti ora perduti, come una coppa per bere vino o un piccolo vaso da cui versare del prezioso profumo.

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Itinerari culturali / San Giuseppe con il Bambin Gesù in braccio

L’artista – Guido Reni -nella sua opera propone una scena significativa per l’Arte Cristiana, in cui è presente il figlio di Dio, Gesù il Messia, che da piccolo viene stretto dal proprio padre in terra, ovvero San Giuseppe. Il falegname mostra un sorriso nell’osservare la Creatura fra le sue braccia.

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