Atalanta e Ippomene di Guido Reni nel Museo di Capodimonte a Napoli

UNA VISITA AL MUSEO: MUSEO DI CAPODIMONTE – NAPOLI

L’Atalanta e Ippomene è un soggetto dipinto da Guido Reni, di cui sono note due redazioni olio su tela, una (206×297 cm) databile tra il 1618 e il 1619 e conservata nel Museo del Prado a Madrid, e un’altra (192×264 cm) databile tra il 1615-1618 o tra il 1620 e il 1625 e custodita nel Museo di Capodimonte a Napoli.

Non si dispongono informazioni puntuali circa le vicende che hanno portato alla committenza delle due tele oggi note di questo soggetto, né si conosce in che occasione queste siano avvenute e quali siano stati i contatti della committenza con Guido Reni. La critica più accreditata, ritiene la tela oggi a Madrid, di cui si dispongono di informazioni più puntuali, è ritenuta quale opera “originale” del maestro bolognese, da cui poi si sono succedute diverse repliche, tra cui la migliore per qualità e certamente autografa è quella di Napoli. Seconda un’altra parte della critica, la versione napoletana risale ai primi anni romani del Reni ed é quindi da anteporre cronologicamente a quella spagnola di qualche anno.

Come era solito fare da Guido Reni, anche per il mito di Atalanta il pittore ha affrontato più volte la redazione del tema. Tra le diverse repliche quella che più trova il consenso della critica è quella del Museo di Capodimonte a Napoli, la quale, considerate le notevoli qualità stilistiche, viene ritenuta comunque autografa e non una replica antica.

La tela napoletana paga tuttavia il prezzo di una provenienza ignota e poco documentata: viene infatti registrata per la prima volta solo nel 1802, quale acquisto eseguito dall’emissario Domenico Venuti che, per conto di Ferdinando IV di Borbone, fu incaricato di reperire nel mercato d’arte dipinti da destinare alle collezioni borboniche, nonché di ritrovare quelle opere che erano state trafugate dalle truppe francesi con l’avvento della Repubblica napoletana del 1799.

La tela con Atalanta e Ippomene rappresenta un tema classico tratto dal X libro delle Metamorfosi del poeta latino Ovidio e narra la storia di una giovane cacciatrice che rifugge con ogni mezzo il matrimonio. Così, per dissuadere i pretendenti, la giovane li sfida in gare di velocità, puntualmente le vince, uccidendo i rivali. Ippomene, folgorato dalla bellezza della giovane atleta, la sfida, e chiede l’intercessione della dea Venere per vincere la gara: così, durante la corsa, cadono dall’alto tre pomi d’oroAtalanta si china a raccoglierli e Ippomene vince la competizione. Il momento rappresentato è proprio quello in cui lei sta raccogliendo il secondo pomo da terra e l’innamorato la supera. Le due figure poggiano su un singolo piano, si incrociano in un gioco di diagonali simili a delle note musicali di un contrappunto, quasi a comporre una dolce melodia.

La tela napoletana, di qualche centimetro più piccola di quella spagnola, non è tuttavia una riduzione in scala di quest’ultima, piuttosto risulta invece essere “tagliata” nei margini estremi, sia in altezza (10 cm circa) che in lunghezza (30 cm circa).

Fonte @Wikipedia

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