
Gian Lorenzo Bernini (1598–1680)
Gian Lorenzo Bernini nasce a Napoli nel 1598, figlio di Pietro Bernini, scultore fiorentino attivo a Roma. Trasferitosi presto nella capitale con la famiglia, Gian Lorenzo dimostra sin da giovanissimo un eccezionale talento artistico. Il suo apprendistato avviene proprio sotto la guida del padre, ma ben presto supera il maestro per originalità, virtuosismo tecnico e sensibilità espressiva. Entrato in contatto con il cardinale Scipione Borghese, ottiene le sue prime importanti commissioni che lo pongono al centro della scena artistica romana. Bernini lavorò per otto papi, in particolare sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini, diventando l’artista di corte per eccellenza del Barocco romano.
La scultura: movimento, teatralità ed emozione
Bernini rivoluziona la scultura barocca con un linguaggio dinamico, carico di pathos e di straordinario realismo. Le sue opere sono scene drammatiche “congelate” nel marmo, capaci di esprimere movimento e tensione emotiva. Tra le sue prime prove più celebri spiccano i gruppi scultorei realizzati per Villa Borghese:

- Enea, Anchise e Ascanio in fuga da Troia (1619)
- Il Ratto di Proserpina (1621-22)
- Apollo e Dafne (1622-25), straordinaria per la resa dei dettagli naturalistici e per la trasformazione narrativa del corpo di Dafne in alloro
- David (1623-24), una reinterpretazione in chiave barocca del celebre tema, colto nell’attimo della tensione del lancio della fionda

Capolavoro della maturità: l’Estasi di Santa Teresa
Uno dei vertici dell’arte berniniana è senz’altro l’Estasi di Santa Teresa (1647-52), nella Cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria a Roma. L’opera unisce scultura, architettura e pittura in un unico spazio teatrale. La santa, trafitta dalla freccia dell’angelo, è rappresentata in un momento di estasi mistica che si carica anche di una forte ambiguità sensuale. L’opera è una perfetta incarnazione della spiritualità barocca e della teatralità berniniana.

L’architettura: San Pietro e la Roma barocca
Bernini fu anche un architetto di primo piano. Il suo contributo più celebre è il colonnato di Piazza San Pietro (1656-67), concepito come un grande abbraccio simbolico della Chiesa ai fedeli. La sua progettazione non è solo funzionale ma profondamente scenografica, pensata per impressionare e coinvolgere. Tra gli altri interventi architettonici si ricordano:

- il Baldacchino di San Pietro (1624-33), in bronzo dorato, con colonne tortili che riprendono il tempio di Salomone
- la Scala Regia e la decorazione della Cattedra di San Pietro
- Palazzo Barberini, progettato in collaborazione con Maderno e Borromini
- il restauro e l’adeguamento di numerose chiese e cappelle della Roma del Seicento
- Sant’Andrea al Quirinale: interni teatrali, ovali, luce drammatica, tutto al servizio del messaggio spirituale.
- Il colonnato di Piazza San Pietro

Ritratti e busti: il realismo psicologico
Bernini fu anche un ritrattista insuperabile. I suoi busti marmorei catturano non solo i tratti fisici ma anche la psicologia dei soggetti. Celebri sono i busti di Scipione Borghese, del Cardinale Richelieu, del re Luigi XIV di Francia e di Costanza Bonarelli, uno dei suoi ritratti più intimi e sensuali, nato da una relazione amorosa e segnato da un’immediatezza sorprendente.
Ultimi anni e eredità
Negli ultimi anni della sua vita Bernini si reca a Parigi su invito del Re Sole, ma non riesce ad adattarsi alla corte francese. Tornato a Roma, continua a lavorare fino alla morte nel 1680. La sua opera rappresenta il vertice assoluto dell’arte barocca: capace di fondere insieme scultura, pittura e architettura in un unicum espressivo. Bernini trasforma Roma in un grande teatro della fede e del potere, lasciando un’eredità destinata a influenzare profondamente l’arte europea per tutto il Seicento.
In sintesi
Formazione: Figlio dello scultore Pietro Bernini, fu precocissimo e presto protetto da papa Urbano VIII. Ruolo: Architetto, scultore, scenografo; artista di corte e interprete dell’ideologia della Chiesa post-tridentina. Stile: Barocco teatrale, dinamico e spettacolare, unisce architettura, scultura e pittura in un’unica visione unitaria e coinvolgente.




Francesco Borromini (1599–1667)
Francesco Borromini nasce a Bissone, sul lago di Lugano, nel 1599, con il nome di Francesco Castelli. Trasferitosi a Milano per lavorare come scalpellino nel Duomo, si forma in ambito tardo-manierista, studiando attentamente l’opera di Michelangelo. Intorno al 1619 si stabilisce a Roma, dove lavora come assistente presso il cantiere di San Pietro sotto Carlo Maderno, suo parente e architetto ufficiale del Vaticano. Dopo la morte di Maderno nel 1629, collabora per un breve periodo con Gian Lorenzo Bernini, da cui tuttavia si distaccherà radicalmente, sia per temperamento che per visione artistica. Di carattere introverso e inquieto, Borromini vive una vita tormentata, culminata nel suicidio nel 1667.
Stile e poetica architettonica
Borromini è l’architetto barocco più intellettuale, razionale e sperimentale del suo tempo. La sua opera si basa su rigorosi principi geometrici e matematici, che però si traducono in spazi inediti, curvilinei, dinamici e spesso sorprendenti. A differenza di Bernini, che punta sulla teatralità e sulla ricchezza decorativa, Borromini preferisce un linguaggio più sobrio, austero e cerebrale, con una grande attenzione alla luce e alla geometria. Le sue costruzioni si sviluppano attorno a complesse piante ellittiche, giochi di concavità e convessità, e superfici animate da elementi plastici.
San Carlo alle Quattro Fontane (1634–1641)
Prima opera autonoma di Borromini e manifesto del suo stile. La piccola chiesa, detta affettuosamente San Carlino, presenta una pianta ovale innovativa e un’alternanza continua di linee curve. La facciata, completata solo in seguito, è un capolavoro di movimento e di tensione plastica. All’interno, la cupola ovale, decorata con una struttura a nido d’ape, crea un effetto di leggerezza e spiritualità. Lo spazio si articola in modo fluido, dinamico, privo di gerarchie tradizionali.



Sant’Ivo alla Sapienza (1642–1660 ca.)
Altro capolavoro borrominiano, costruito nel cortile del Palazzo della Sapienza (antica sede dell’università). La pianta è basata su una stella a sei punte, frutto della fusione di triangoli e cerchi. L’interno è un capolavoro di geometria simbolica, dove le superfici sembrano muoversi come in una danza. La lanterna, culminante in una spirale con fiamma, è uno dei segni più iconici dell’architettura barocca romana.



Sant’Agnese in Agone (da metà del 1652)
Borromini interviene sul progetto di questa chiesa situata in Piazza Navona, ereditando l’incarico da Girolamo Rainaldi. Riorganizza la facciata con un’articolazione plastica di volumi che si armonizzano con la piazza concava antistante. Nonostante le modifiche successive, il suo apporto resta decisivo nella definizione del prospetto centrale e della cupola.
Oratorio dei Filippini e altri interventi
Accanto alla Chiesa di Santa Maria in Vallicella, Borromini progetta l’Oratorio dei Filippini, con una facciata concava che si adatta allo spazio urbano in modo scenografico ma contenuto. Anche in questo caso, la creatività dell’architetto si manifesta nel disegno rigoroso e nell’uso innovativo dello spazio. Tra gli altri progetti si ricordano:

- il restauro della basilica di San Giovanni in Laterano (1646)
- la Reggia di Propaganda Fide, con la Cappella dei Re Magi
- il progetto (poi non completato) per Sant’Andrea delle Fratte
Rapporto con Bernini e il Barocco
Borromini rappresenta il volto razionale e spirituale del Barocco, contrapposto al classicismo teatrale e spettacolare di Bernini. Mentre Bernini lavora per esprimere l’immediatezza della fede e del potere papale, Borromini si dedica a un’architettura più meditata e rigorosa, spesso lontana dai gusti più diffusi del tempo. Le divergenze tra i due sono emblematiche del dualismo interno al Barocco romano.
Eredità e influenza
Borromini influenzò profondamente l’architettura europea, in particolare in Austria e Germania, dove il Barocco sviluppò una forte componente dinamica e geometrica. Nonostante la sua fama oscillante nel tempo, oggi è considerato uno dei massimi maestri dell’architettura moderna, innovatore e precursore di molte idee formali riprese anche nel XX secolo.
In sintesi
Formazione: Meno mondano, più introverso e teorico, fu inizialmente collaboratore di Carlo Maderno e dello stesso Bernini.
Ruolo: Architetto puro, geniale inventore di spazi complessi e simbolici, lontano dal classicismo.
Stile: Barocco intellettuale, anticonvenzionale, innovativo nelle geometrie e nell’uso dello spazio.
Confronto Bernini vs Borromini
| Aspetto | Bernini | Borromini |
|---|---|---|
| Personalità | Aperto, ambizioso, cortigiano | Schivo, solitario, riflessivo |
| Stile | Spettacolare, teatrale, emozionale | Ingegnoso, geometrico, cerebrale |
| Materiali | Uso combinato di scultura e architettura | Architettura pura, con innovazioni tecniche |
| Committenza | Papa Urbano VIII, Chiesa, aristocrazia | Ordini religiosi, meno favori papali |
| Visione | Unità delle arti, pathos e meraviglia | Spazio dinamico, costruzione simbolica |
Bernini e Borromini incarnano due anime del Barocco romano: il pathos drammatico e celebrativo di Bernini si oppone alla complessità intellettuale e spirituale di Borromini. Insieme hanno trasformato Roma in un palcoscenico monumentale, dove architettura e fede si fondono nel linguaggio emozionante del Seicento. barocco europeo, aprendo la strada al tenebrismo e a una nuova concezione del sacro.

Aachen, Hans von
Hans von Aachen (1552–1615) è stato un importante pittore tedesco del tardo Rinascimento e del periodo manierista. È riconosciuto per il suo stile intricato ed elegante, che spesso includeva temi mitologici e allegorici

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