
L’affresco del Bacio tra Gioacchino e Anna dipinto da Giotto di Bondone nella Cappella degli Scrovegni a Padova è uno dei momenti più intensi e umani del grande ciclo pittorico dedicato alla vita della Vergine e di Cristo. L’opera, realizzata intorno al 1304-1306, racconta l’incontro tra i genitori di Maria dopo un lungo periodo di lontananza e di dolore: Gioacchino, allontanato dal Tempio perché senza figli, e Anna, rimasta sola a sopportare la vergogna della sterilità. Un angelo li aveva avvisati entrambi dell’imminente nascita della Vergine e così i due sposi si ritrovano commossi alla Porta Aurea di Gerusalemme, abbracciandosi e scambiandosi un bacio che suggella la speranza e la promessa di redenzione.
Analisi della scena
Giotto ambienta l’episodio con grande naturalezza narrativa. I due protagonisti si trovano al centro della composizione: Anna e Gioacchino si stringono con intensità, i volti si avvicinano fino a toccarsi in un bacio tenero e casto, segno di amore coniugale e di riconciliazione. La delicatezza del gesto è accentuata dagli sguardi: i loro occhi si incontrano, rivelando una profonda intimità emotiva.

Ai lati della scena compaiono figure femminili e maschili che assistono all’incontro: alcune donne accompagnano Anna, mentre un uomo segue Gioacchino. Questi personaggi hanno un ruolo corale e accentuano il carattere pubblico dell’evento, che non è solo familiare ma anche simbolico: la nascita di Maria segna l’inizio della storia della salvezza.
Sul piano architettonico, Giotto introduce sullo sfondo la Porta Aurea: un arco solenne che funge da punto d’ingresso alla città e allo stesso tempo diventa simbolo del passaggio, della soglia tra un prima e un dopo, tra l’attesa e il compimento della promessa divina.
Aspetti stilistici
Questo affresco è un chiaro esempio della rivoluzione giottesca. A differenza della tradizione bizantina, i personaggi non sono icone astratte ma figure piene di umanità, con gesti credibili e sentimenti espressi con naturalezza. La volumetria dei corpi, resa attraverso panneggi pesanti e solidi, e la costruzione spaziale con l’architettura di sfondo, mostrano la volontà di dare profondità e concretezza alla scena.
Il bacio è rappresentato con un’intimità che supera la mera illustrazione del racconto: diventa un’immagine universale dell’amore, della speranza e della rinascita. Lo spettatore percepisce la sincerità di un affetto umano che si fa al tempo stesso simbolo sacro.

Significato iconografico
Il tema del bacio di Anna e Gioacchino ha un forte valore simbolico: è il preludio alla nascita di Maria, concepita per volontà divina. L’incontro dei due genitori rappresenta quindi l’unione del piano umano e di quello soprannaturale. La Porta Aurea, inoltre, richiama la purezza e la verginità di Maria, “Porta del Cielo” attraverso la quale entrerà Cristo nel mondo.
In questo senso, l’affresco non è solo la cronaca di un episodio apocrifo (narrato nel Protovangelo di Giacomo), ma diventa un momento teologico e affettivo al tempo stesso: la nascita della Vergine è segno della misericordia di Dio, ma anche frutto dell’amore e della fede dei suoi genitori.
La discendenza, segno dell’amore di Dio
Anna pare fosse figlia di Achar e sorella di Esmeria, madre di Elisabetta e dunque nonna di Giovanni Battista. Gioacchino viene tramandato come uomo virtuoso e molto ricco della stirpe di Davide, che era solito offrire una parte del ricavato dei suoi beni al popolo e una parte in sacrificio a Dio. Entrambi vivono a Gerusalemme. Sposati, Gioacchino e Anna non hanno figli per oltre vent’anni.
Non generare prole, per gli ebrei, in quest’epoca è segno della mancanza della benedizione e del favore di Dio; perciò, un giorno, nel portare le sue offerte al Tempio, Gioacchino viene redarguito da un tale Ruben (forse un sacerdote o uno scriba): indegno per non avere procreato, infatti, secondo lui non ha il diritto di presentare le sue offerte. Gioacchino, umiliato e sconvolto da quelle parole, decide di ritirarsi nel deserto e per quaranta giorni e quaranta notti implora Dio, fra lacrime e digiuni, di dargli una discendenza. Anche Anna trascorre giorni in preghiera chiedendo a Dio la grazia della maternità.
L’annuncio della nascita di Maria
Le suppliche di Gioacchino e Anna lassù vengono ascoltate; così un angelo appare separatamente a entrambi e li avverte che stanno per diventare genitori. L’incontro sulla porta di casa fra i due, dopo l’annuncio, si arricchisce di dettagli leggendari. Il bacio che i due sposi si sarebbero scambiati è stato tramandato dinanzi alla Porta Aurea di Gerusalemme, il luogo in cui, secondo una tradizione ebraica, si manifestava la presenza divina e si sarebbe manifestato l’avvento del Messia.
Ampia l’iconografia di tale bacio davanti alla nota porta che i cristiani ritengono quella attraverso la quale Gesù avrebbe fatto il suo ingresso nella Città Santa la Domenica delle Palme. Mesi dopo il ritorno di Gioacchino, Anna dà alla luce Maria. La bimba viene cresciuta tra le affettuose premure del papà e le amorevoli attenzioni della mamma, nella casa che si trovava nei pressi della piscina di Betzaeta. Qui, nel XII secolo, i crociati hanno costruito una chiesa, ancora oggi esistente, dedicata ad Anna che ha educato la figlia alle arti domestiche.
Il culto
Quando Maria compie 3 anni, per ringraziare Dio, Gioacchino e Anna la presentano al Tempio per consacrarla al servizio del Tempio stesso, così come avevano promesso nelle loro preghiere. Di Gioacchino gli apocrifi non riferiscono altro, mentre su Anna aggiungono che sarebbe vissuta fino all’età di 80 anni. Le sue reliquie sarebbero state custodite a lungo in Terra Santa, poi traslate in Francia e tumulate in una cappella scavata sotto la cattedrale di Apt.
Il ritrovamento e l’identificazione, successivamente, sarebbero stati accompagnati da alcuni miracoli. Il culto ai nonni di Gesù si è sviluppato prima in Oriente, poi in Occidente e nel corso dei secoli la Chiesa li ha ricordati in date diverse. Nel 1481 Papa Sisto IV introduce la festa di Sant’Anna nel Breviario Romano, fissando la data della memoria liturgica al 26 luglio, tramandata come giorno della morte; nel 1584 Gregorio XIII inserisce la celebrazione liturgica di Sant’Anna nel Messale Romano estendendola a tutta la Chiesa.
Nel 1510 è Giulio II, invece, a inserire nel calendario liturgico la memoria di San Gioacchino il 20 marzo, poi più volte spostata nei secoli successivi. Con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, nel 1969, i genitori di Maria sono stati “ricongiunti” in un’unica celebrazione il 26 luglio. Il 31 gennaio 2021, infine, Papa Francesco al termine dell’Angelus annuncia l’istituzione della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, da celebrare la quarta domenica di luglio – proprio in prossimità della festa dei nonni di Gesù – per ricordare il dono della vecchiaia e celebrare coloro i quali tramandano la fede alle generazioni successive.

Il Realismo. Millet e Coubert a confronto
Il confronto tra Jean-François Millet e Gustave Courbet è centrale per comprendere l’evoluzione della pittura realista francese dell’Ottocento. Entrambi hanno dato voce alla vita rurale e popolare, ma con approcci stilistici e ideologici molto diversi: Millet con uno sguardo poetico e spirituale sul lavoro contadino e Courbet con una visione cruda, materialista e provocatoria della realtà.

Il Neoclassicismo


